Mare inquinato, il Lido Oriente chiede il risarcimento al Comune

23 Giugno 2020

Lo stabilimento cita in giudizio l’ente per uno sversamento di liquami avvenuto nell’estate del 2015 Lamenta una perdita economica e un danno d’immagine, la richiesta ammonta a 80mila euro

PESCARA. Torna prepotentemente alla ribalta la vicenda della condotta rotta di via Raiale che causò nel 2015, in piena estate, lo sversamento nel fiume e nel mare di milioni di litri di liquami. Uno stabilimento del lungomare Matteotti, la zona del litorale maggiormente colpita dall’inquinamento subito dopo l’incidente, ha deciso di chiedere i danni al Comune per quell’episodio.
Si tratta del Lido Oriente, di cui è titolare la società di Alfonso Terra & C., che ha fatto causa civile all’ente, ritenuto presunto custode dell’impianto fognario, per richiedere un risarcimento di 80mila euro. In realtà, la citazione in giudizio dinanzi al tribunale di Pescara risale al 21 maggio dell’anno scorso, ma solo venerdì scorso la giunta comunale ha dato mandato all’Avvocatura di difendere l’ente. Il Lido Oriente, difeso dal’avocato Edno Gargano, dichiara di aver subìto un forte calo della clientela per i fatti legati al mare inquinato che avrebbero segnato negativamente le stagioni balneari del 2015 e anche del 2016. La vicenda parte dalla rottura di una condotta fognaria del depuratore avvenuta per la prima volta il 5 aprile del 2015 a causa della frana di un tratto dell’Asse attrezzato. La condotta venne riparata dall’Aca il giorno successivo, ma il 28 luglio dello stesso anno si registrò un’altra rottura ben più grave. Per 17 ore, a causa del guasto, finirono nel fiume e poi nel mare milioni di litri di liquami, all’insaputa della cittadinanza che non venne avvertita. Nonostante i valori elevatissimi di inquinamento nel tratto di costa vicino alla foce del fiume, l’allora amministrazione non emanò, nei giorni successivi, l’ordinanza per vietare la balneazione.
Un episodio che finì sotto la lente della magistratura con il successivo rinvio a giudizio dell’ex sindaco Marco Alessandrini, dell’ex vice sindaco Enzo Del Vecchio e del dirigente Tommaso Vespasiano con l’accusa di omissione di atti d’ufficio in concorso. Accusa che poi risultò infondata. Il 30 gennaio dell’anno scorso, infatti, Alessandrini e Del Vecchio vennero assolti dal gup del tribunale di Pescara «perché il fatto non sussisteva», mentre per Vespasiano fu dichiarato il non luogo a procedere. Ora da quella vicenda è emerso uno strascico, ossia una causa civile contro il Comune. La società del Lido Oriente sostiene di aver subìto, a causa di tali episodi, una riduzione delle presenze in spiaggia e una minor fruizione dei servizi collegati alla gestione dello stabilimento.
Per questa vicenda, già nel maggio 2018, la società Lido Oriente chiese al Comune un risarcimento, che l’ente poi girò alla sua compagnia assicuratrice. Quest’ultima, però, respinse la richiesta sostenendo di non essere tenuta a coprire il sinistro. Stesso rifiuto arrivò nel 2019 anche dall’Aca, chiamata in causa dal Comune, la quale respinse ogni addebito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA