Mare inquinato Parla Di Baldassarre

20 Ottobre 2018

PESCARA. «Quando sono arrivato in Aca, alla fine del 2013, ho trovato una situazione drammatica. Il mio primo obiettivo era quello di evitare il fallimento dell’Azienda e per quello ho lavorato». L’ex...

PESCARA. «Quando sono arrivato in Aca, alla fine del 2013, ho trovato una situazione drammatica. Il mio primo obiettivo era quello di evitare il fallimento dell’Azienda e per quello ho lavorato». L’ex amministratore dell’Aca, Vincenzo Di Baldassarre, ieri pomeriggio ha parlato per oltre due ore davanti al pm Andrea Papalia che conduce l’inchiesta sul depuratore e sugli sversamenti inquinanti nei fiumi e nel mare, inchiesta che lo vede fra i dodici indagati. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini sono stati in cinque a chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio. Di Baldassarre era l’ultimo della lista e ieri, assistito dal suo legale di fiducia, Sergio Della Rocca, ha spiegato le sue ragioni al magistrato. «Sono arrivato in Aca dopo l’arresto dell’amministratore che mi aveva preceduto e c’era una situazione davvero difficile», ha detto in sintesi Di Baldassarre. «Ho lavorato subito per risanare l’aspetto finanziario dell’Azienda. Ho presentato la richiesta di concordato in tribunale; ho fatto gli accordi quadro con Di Vincenzo per risolvere il contratto con la sua società. L’anno zero per l’Aca è stato il 2015, quando la questione finanziaria è stata pianificata». Ma le contestazioni della procura riguardano reati come frode nelle pubbliche forniture (per non aver rispettato il capitolato del disciplinare quanto alla manutenzione ordinaria e ai sistemi di monitoraggio); getto pericoloso di cose (per gli sversamenti negli affluenti del fiume Pescara di reflui non depurati e maleodoranti); e persino lesioni personali nei confronti di due bambini per i quali venne presentata denuncia dai genitori, che per «effetto di questo inquinamento ambientale», come scrive l’accusa, «derivavano, quali conseguenze non volute, lesioni personali a bagnanti di minore età».
«Non mi posso far carico di quello che è avvenuto negli anni precedenti», ha detto l'indagato. «Nel periodo che sono stato io in Aca, sotto l’aspetto tecnico, le problematiche che si sono presentate sono state affrontate e i tecnici sono prontamente intervenuti. Sugli sversamenti che sarebbero avvenuti negli anni precedenti dovete andare a chiedere a chi mi ha preceduto». Con questo interrogatorio si chiude la fase dell’avviso di conclusioni delle indagini e il pm Papalia dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. Fra i 12 indagati, l’imprenditore Giovanni Di Vincenzo, gestore del depuratore, Pierluigi Caputi, Luciano Di Biase e Mario Adorante.