Mare sporco, il sindaco rischia il processo

Oggi l’udienza preliminare a carico di Alessandrini e Del Vecchio. L’accusa: non vietarono il bagno nonostante i liquami
PESCARA. Approda oggi davanti al giudice per le udienze preliminari, Gianluca Sarandrea, il procedimento giudiziario sul mare sporco e sul divieto di balneazione fantasma dell'estate 2015. La vicenda, che oltre ad aver suscitato numerose polemiche ha avuto una certo eco anche sulla stampa nazionale, vede sotto accusa il sindaco Marco Alessandrini (oggi assente), il suo vice Enzo Del Vecchio e il dirigente comunale Tommaso Vespasiano. I tre devono rispondere di «concorso in omissioni di atti d'ufficio» perché, secondo i sostituti procuratori, Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, avrebbero «omesso di emanare idonei provvedimenti amministrativi volti a tutelare la salute pubblica e a impedire la pubblica balneazione del tratto costiero».
Un reato certo meno grave dal punto di vista penale rispetto all'ipotesi di falso ideologico, per la presunta manipolazione delle ordinanze per correggere la data, inizialmente contestata al sindaco e poi archiviata in tempi da record.
L'omissione, ovviamente da provare, resta pur sempre un reato insidioso, soprattutto, perché in questo caso tira in ballo la salute dei cittadini. L'inchiesta ruota, infatti, attorno alla rottura della condotta del depuratore avvenuta il 28 luglio 2015 che determinò lo sversamento in mare di 30 mila metri cubi di liquami e l’ordinanza del 3 agosto, redatta, come rivelato in procura dallo stesso Alessandrini, solo per frenare le polemiche politiche.
L'accusa sostiene che fu tardiva rispetto al momento in cui gli amministratori erano stati messi al corrente della non balneabilità delle acque. La gente, nel frattempo, però, continuò a tuffarsi in mare, ignara della situazione. Il caso ha richiamato anche l'attenzione delle Iene: qualche mese fa, l'inviato Andrea Agresti è piombato a Palazzo di Città e per oltre mezzora ha incalzato il sindaco, parlando anche di presunti malanni accusati da alcuni cittadini a causa del bagno nel mare inquinato.
Alessandrini, dopo aver ribattuto che non ci sono stati picchi di ricoveri, ha definito l'accaduto una «disfunzione funzionale» nelle procedure. Il primo cittadino ha, comunque, sempre sostenuto che la salute dei pescaresi non è mai stata in pericolo e di aver agito in buona fede. Il suo difensore, l'avvocato Vincenzo Di Girolamo, è intenzionato a chiedere il rito abbreviato e a chiudere, dunque, la vicenda davanti al gup. Il legale mira a dimostrare che non c'è stata alcuna omissione da parte del primo cittadino in quanto, dopo l’ennesima rottura della fogna, l’Aca utilizzò una dose massiccia di acido peracetico, il disinfettante Oxystrong, circa 35 litri a ora per un totale di quasi 600 litri per abbattere la presenza dei colibatteri. Grazie a questo intervento, per la difesa di Alessandrini, il primo agosto il mare era già tornato pulito senza tracce di colibatteri come confermano anche le analisi dell’Arta.
Il caso ora approda in un'aula di giustizia e spetta ai giudici stabilire come sono andati i fatti e la verità.
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