Mare, udienza il 4 aprile
Sindaco accusato di omissione. Rinvio per il caso La City
PESCARA. Rinviati al 4 aprile prossimo dal gup Gianluca Sarandrea, i due procedimenti frutto delle inchieste sulla realizzazione della City e sull'inquinamento del mare nell’estate 2015. Il duplice rinvio si è reso necessario a causa dell'indisponibilità dell'avvocato di uno degli imputati, residente a Potenza e bloccato dal maltempo, dei problemi di salute di un altro imputato, che dunque non avrebbe potuto prendere parte all'udienza, e della richiesta di termini a difesa da parte di uno dei difensori, che ha ricevuto l'incarico soltanto di recente. Nell'ambito dell'inchiesta sulla City, la mega struttura che dovrebbe ospitare gli uffici amministrativi della Regione Abruzzo, sono accusate 15 persone, tra le quali l'ex sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia e l'ex assessore comunale Marcello Antonelli, accusati di concorso in abuso d'ufficio. Altre 4 persone, tra le quali l'imprenditore Marco Sciarra, legale rappresentante della società Iniziative Immobiliari Abruzzese, coinvolto insieme al costruttore Giovanni Pagliarone e ai due direttori dei lavori Carlo Galimberti e Mario D'Urbano, sono accusate di concorso in abuso edilizio.
L'inchiesta ruota attorno alla variazione della destinazione d'uso del fabbricato vicino all'aeroporto, deliberata nel 2013 dalla giunta Mascia: a giudizio dell'accusa, sarebbe stato ignorato il piano di rischio aeroportuale, approvato nel 2012, che vieta la realizzazione di sedi istituzionali a ridosso dello scalo, e sarebbero stati commessi altri illeciti.
L'altra inchiesta, quella sul divieto di balneazione non emesso per il mare inquinato, vede imputati, per omissione di atti d'ufficio, il sindaco in carica Marco Alessandrini, il suo vice Enzo Del Vecchio e il dirigente comunale Tommaso Vespasiano: secondo l'accusa, rappresentata dai pm Annarita Mantini e Mirvana Di Serio, avrebbero «omesso gli idonei provvedimenti amministrativi volti a tutelare la salute pubblica e a impedire la pubblica balneazione di quel tratto costiero».
Le indagini, innescate anche da un esposto dell'esponente di Fratelli d'Italia Armando Foschi, si riferiscono ai comportamenti amministrativi successivi alla rottura della condotta del depuratore, nell'agosto del 2015, che determinò lo sversamento di scarichi inquinanti in mare.
L'ordinanza del 3 agosto di due anni fa, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stata tardiva rispetto al momento in cui gli amministratori erano stati messi al corrente della non balneabilità delle acque. Nell'ambito di questo procedimento, gli avvocati delle difese sarebbero intenzionati a chiedere il rito abbreviato.

