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Maria Spinelli uccisa a un rave in Svizzera, il movente resta ancora un giallo

2 Settembre 2026

Oggi è in programma la conferenza stampa della polizia elvetica: ecco le accuse che vengono rivolte al 43enne arrestato nelle ultime ore 

CITTÀ SANT’ANGELO. Proseguono, da parte della polizia svizzera, le indagini sulla sparatoria ad Aarau, quasi al termine del rave che si è svolto all’ippodromo di Scachen. Le autorità hanno annunciato una conferenza stampa per oggi, alle 14, alla luce dell’arresto del 43enne, di nazionalità svizzera, ritenuto per adesso l’unico responsabile. Le accuse a suo carico dovrebbero essere quelle di omicidio e possesso abusivo di armi. Ma bisognerà attendere la conferenza stampa, per avere la conferma di quando trapelato. Verrà chiarito anche il movente. Per adesso sono tre le ipotesi al vaglio: terrorismo, strage o un atto criminale riconducibile a una resa dei conti. Quest’ultima sembra essere la più plausibile.

Erano circa le 2.30 quando i partecipanti al rave, un appuntamento annuale che ha radunato oltre 3.500 persone, hanno avvertito le esplosioni. E quegli spari hanno provocato la morte di Maria Spinelli e il ferimento di cinque persone. Sul corpo della 22enne, nata ad Atri e cresciuta a Città Sant’Angelo, lunedì è stata eseguita l’autopsia, ma gli esiti non sono stati ancora resi noti. E ieri i genitori, dopo aver raggiunto Aarau, hanno effettuato entrambi il riconoscimento cadaverico, ma la salma non è stata ancora riconsegnata alla famiglia. I tempi per il rientro in Italia non sono ancora chiari. E intanto l’avvocato Bruno Gallo, che assiste la famiglia paterna di Maria Spinelli, ha chiesto formalmente alle istituzioni italiane di disporre un volo di Stato per il rientro della salma in Italia.

E in una nota il legale sottolinea: «Maria ha perso la vita in circostanze tragiche, lontano da casa. Oggi la sua famiglia chiede soltanto che possa tornare al più presto nella sua terra, tra i suoi cari. Non chiediamo un privilegio. Chiediamo che, davanti alla morte violenta di una ragazza di 22 anni, lo Stato italiano faccia sentire la propria presenza. Ogni ulteriore attesa rappresenterebbe un dolore che si aggiunge al dolore». L’appello è rivolto al Governo e a tutte le Autorità competenti, «affinché si attivino con la massima urgenza per consentire il rientro di Maria in Italia». Poi l’avvocato conclude: «Maria deve tornare a casa. E deve poterlo fare con la vicinanza concreta dello Stato».

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