Marianna, medico di Kiev ora infermiera volontaria

È fuggita dalle bombe e spera di esercitare la sua professione ad Avezzano L’hanno accolta a Sante Marie. L’aiutano molto, lei vuole contraccambiare
A Kiev era un medico di famiglia, oltre che una mamma e una moglie. È fuggita dalle bombe russe con suo figlio per mettersi in salvo nel piccolo paese abruzzese di Sante Marie, che si è distinto per l’accoglienza, dove viveva ed era già integrata sua madre. Ora Marianna, che ha quasi 42 anni, ha deciso di dedicarsi agli altri, offrendosi come infermiera in un centro per anziani di Avezzano. Potrebbe essere la prima rifugiata in Abruzzo a lavorare nella Sanità, come consente il decreto del Governo.
«Fa i prelievi, le punture, medica le ferite e può anche somministrare i farmaci. Lavora anche di notte. Ha qualche difficoltà con la lingua, però sa parlare l’inglese e questo le permette di rendersi utile», racconta sua madre Svetlana, «si è messa in gioco perché vuole offrire qualcosa in cambio alla comunità abruzzese che le sta dando tanto e perché vuole tornare a fare il suo mestiere anche qui in Italia. Mentre aiuta, quindi, impara la lingua, si ambienta nella comunità e nel sistema sanitario».
L’ACCOGLIENZA DI SANTE MARIE
«Proviamo un grande dolore per quello che succede nel nostro Paese. Gli abruzzesi stanno facendo tanto, in particolare la comunità di Sante Marie. Sono state donate anche delle uova a mio nipote per Pasqua. Noi non sappiamo come ringraziare», dice Svetlana, facendo da tramite per Marianna che non parla l’italiano.
Sante Marie si è distinto fin dall’inizio per la sua accoglienza. È stato anche tra i primi comuni a integrare i bambini ucraini a scuola, appena il ministero dell’Istruzione ha dato il via libera alla garanzia del diritto allo studio dei piccoli profughi.
«Tutti gli ucraini che abbiamo accolto si sono integrati bene, questo ci rende orgogliosi», dice il sindaco Lorenzo Berardinetti. Ad aiutare Marianna e tanti altri rifugiati è stata anche Elena Talantova insieme al suo gruppo di ucraine già da tempo in Abruzzo, con cui ha dato vita all’associazione “La madre ucraina Marsica”: «I rifugiati ci chiedono aiuto per tante cose, dai beni di prima necessità a come mettersi in contatto con un medico o un veterinario. Ma nelle ultime settimane anche per aiutare a loro volta e per lavorare».
IL LAVORO AGLI UCRAINI
Il decreto del Governo di fine marzo, del resto, garantisce ai rifugiati ucraini la possibilità di lavorare. E tanti hanno già cominciato a farlo, anche nelle attività turistiche stagionali.
Per essere assunti, infatti, basta che i rifugiati abbiano inviato la richiesta di permesso di soggiorno per la protezione temporanea, passaggio con cui ricevono anche il codice fiscale che è strumento necessario.
Ma la normativa permette anche il riconoscimento dei titoli professionali per esercitare la propria professione anche durante la permanenza in Italia. In generale bisogna inviare una richiesta ai ministeri competenti.
Nel caso del personale sanitario, però, la strada è stata resa ancora più agevole e veloce dal Governo. «È consentito l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022», si legge infatti nel decreto Ucraina, con cui viene dato sostanzialmente il via libera al reclutamento dei rifugiati con qualifiche riconosciute a livello europeo da parte delle strutture sanitarie o socio-sanitarie sia pubbliche che private.

