Marina e Ludovica insieme per sempre

Folla commossa per l’addio all’insegnante e alla sua bambina
PESCARA. Madre e figlia sono di nuovo vicine. Una bara accanto all’altra, una bianca e una di legno chiaro, e intorno tutto il loro mondo d’amore e di vita che riempivano insieme, e che adesso piange e prega per loro. È per Marina Angrilli e Ludovica, uccise domenica dal marito e padre Fausto Filippone, che ieri era stracolma la parrocchia Cristo Re, la chiesa dei Gesuiti dove, come ricorda l’arcivescovo Tommaso Valentinetti durante la sua omelia, «Marina viveva nel mistero del suo cuore, il silenzio di una preghiera orante tutte le mattine». E la chiesa a due passi dal liceo scientifico da Vinci dove, con la succursale di piazza dei Grue, Marina Angrilli insegnava italiano e latino, è piena dei suoi studenti e dei suoi colleghi, con il preside Giuliano Bocchia che abbraccia e consola i ragazzi assiepati vicino al gonfalone del da Vinci, sulla navata sinistra dove spiccano anche i gonfaloni dell’istituto comprensivo 8, che frequentava la piccola Ludovica, e del Comune di Pescara, rappresentato dal sindaco Marco Alessandrini e dal presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli.
È stata una cerimonia da togliere il fiato, con un caldo soffocante come la chiesa stracolma, come il dolore, come il pianto ributtato in gola perché c’erano i bambini, i compagni di Ludovica della quinta A di via del Concilio e delle altre due quinte della scuola. E tutti in maglietta bianca, seduti ai primi banchi con le insegnanti e la dirigente scolastica Valeriana Lanaro, hanno partecipato dall’inizio alla fine. Con le preghiere lette al microfono, con l’offertorio (portando con le amichette della danza le scarpette rosa tanto care a Ludovica, e una cesta di biglietti e disegni) fino al coro che ha intonato “Controvento”, la canzone di Arisa che il venerdì precedente Ludovica aveva portato alla gara canora di Caramanico. E proprio su questa canzone, non solo i bambini, ma tutta la chiesa, si è lasciata andare allo sgomento e alle lacrime. Seduta in prima fila, nel bancone centrale di fronte alle due bare e alle foto con i volti sorridenti di Marina e Ludovica, c’è la famiglia di Marina, con i fratelli Francesco e Maria Grazia Angrilli, la cognata e le nipoti Claudia e Anna che hanno letto un ricordo della zia «giovane, sprint e solare, dalla risata coinvolgente», che amava gli animali e che, come dice Claudia, «con il tuo esempio continuerai ad indicarci la strada». Due banconi dietro, a sinistra, siede invece Antonella Filippone, la sorella di Fausto, il responsabile di tanto dolore. È tra le prime ad arrivare, con il marito e i figli, e tra le ultime ad uscire la dottoressa Filippone che riceve e ricambia, sfinita, l’abbraccio di Francesco Angrilli. In chiesa sono in tanti che vanno ad abbracciare l’ematologo e sua sorella Maria Grazia, medico anche lei. Colleghi, amici e poi i genitori degli alunni di Marina, dei compagni di scuola di Ludovica, i tanti insegnanti presenti. «Cara prof brillante, colta, piena di dedizione», dice al microfono un alunno a nome della quinta A, «non ci dimenticheremo mai l’ansia prima delle sue interrogazioni, le risate nelle interminabili ore del martedì, le vogliamo bene, ci ha preparato al meglio per l’esame che stiamo per affrontare». Testimonianze senza retorica, come quella della maestra Mara Pierdomenico, l’insegnante di Ludovica che in lacrime la saluta così: «Ciao Ludo primizia di vita, fiore tra i fiori, ali di farfalla, ciao Ludo bambina speciale tra bambini speciali. Ciao Ludo, la vita parla di te». Ma nella vita, come ricorda il vescovo, c’è anche il male: «Abbiate il coraggio di puntare il dito contro il male, contro la morte», ammonisce Valentinetti. «Non dobbiamo avere più paura di dircelo che Marina e Ludovica sono state rapite dal male, dal nemico». Quando il funerale finisce, e le bare vengono portate fuori, ci sono i palloncini bianchi e un cartello con l’augurio di buonvento degli amici della vela della piccola. Poi vanno via: la bara piccola su un carro funebre, quella più grande in un altro. Mamma e figlia, per sempre.

