«Marina e Ludovica, monito inascoltato»

Francesco Angrilli e la tragedia di mamma e figlie uccise dal marito suicida: servono aiuti tempestivi
PESCARA. «Quando fu di Marina e Ludovica, dissi una frase che oggi mi suona quasi banale. Dissi “spero che il sacrificio di Ludovica e Marina possa servire da monito”. Ma queste cose continuano a succedere». Francesco Angrilli a maggio di sei anni fa ha vissuto uno strazio simile a quello di Montesilvano, perdendo la sorella Marina, uccisa dal marito Fausto Filippone e poi la nipotina Ludovica, 10 anni, che sempre Fausto, il papà, poco dopo l’omicidio trascinò giù con lui dal viadotto di Francavilla, nonostante tutti i tentativi per dissuaderlo. Una tragedia in diretta nazionale rimasta nella memoria di tanti, e con cui l’ex responsabile del Centro Linfomi del dipartimento ematologico di Pescara deve convivere quotidianamente.
Abituato per formazione e per mestiere a riflettere e a ragionare sulle cose, non entra nel merito di quanto accaduto a Montesilvano, con la madre che nel suo gesto disperato ha portato sotto al treno anche la sua bambina di dieci anni, ma fa un’analisi più ampia. «Quello che si percepisce è che è inadeguato il sistema che tutela i bambini e le famiglie dove c’è qualcuno che sta male. Il disagio mentale, e parlo in generale, è sempre più diffuso ed è un problema sociale. Penso al marito di questa donna, avrà fatto tutto il possibile per sostenerla, ma rispetto alla grandezza del problema avrebbe avuto bisogno di aiuti più tempestivi dall’esterno. E questo perché, a livello culturale rispetto al problema, siamo ancora indietro. Forse dovremmo fare un salto culturale tutti, per capire che in certi casi il bambino viene prima. Allontanarlo da certe situazioni va vissuto come una tutela, non come qualcosa di negativo». Anche se spesso, come dice lui stesso, i segnali del malessere non sono evidenti.
«Per Marina e Ludovica, il marito non aveva dato segni. Nessuno di noi ha percepito qualcosa, né ha trascurato segnali in grado di farci capire che mia sorella e la bambina erano in pericolo. Con il senno del poi, se vai a fare i conti, inizi a rileggere certe parole e allora anche la frase che mi disse mio cognato il venerdì, rispetto a una bottiglia di liquore, “te la devo dare adesso sennò non te la do più” può significare che già sapeva quello che avrebbe fatto la domenica. Oppure no». Ma il senno del poi lo lascia da parte Angrilli, che ha scelto la strada dell’amore e ringrazia chiunque continui a ricordare la sorella, all’epoca 51 anni, docente al da Vinci e l’amatissima nipotina. «Proprio di recente abbiamo consegnato una borsa di studio in nome di Marina. Ci ha contattato l’associazione Acleo di insegnanti attivi e a riposo, dicendo di voler intitolare a Marina 3 borse di studio per ragazzi che si sono distinti per l’impegno e con un occhio ha chi ha bisogno. Siamo stati felicissimi e ancora li ringrazio». (s.d.l.)

