Marinangeli: che errore dare lo stop all’emergenza

3 Aprile 2022

Il nuovo referente regionale: «Così passa il messaggio che il virus non esiste più» E lancia l’allarme: mi preoccupa l’aumento dei positivi tra gli operatori sanitari

«La chiusura formale dello stato di emergenza per Covid ha avuto un impatto negativo, dal punto di vista sanitario. Forse sarebbe stato meglio aspettare uno o due mesi prima di compiere un passo del genere». Parola di Franco Marinangeli, direttore di Anestesia e Rianimazione dell’Asl dell’Aquila che tre giorni fa ha raccolto il testimone da Alberto Albani come nuovo referente regionale per le Emergenze-Urgenze . «L’agenda è diventata subito più fitta, di norma lavoriamo 18 ore al giorno ma ora sarà davvero dura trovare un momento per riposare», scherza Marinangeli, nella sua prima intervista come nuovo responsabile. Ora tocca a lui gestire l’improvviso rialzo dei contagi in Abruzzo e tenere in piedi una macchina sanitaria fiaccata da due anni di lotta al Covid. Professor Marinangeli, i numeri dei contagi, dei ricoveri e dei decessi per Covid sono in rialzo nelle ultime settimane, è preoccupato?
«Dichiarare concluso lo stato di emergenza ha spinto molti cittadini ad abbassare la guardia e anche per questo i contagi si sono rialzati nell’ultimo periodo. Ma dichiarare terminata l’emergenza non vuol dire che il Covid non ci preoccupa più. In molti si sono vaccinati e si trovano in buone condizioni per arginare la malattia. I rischi maggiori riguardano le persone fragili che, anche se vaccinate, possono arrivare fino al decesso».
È stata una mossa azzardata rimuovere lo stato di emergenza proprio in questa fase?
«Aspettare uno o due mesi in più non sarebbe stato male. Ma sappiamo che, in una decisione di questo tipo, contano anche altri aspetti, legati alla società e all’economia. Purtroppo lo stato di emergenza ha un costo sociale elevato e il governo ha passato la palla della responsabilità ai singoli individui. C’è da dire però che non affrontiamo questa fase completamente disarmati: abbiamo una rete sanitaria anti Covid rodata proprio grazie ai fondi dello Stato. E poi non dimentichiamo che il nostro Paese sta affrontando anche un’altra emergenza (quella dei profughi arrivati dall’Ucraina, ndr) e deve farlo con gli stessi apparati e gli stessi individui che fino a poco fa lottavano solo contro il Covid».
Cosa si aspetta per le prossime settimane? I contagi cresceranno ancora?
«Non mi aspetto una discesa immediata. Mi aspetto invece che si stabilizzino a breve, come già accaduto in altre fasi della pandemia. Ma dobbiamo metterci in testa che sarà impossibile arrivare a quota zero casi Covid. In estate si potranno ridurre sensibilmente, ma non azzerare. E in ogni caso abbiamo le armi giuste per combattere il virus: tra cui vaccini e farmaci».
Dobbiamo aspettarci un nuovo boom di casi con l’arrivo delle vacanze di Pasqua?
«Durante le festività c’è più possibilità di incontro e questo crea inevitabilmente un problema, ma arriveremo a Pasqua in una condizione molto diversa rispetto all’anno scorso o due anni fa.
Non mi aspetto una maxi emergenza subito dopo le festività, anche se il sistema sanitario è già sotto forte pressione».
È colpa dell’aumento dei ricoveri?
«Avere meno malati nei reparti significa avere più personale a disposizione anche per il recupero delle liste di attesa. Ma ora stiamo pagando dazio perché ci sono tanti contagiati nel personale sanitario. Sono preoccupato soprattutto in questo senso».
Lei ha raccolto il testimone dal professor Albani in una fase non emergenziale ma comunque molto delicata della pandemia...
«Il nuovo ruolo che ricopro richiede un impegno forte: il collega Albani ha gestito una situazione di emergenza Covid quotidiana. Oggi, invece, da una parte si continua su quella strada, ma ora ci viene chiesto anche di lavorare guardando al futuro oltre il Covid.
Il nostro sistema sanitario uscirà con le ossa rotte dalla lotta al virus e sta già facendo un grande sforzo per superare l’emergenza. Abbiamo fatto tanta esperienza e ne abbiamo passate tante. Ci sono persone di grande valore in Regione, nei nostri ospedali e nelle nostre Asl. Voglio organizzare una squadra di lavoro forte e capace di affrontare al meglio il presente e l’immediato futuro».
Si sente di fare un appello ai cittadini in questa fase delicata della pandemia?
«C’è da prendere atto che la lotta al Covid non finirà per il momento. Non vogliamo rispettare le regole per noi stessi? Facciamolo per chi ci è vicino. Chi ha a casa pazienti fragili deve farsi un esame di coscienza perché a loro il Covid può creare seri problemi».