Marineria in allarme «Lasciateci pescare»

7 Aprile 2017

La proposta di chiudere un’area della Fossa di Pomo preoccupa gli armatori Questa mattina un incontro in Regione per analizzare ipotesi alternative

PESCARA. C’è preoccupazione, nella marineria, per la proposta di interdire alla pesca un’area della Fossa di Pomo più vasta di quella attuale. Se ne sta parlando in questi giorni, e oggi la questione sarà al centro di un incontro che si svolgerà in Regione (alle 9) promosso dall’Associazione cooperative italiane (Lega Pesca, Federcoopesca e Agci Pesca) e al quale sono stati invitati a partecipare non solo la Regione ma anche il ministero, il comandante della Direzione marittima Enrico Moretti e gli armatori. Sono questi ultimi, rappresentati da Mimmo Grosso, ad aver mostrato una certa fibrillazione nel momento stesso in cui hanno saputo della possibilità di arrivare ad un blocco della pesca in un’area ancora più ampia della Fossa di Pomo, già interdetta allo strascico per 13 mesi e poi riaperta, ma solo in parte e per soli due giorni a settimana. È proprio Grosso a parlare delle perplessità della categoria. «Una porzione della Fossa è accessibile alle imbarcazioni a strascico solo due giorni a settimana. Ora, però, c’è una proposta degli ambientalisti di interdire la pesca in un perimetro più esteso», spiega. «La cosa che ci infastidisce è che le barche croate pescano sette giorni su sette e vorremmo sapere perché siamo gli unici a subire restrizioni». La speranza di Grosso è che «se ne discuta tranquillamente altrimenti siamo pronti a tutto. Abbiamo avvisato le altre marinerie abruzzesi e di San Benedetto e speriamo che la Regione intervenga in nostro favore perché siamo davvero ridotti alla fame. Sappiamo che per ora è solo una proposta, ma ci dobbiamo muovere per tempo». Pescando nella Fossa di Pomo solo due giorni a settimana «almeno riusciamo a pagare il carburante ma quando siamo fuori da quell’area non copriamo neppure le spese».

«Se bloccano la pesca non andiamo in mare. E se non andiamo in mare chiudiamo», dice sconfortato Massimo Camplone, un altro armatore. «Dobbiamo pescare nella Fossa almeno due giorni a settimana e abbiamo già lanciato una nostra idea, a suo tempo, chiedendo di farci lavorare solo lì, anche solo due giorni a settimana. Ora cerchiamo di capire che proposte saranno formulate ma già adesso non ci sta bene che i croati facciano quello che vogliono, pescando sette giorni su sette nella Fossa. Pare che i divieti valgano solo per noi e dobbiamo praticamente starli a guardare mentre pescano. Come se non bastasse, ora vogliono chiudere».

La proposta di limitare la pesca è di MedReAct, ma l’Associazione cooperative italiane, che ha sollecitato il confronto su questo tema e lo ha portato in Abruzzo, ha in mente delle soluzioni alternative, che saranno illustrate oggi alla presenza dei rappresentanti del ministero e della Regione (era stato invitato anche il sottosegretario Giuseppe Castiglione, che non ci sarà). E si tratta di proposte più favorevoli alla marineria mentre quella di MedReAct «è improponibile», sottolinea Franco Ricci di Federcoopesca. I tempi sono stretti perché a breve si incontreranno i Governi italiano e croato, sulla questione, dopodiché se ne occuperanno Fao e Commissione europea. Gli armatori, con Grosso, chiedono un aiuto alla Regione e l’assessore Dino Pepe (che oggi non potrà essere presente personalmente) rassicura la categoria ricordando di «aver sempre seguito le vicende relative alla Fossa di Pomo per la tutela della nostra marineria. L’anno scorso», aggiunge, «abbiamo lavorato con il ministero per la riapertura della Fossa, decretata nell’autunno del 2016».

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