Mario Miscia compie 102 anni Una vita a scuola dopo la guerra

17 Marzo 2019

PESCARA. Compie oggi 102 anni Mario Miscia, pescarese, terzo di sei fratelli, che è stato maestro elementare a Corvara, Villa Badessa e Villa Fabio. Ne parla una delle figlie, Roberta (l’altra è...

PESCARA. Compie oggi 102 anni Mario Miscia, pescarese, terzo di sei fratelli, che è stato maestro elementare a Corvara, Villa Badessa e Villa Fabio. Ne parla una delle figlie, Roberta (l’altra è Patrizia) descrivendo il padre come «un archivio vivente di memorie, uomo di pace, maestro attento e padre di famiglia simpatico e buono».
Da fanciullo accoglieva festante il ritorno di Gabriele D’Annunzio al porto canale di Pescara con l’idrovolante. Poi, in gioventù, ha partecipato alla seconda guerra mondiale ed è stato inviato come ufficiale dell’esercito a Lero, in Grecia, dove è stato fatto prigioniero per poi essere destinato in Olanda e quindi deportato in Polonia e in Germania, in due campi di concentramento dove ha sofferto «il freddo, la fame e la sete». È stato liberato dagli inglesi nel 1945 e successivamente insignito della croce di guerra per merito, ottenendo il riconoscimento di partigiano. Nel 1950 ha sposato Laura, «amore della sua vita da 69 anni».
È con «meraviglia e gioia che ci troviamo a festeggiare la vita di mio padre in tutta la sua galvanica passione», dice la figlia sottolineando che il «cuore» del padre è «titano di memorie, grato dell’affetto ricevuto e traboccante di un bene mai lesinato». Miscia è stato «vigile sentinella del tempo» e oggi «accoglie l’aurora del suo nuovo secolo con rinnovata speranza». La sua, aggiunge la figlia, è stata «una vita ben spesa e mai disprezzata» e porta con sé una «eredità di tenera umanità».
In un giorno speciale, quello del compleanno, Roberta sceglie i versi scritti proprio dal padre per fargli arrivare i suoi auguri, ricordando che, nel tempo, lui è sempre stato in grado di infonderle «fiducia e forza». E i versi sono questi.
“Quande la sere cale a la marine, la lune s’affacce a lu balcone pe’ gudè lu spettacule de lu monne. ‘Na barca s’alluntane da lu porte e, senza fa’ rumore, scivule sopra l’onde di lu mare. J me gode lu suspire, la voce di stu mare amiche e la pace di ‘nu mumente doce.”