Marito violento, arriva la condanna a 3 anni

L’ex moglie: mi diceva che mi avrebbe portato via il nostro bambino, ero terrorizzata, l’ho denunciato
PESCARA. Tre anni di reclusione, l’interdizione per cinque anni da pubblici uffici oltre a un risarcimento alla parte offesa di quattromila euro. È questa la condanna inflitta dal gup del Tribunale di Pescara, Giovanni De Rensis a un uomo di 43 anni di Milano, F.P., per il reato di stalking.
La vittima delle molestie e delle persecuzioni, la ex moglie S.H., una 42enne di origine ucraina da 20 anni in Italia, madre di un bimbo di poco più di un anno. È lei stessa, nella travagliata vicenda assistita dall'avvocato Matteo Ciccone, a raccontare il suo inferno, con la speranza che altre donne non cadano nella sua stessa trappola. «In tutta questa storia», dice, «sono stata vittima e crocerossina. Sì, perché io volevo aiutarlo a cambiare vita, a superare la sua dipendenza dall’alcol, che è stata alla base dei nostri problemi, a curarsi. Ma alla fine, dopo tante sofferenze, ho capito che non si può aiutare chi non vuole. E alle donne dico di non avere paura, di non scoraggiarsi e di denunciare».
La storia fra Stefania, nome di fantasia, e il suo compagno poi diventato marito, inizia nel 2010 a Milano, dove i due vivono e lavorano. Subito dopo lui si trasferisce a Pescara per questioni di lavoro e lei, nel 2011, decide di seguirlo. Iniziano a convivere e già dopo pochissimo tempo Stefania si accorge che lui beve. Ed è da questo momento che comincia il calvario. «Avevo sempre la speranza che lui prima o poi smettesse», va avanti la donna, «e invece sempre peggio. Un giorno, vedendolo rientrare a casa con delle bottiglie di birra, ho pensato di buttarle via. Lui non ci ha visto più e mi ha spinto. Sono finita al pronto soccorso, l’ho denunciato, ma poi l’ho perdonato. E così tante altre volte. Lui mi chiedeva scusa e io mi lasciavo impietosire. Nel 2014 alla fine ho troncato il rapporto anche se, per un periodo, abbiamo continuato a frequentarci. Poi nel 2019 ci siamo rivisti ed è scattata di nuovo la scintilla. Io ero sempre molto presa, mi pareva che davvero avesse cambiato vita. A luglio ci siamo sposati e ad agosto ho scoperto che ero incinta. Lui mi diceva che questo bambino sarebbe stato la sua forza. E invece dopo qualche mese, è tornato a bere e a giocare alle scommesse sul calcio. Ha cominciato a pretendere soldi. Per non far mancare nulla in casa, mi sono arrangiata a fare lavoretti fino agli ultimi mesi di gravidanza. Poi è nato il piccolo e lui comunque non faceva altro che chiedere denaro e poi sparire. Un giorno, si è presentato a casa, ha preso i risparmi che avevamo e i regali del matrimonio e se n’è andato. Lo scorso luglio non ce l’ho fatta più e ho deciso di dire basta e ho avviato le pratiche per la separazione. Ed è a questo punto», prosegue, «che ha iniziato a perseguitarmi in tutti i modi. Messaggi a raffica anche alle 2 di notte del tipo “vengo con un'arma, scavalco il cancello e ti porto via il bambino”. E due volte si è presentato davvero sotto l’abitazione, una volta urlando e offendendomi, un’altra fingendosi morto. Poi chiedeva scusa, ma dopo un po’ ricominciava. Io sono arrivata al punto che avevo paura, aveva scatti d'ira. Tutto questo spesso avveniva davanti al piccolino e davanti all’altro mio figlio di 24 anni». Un mese fa l’arresto in flagranza per non aver rispettato il divieto di avvicinamento imposto dal Tribunale e poi il carcere, dove è ancora rinchiuso. «Io oggi», conclude Stefania, «non so come ho fatto a non uscire di testa. Adesso desidero solo un po’ di serenità per me e i miei figli».
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