Marracash: «Canto la mia vita da rapper...»

Il cantante in concerto a Pescara in agosto «Ho rimesso in discussione la mia carriera»
di Rosa Anna Buonomo
«Cercasi qualcuno capace di scrivere 18 tracce rap migliori di queste», scriveva Rockol. «E’ hip hop che dà il buon esempio», diceva Panorama. Il disco in questione è “Status”, quarto lavoro discografico in studio del rapper Marracash, pubblicato lo scorso gennaio da Universal Music Group. Il disco ha debuttato al primo posto nella classifica iTunes e al secondo posto in quella Fimi.
Marracash, al secolo Fabio Bartolo Rizzo, si esibirà al Teatro D’Annunzio di Pescara il prossimo 26 agosto a partire dalle 21,15.
Il biglietto, acquistabile su circuiti TicketOne e CiaoTickets e nelle prevendite autorizzate, costa 23 euro. Il Centro l’ha intervistato.
Quali sono i punti di forza di questo nuovo lavoro e quali le novità più sostanziali rispetto ai lavori precedenti?
Come si suol dire in gergo da musicista, è il disco della maturità. E’ un album in cui ho riscoperto l’essenza della mia musica fin dagli esordi. Nei precedenti ho sempre spaziato di più, sia come argomenti che come sonorità. “Status” è un disco più granitico a livello di messaggio e di suono, più coeso.
Qual è il brano che la rappresenta di più tra le 18 nuove tracce?
“Vendetta”, che è un po’ il brano manifesto del disco. E’ il più intenso, che incarna la riscoperta di chi sono davvero e di chi voglio essere.
“Status” vanta diverse collaborazioni con artisti italiani, da Tiziano Ferro a Fabri Fibra…
Sono nate tutte dalla stima e dall’intento di fare un disco che puoi realizzare solo dopo anni di carriera. Il concept che racchiude tutto è lo status, questa reputazione che sono riuscito a costruire negli anni.
Il disco è stato realizzato tra Milano, Los Angeles e Londra. Com’è considerata la musica all’estero rispetto al nostro Paese?
Come ogni aspetto che riguarda la cultura, all’estero è sempre più valorizzata. Ha tutto un altro spessore. In Italia sembra che se fai musica sei un privilegiato. All’estero tutto ciò che ruota intorno alla musica è più professionale, la competitività è più alta e anche il livello.
Quali sono state le fasi di lavorazione del nuovo disco?
Quella di “Status” è stata una lavorazione lenta, iniziata almeno a livello di raccolta di idee nel 2012. Ha portato via due anni pieni. Nel frattempo ho viaggiato, ho vissuto a Londra, a Los Angeles. Ho cercato di staccarmi un po’ anche dalla popolarità che ti impedisce di guardare le cose da vicino. È stato un disco abbastanza travagliato a livello di realizzazione. Ho attraversato un momento di messa in discussione sia della carriera che della vita.
Si esibirà a Pescara in agosto. Intanto come sta andando il tour?
Alla grandissima, sono molto contento. Non è mai scontato che un artista si riconfermi in questo genere, soprattutto oggi. La novità è aver introdotto una band che dà un sapore diverso ai pezzi, quasi un po’ rock. Il concerto è un vero e proprio show. E’ molto spettacolare, intenso.
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