Marsilio: acqua del Gran Sasso? È tra le migliori del mondo

26 Ottobre 2024

Il faccia a faccia tra il presidente e il direttore Telese a 200 giorni dalla conferma

CHIETI. «Presidente, teme un Abruzzo diviso in due?». E Marco Marsilio ammette: «Il timore è forte». Parte dal traforo del Gran Sasso, dalla luce in fondo al tunnel, dal rebus dei lavori di doppia messa in sicurezza, il faccia a faccia andato in onda ieri sera, su Rete 8, tra il governatore di Fratelli d’Italia e il direttore del Centro, Luca Telese, ospiti della trasmissione “I fatti e le opinioni”, di Carmine Perantuono, direttore della principale emittente televisiva privata d’Abruzzo.
Perché ieri? Per due motivi: la lista delle priorità si allunga sempre di più, mentre Marsilio sta per tagliare i primi 200 giorni del suo secondo mandato. E ha più da fare che da dire. Si parte con il nodo del traforo e con il rebus Stellantis, per passare poi a percorrere le strade tortuose della Sanità e il dibattito sull’Autonomia differenziata. E si arriva a parlare anche di diritti civili, che tanto avrebbero affascinato l’abruzzese Marco Pannella, come lo scontro sulla procreazione assistita, ora reato universale, che spinge Marsilio a rivelare che lui, non potendo avere figli “per motivi genetici”, una figlia l’ha adottata.
C’è il tempo per incalzare il governatore anche su un’ultima domanda, quella sulla caccia ai cervi, ma qui Marsilio è irremovibile: «Contro Bambi, vince sempre Bambi. Ma io sto dalla parte di chi rischia la vita ogni giorno sulle strade perché all’improvviso ti passa davanti un cervo». Un’ora e 15 minuti di trasmissione. Ma andiamo con ordine.
ACQUA AZZURRA,
ACQUA CHIARA.
Due commissari per un traforo. Uno si occupa della sicurezza sismica, l’altro dell’acquifero. Telese pone una domanda sostanziale: come faranno due autorità a mettersi d’accordo? E Marsilio ammette: «Il rischio di un disallineamento temporale è molto forte. Siamo in attesa che il commissario Pierluigi Caputi ci faccia capire bene. Abbiamo anche chiesto di poter istituire il doppio senso di marcia su una “canna”, ma c’è il problema che nell’altra insiste l’ingresso dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare, ndr)».
Quindi niente da fare. Ma una soluzione va trovata perché, argomenta Marsilio, «il rischio vero sarebbe quello di non avere il traforo a norma e dover subire l’intervento della magistratura». Come, del resto, è già accaduto in passato. Con l’Abruzzo, appunto, diviso in due. «Ma gli acquedotti del Gran Sasso e Ruzzo sono probabilmente i più sicuri al mondo», esclama il presidente abbozzando un sorriso rassicurante. Ma il direttore Telese lo incalza ancora: «Eppure gli esperti che abbiamo intervistato sul Centro ci dicono che toccando qualunque cosa si rompe l’ecosistema Gran Sasso».
E Marsilio ribatte: «Facciamo verifiche ogni sei mesi con tutti gli enti interessati». Andiamo avanti.
POLVERE DI STELLANTIS.
E della fuga di Stellantis che cosa pensa il governatore? La domanda, questa volta arriva da Perantuono, ed è quasi un assist: «Sarebbe una scusa se Stellantis fuggisse dall’Abruzzo», è la risposta quasi tranchant di Marsilio. «Perché Stellantis», afferma, «avrà dalla Regione infrastrutture ferroviarie e porti, quindi tutto ciò che gli occorre per l’export. Ma il vero problema è un altro». Quale? «La produzione sta accusando il contraccolpo del Green deal. Ma io mi sono fatto carico, a livello europeo, di presentare per conto delle regioni il piano sulla transizione giusta perché non esistono solo le batterie ma tanti altri modi per decarbonizzare, come l’idrogeno verde oppure i biocarburanti». Ma Telese va oltre e punta in alto: «La Francia ha potere sindacale su Stellantis, voi invece che interlocuzioni avete avuto con Carlos Tavares (Ceo della multinazionale dell’automotive, ndr)?».
Marsilio raccoglie e rilancia: «Ho interloquito più volte con Tavares, ma il problema è determinato dal mercato: i furgoni commerciali non tirano più, il calo è del 30%». Che fare allora? La risposta è semplice: invece di discutere con l’amministratore – suggerisce Telese – provate con l’azionista! «Non escludo un’azione diretta», si impegna a fare Marsilio. La trasmissione, a questo punto, devia dalle priorità abruzzesi e si incammina sul terreno della politica nazionale e del caso bis al ministero della Cultura che dalla storia Sangiuliano-Boccia ora è alle prese con i retroscena del caso Giuli-Spano, il capo di Gabinetto che si è dimesso. Andrà a farlo Marsilio? Il governatore si schermisce e dribbla la domanda. E si torna a parlare di Abruzzo.
AUTONOMIA Sì o no?
Dalla Calabria arriva il no del governatore Occhiuto. Ma non è l’unico del centrodestra che boccia l’Autonomia differenziata. Da Nord a Sud il fronte del no si allarga a macchia d’olio. Marsilio però non si lascia sfuggire giudizi negativi: segue rigorosamente la linea meloniana, che è quella di non disturbare il piano proposto dal leghista Carderoli, e sposta il discorso sul tema nevralgico: la sanità.
«Ci sono già forti squilibri, tra Nord e Sud, soprattutto per noi che siamo una Regione in piano di rientro e riceve meno fondi. Che generano mobilità passiva, con un saldo di 100 milioni l’anno. Sto preparando un dossier su questi squilibri, cioè su quelle prestazioni che in Abruzzo si pagano X e altrove meno di X, per spiegare qual è il vero problema perché l’Autonomia non cambia queste iniquità».
Un dossier come quello sul Pay back (i rimborsi della spesa farmaceutica, ndr) che il presidente ha già presentato alla Conferenza Stato-Regioni, «e ha trovato l’apertura da parte del ministro della Salute, Orazio Schillaci». E della Regioneria dello Stato. Ma a chi gli chiede se non sia il caso di sfruttare la corsia preferenziale con la premier, Marsilio ribatte secco: «Non abuso dell’amicizia personale con Meloni perché è un problema che non riguarda solo l’Abruzzo».
MAL COMUNE…
Dalla mobilità passiva ai disavanzi delle Asl il passo è breve. «Anche su questi dati si sta facendo mistificazione!», sbotta contro l’opposizione, che però non cita, «non sono 200 milioni, per di più tutto il resto d’Italia ha sforato i tetti. Complessivamente si sfora in Italia la spesa farmaceutica per 3,2 miliardi».
Aumenta la longevità, dovrebbe aumentare anche la spesa farmaceutica, fa notare Telese. «Il governo lo sta già facendo», risponde Marsilio che poi se la prende con l’inchiesta di La7 sui “farmaci portati da casa”. «Sono stupidaggini» (quasi si altera), «è scandalismo. Ammesso e non concesso, anche le medicine che si portano da casa sono fornite dal servizio sanitario nazionale».
QUEL MEDICO
HA DETTO FESSERIE».
Ma un suo direttore generale, che lei ha giustamente sconfessato, ha denunciato quel medico che parlava dei farmaci portati da casa… «No, no, quel medico diceva un’altra cosa», taglia corto Marsilio, «l’errore che ha fatto quel direttore generale (Thomas Schael, ndr) è stato di aver fornito l’arma di distrazione di massa per dire che c’è una persecuzione in corso. Ma cos’è questa leggenda secondo la quale un medico viene licenziato perché ha detto una cosa vera?! Quel medico in realtà ha fatto un’accusa grave mantenendo l’anonimato. Lui diceva: mi obbligano a usare un antibiotico meno efficace per una ragione di contenimento dei costi. Ma questa è una fesseria grave (si scalda molto), che dimostra o malafede o incompetenza».
E conclude elogiando la scelta della Regione di creare una centrale unica per gli acquisti, ovvero l’Areacom.
UNA POLTRONA PER DUE.
Si scrive Arap, che sta per Azienda regionale per le attività produttive. Dovrebbe essere la cassaforte delle industrie. Che però Marsilio definisce «una cassaforte di debiti». Così motiva, nel faccia a faccia a Rete 8, la scelta di nominare il commissario, Mario Battaglia, al posto di un Cda «scaduto da un anno!», esclama. Aggiungendo che alla delibera di giunta che ha sancito il commissariamento è allegata la legge di riforma che fonde l’Arap con il Consorzio industriale Val Pescara. Ma non chiarisce, per ora, il corto circuito che rischia di esplodere al prossimo Consiglio regionale del 30 ottobre quando l’organo legislativo sarà comunque chiamato a votare e nominare un nuovo presidente e un nuovo Cda. Una poltrona per due, ma non è un film.
POVERE E SFRUTTATE.
C’è spazio anche per i diritti civili, la procreazione assistita messa al bando, su cui Telese mette alla prova, anzi a dura prova, la tenuta di Marsilio che all’inizio quasi finge di non conoscere il Roccella pensiero sulla maternità surrogata («I medici devono denunciare chi la fa…»). Ma poi si lancia in un’appassionata requisitoria: «Guardate anche il lato oscuro della procreazione assistita: le donne povere del mondo fanno figli per le donne ricche dell’Occidente». E si lascia andare a una confessione intima davanti alle telecamere: «Io che per problemi genetici non posso avere figli, ho adottato una figlia».
INFINE BAMBI.
Caccia ai cervi sì o no? La risposta di Marsilio in questo caso è sì, of course! «Siamo gli ultimi a intervenire», risponde il governatore all’ultima di una serie di domande del direttore Telese. Intervenire sterilizzando piuttosto che sparando non sarebbe meglio? Il no di Marsilio è perentorio, se non apodittico. Poi, off record, spiega che in Abruzzo non ci sono sufficienti veterinari delle Asl per farlo. E che ne pensa della soluzione transumanza, come quella proposta dal Comune di Rosello che si è detto pronto ad accogliere quaranta dei 469 cervi da abbattere (Consiglio di Stato permettendo)?
Marsilio, in questo caso, ha mostrato un barlume di aperture: «Purché quel Comune si accolli tutte le spese di cattura e trasporto». E ha concluso: «È chiaro che se Marsilio si mette contro Bambi, vince Bambi. Ma io devo rispondere anche a questioni penali ed erariali. In Abruzzo gli incidenti causati dai cervi ormai non si contano più».