Marsilio carica il partito: «Noi, Regione apripista»

17 Settembre 2023

Parte dalla festa di Pescara la campagna elettorale per il 2024 di Fratelli d’Italia Il governatore ricandidato parla due ore ed esclama: stringiamo denti e tempi

PESCARA. «A Giorgia ho detto: la mia piccola Caivano io l’ho già buttata giù». Parte dai palazzi dello spaccio del Ferro di cavallo a Rancitelli, Marco Marsilio, e parla per due ore di fila dal palco della festa di Fratelli d’Italia, dopo gli interventi di pezzi da Novanta del governo Meloni, a partire dai ministri Abodi e Lollobrigida, fino alle sottosegretarie Frassinetti e Bergamotto. Ma l’attenzione e l’attesa della platea erano concentrate sul governatore uscente e ricandidato che ieri, alle 13,45 ha chiuso la convention durata due giorni caricando i suoi con una frase finale: «Abbiamo sei mesi davanti a noi e 20 consiglieri di maggioranza contro 11 all’opposizione. Quindi al lavoro, stringiamo tempi e denti». Come dire, con altre parole, non sarà comunque una corsa solitaria.
La campagna elettorale del partito della premier per le regionali del 2024 è partita con uno slogan: «L’Abruzzo regione apripista», su cui Marsilio ha articolato il suo primo comizio di una lunga serie. Ma l’incipit è stata una frase che voleva essere fulminante per i detrattori della riforma del Reddito di cittadinanza: «I poveri veri», ha affermato il governatore dopo aver citato il nome di John Fante, «ce l’hanno fatta senza essere comunisti». Ma è stato solo l’inizio del ricandidato presidente che ha rivendicato le sue origini abruzzesi, esclamando “freeeghete!” nel bel mezzo del discorso, e che poi, richiamando le parole «Circoletto di sinistra», dette due giorni fa da Donzelli dallo stesso palco del Pala Becci nel porto turistico di Pescara, ha voluto attaccare il Fatto Quotidiano per alcuni articoli critici verso la moglie del governatore d’Abruzzo. Ma siamo ancora al preambolo del comizio.
Subito dopo, Marsilio, ha rifilato la prima stoccata al suo predecessore, Luciano D’Alfonso, che in eredità gli avrebbe lasciato una «Regione canaglia», ma che lui ha trasformato in «virtuosa riallineando la contabilità». E dal palco è partito il suo primo grazie a Guido Liris, ex assessore al Bilancio, diventato senatore. Quindi gli altri ringraziamenti all’intera squadra che ha passato in rassegna prima di partire per la battaglia: da Massimo Verrecchia ed Etel Sigismondi a Quaglieri, Testa e tutti gli altri. Con l’aggiunta della seconda stoccata agli avversari: «I nostri parlamentari sgobbano, non vanno a Roma a passare le vacanze».
La rassegna si è conclusa con due benvenuti particolari. Il primo all’ex 5 Stelle teramano Marco Cipolletti «che da piccolo votava centrodestra e seguiva Almirante, quindi è tornato a casa»; il secondo a Sara Marcozzi: «Se una che guidava la campagna contro di me ora e tra quelli che la fanno per me significa che Marsilio è un presidente valido».
E a chi gli contesta di imbarcare di tutto e di più, parlando di cannibalismo di Fratelli d’Italia, ha replicato: «Siamo stati molto selettivi, nel rispetto dell’Unità della coalizione, Lega compresa».
Il seguito, durato quasi un’ora, è stato un lungo elenco di risultati raggiunti in quattro anni è mezzo di governo: dal Ferro di cavallo abbattuto («Noi non scendiamo a patti con i capibastone della malavita»), ai bonus per le famiglie, la legge contro lo spopolamento delle aree interne, la ferrovia Pescara-Roma, Cucinelli sbarcato a Penne, la Zes unica, la Sanità risanata, fino alla Film commission, la partenza del Giro d’Italia dalla Costa dei trabocchi, la Notte dei Serpenti e i 100mila a Castel di Sangro per il Napoli calcio. Che non potevano mancare all’appello.
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