Marsilio: così faremo un passo in avanti

28 Ottobre 2022

Il governatore spiega il senso della norma che ha proposto per le regionali 2024: chi la definisce una furbata dice il falso 

L'AQUILA . Nuova legge elettorale, da oggi si apre il dibattito sulle pagine del Centro. Ascolteremo i protagonisti, di maggioranza e opposizione, per capire quali sono le modifiche previste, cosa cambia sul piano della rappresentatività politica e quali i tempi di attuazione. E non solo. Un focus che parte dal firmatario della proposta di modifica della legge in vigore, il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio.
Presidente, via i quattro collegi provinciali con la costituzione di un unico collegio elettorale regionale. Da dove nasce questa prima ipotesi?
Ho proposto un collegio unico perché credo favorisca una crescita della classe dirigente con l'elezione di consiglieri e assessori regionali maggiormente capaci di rappresentare l'intero territorio superando divisioni, frazionamenti e campanilismi. L'Abruzzo è troppo piccolo per permettersi ancora questa forte conflittualità interna, che non produce nulla di buono. Una regione, troppo spesso, indebolita da divisioni che hanno ritardo le scelte fondamentali per la crescita e lo sviluppo.
E quale effetto può produrre l'allungamento delle liste dei candidati dagli attuali 30 a 45?
Sicuramente apre ad una maggiore partecipazione democratica e al confronto interno. Le liste troppo corte concedono un eccesso di potere alle segreterie dei partiti. Quando ci sono pochi posti in ballo diventa più difficile, per i candidati meno graditi al partito, ottenere spazio. La modifica garantirebbe più chance e maggiore libertà anche nel confronto interno, oltre alla copertura di tutti i territori della regione. Più rappresentatività e, soprattutto, la possibilità di concorrere a parità di condizioni. In commissione ho portato, dopo un accurato studio, i dati elettorali che dimostrano come non ci sarebbe alcuna penalizzazione delle zone meno popolate, le cosiddette aree interne. Mettendo in fila i risultati, con tutti i limiti che una simulazione del genere può avere, viene fuori come, sia distribuendo i risultati sulle singole liste che su una generica graduatoria di maggioranza dei voti, non ci sarebbero differenze significative tra le province. E se ci sono, vanno a vantaggio delle aree interne, in quanto è notorio che nei luoghi meno popolati c'è più possibilità di ottenere la preferenza basata sul singolo voto.
Il terzo punto è l'introduzione della tripla preferenza di genere.
Anche questa deve essere letta come un'opportunità per chi intende candidarsi e mettersi al servizio del territorio.
L’introduzione della tripla preferenza di genere, come per le altre proposte, rappresenta una scelta che nobilita l'Abruzzo. L'obiettivo è sempre quello di creare una classe dirigente migliore. Capisco che non tutti degli consiglieri hanno la forza e la lungimiranza di uscire dal loro confine, ma spero che un percorso di confronto possa portare a maturare scelte di crescita.
Quanto sposterà, nella composizione del consiglio, la modifica nei calcoli per l’assegnazione dei seggi con criterio proporzionale?
In realtà l'architrave della legge rimane inalterata: elezione diretta del presidente e niente voto disgiunto. Cambia l'attribuzione dei seggi che andranno alle coalizioni e alle singole liste sulla base delle rispettive cifre elettorali, senza dare più la priorità alle sole liste circoscrizionali. Alle ultime elezioni si sono verificate evidenti asimmetrie tra la percentuale dei voti presi dalla lista e l'espressione numerica in consiglio. Attualmente, per la minoranza, i voti vengono distribuiti sulla base delle singole liste, senza tener conto di quelli espressi dal presidente. La interpreto come una distorsione. È un tecnicismo da correggere, che darà un consiglio più rappresentativo dell'orientamento politico legato al voto dei cittadini.
Lei propone anche un posto di diritto, in consiglio regionale, a tutti i candidati presidenti.
Mi sembra naturale. Come avviene per il comune, ritengo che i candidati presidenti alla Regione debbano avere almeno un posto in consiglio. Vedere uno che si candida a presidente, prende 100mila voti sul suo programma e non fa il consigliere regionale, è paradossale. È più corretto che entri il candidato presidente piuttosto che un semplice consigliere, se si è impegnato a rappresentare i cittadini, ha fatto mesi di campagna elettorale e ha girato tutto l'Abruzzo. E il giorno dopo, magari, non rappresenta più nessuno. Qualcuno ha parlato di “spacchettamento delle opposizioni e di furbata”. Niente di più falso. Se si va divisi è perché ci sono ragioni diverse, così come quando si sceglie di andare uniti.
Teme di più l'ostracismo dell'opposizione o del centrodestra?
Ho detto fin da subito che non è una proposta di maggioranza e non ho vincolato nessuno a sostenerla. Ho cercato di lanciare un segnale alle minoranza sperando che avesse l'intelligenza di apprezzarlo. Ma qualcuno dell'opposizione - vedi il Pd - si dice disposto a discutere solo se ci sarà una proposta unitaria della maggioranza. Penso che sia un errore, un autogol. Potrei anche fare questo sforzo, riunire i miei e fare una nuova modifica, ma a quel punto sarebbe più rigida. Pensavo e speravo che una proposta che non ha nessun vincolo di coalizione fosse capita. E comunque, se non verrà accolta, dormirò sonni tranquilli lo stesso. Nessuno si accalori troppo, non è uno sgarro al sottoscritto.
Si farà in tempo ad approvarla entro il 2024, per le prossime regionali?
Non lo so. Me lo auguro: l'Abruzzo ha l'opportunità di fare un passo in avanti. È questo il vero senso della mia proposta di legge.
©RIPRODUZIONE RISERVATA