Marsilio domani a Bruxelles: «Per dire no alle auto elettriche»

6 Ottobre 2024

È lui il portavoce delle Regioni per il piano che può far rinviare il Green deal europeo

PESCARA. Da domani al 10 ottobre a Bruxelles è prevista la 22ª Settimana Europea delle Regioni e delle Città, la più grande conferenza annuale sulla politica regionale in Europa, che per l’edizione 2024 ha come tema “Più partecipazione decisionale a livello locale” dove interverrà nella cerimonia di apertura di lunedì nel dibattito con il Commissario per la Politica di Coesione, Elisa Ferreira che passerà presto il testimone a Raffaele Fitto. E il tema dei temi, il Green deal europeo per diventare il primo continente a impatto climatico zero, vedrà l’Abruzzo protagonista. Perché «la transizione climatica deve essere governata diversamente se si vogliono evitare pericolose cadute sociali che rischiano di minare la tenuta dei singoli paesi».
Sono queste le parole chiave pronunciate dal presidente, della Regione, Marco Marsilio, all’Abruzzo Economy Summit. In sintesi: non siamo ancora pronti per la rivoluzione verde. E Marsilio si fa portavoce a Bruxelles per le Regioni d’Europa. Il suo compito può sortire effetti importanti, come spiega nell’intervista al Centro.
Presidente Marsilio, perché non siamo pronti all’elettrico?
Non siamo pronti perché la transizione verso l’elettrico è stata concepita a Bruxelles non tenendo conto delle realtà locali e regionali e, soprattutto, non dialogando con gli amministratori che hanno maggiore contezza dei propri territori. Mancano le infrastrutture adeguate, manca una strategia sugli investimenti e, dall’altra parte, manca una politica seria nei confronti di Paesi terzi come la Cina che, anche grazie a sussidi statali, riescono ad invadere i nostri mercati europei con le loro auto elettriche a basso costo. La transizione ecologica è possibile e andrà messa in atto, ma deve essere equilibrata e gestita in maniera diversa: non possiamo limitarci a fissare paletti temporali e vietare la produzione delle auto a benzina e diesel senza prima aver fatto i conti con la realtà dei tessuti industriali e con l’approvvigionamento delle materie prime. I costi, al momento, sono superiori ai benefici.
Da domani lei sarà a Bruxelles con una missione da portare a termine. Qual è? Durante la sessione Plenaria del Comitato europeo delle Regioni si voterà il parere sulla “Transizione giusta per tutte le Regioni Ue” di cui sono relatore. Si tratta di una proposta che chiede alla Commissione europea di rivedere l’approccio nella strategia per ridurre le emissioni. L’accento è posto sul settore dell’auto e sulla richiesta, avanzata anche dal nostro governo, di rivedere il regolamento che vieta la produzione dei veicoli a motore endotermico a partire dal 2035.
Ci spieghi nel dettaglio la proposta che andrà a fare.
La mia proposta sulla “transizione giusta” chiede che il percorso verso un’Europa più sostenibile non sia guidato da ideologie né che sia etero-diretto da Bruxelles, ma che, al contrario, coinvolga il più possibile le Regioni e i territori dell’Europa. Ognuno di questi, infatti, ha proprie specificità che vanno prese in considerazione quando si parla di transizione verso pratiche industriali più sostenibili. Per questo il testo che presenterò parla di “transizione giusta”, perché vogliamo mettere l’accento sul fatto che i diversi settori industriali stanno affrontando delle sfide come mai prima d’ora e l’Europa deve essere pronta a sostenerli economicamente, non soltanto imponendo delle scadenze e dei limiti inattuabili. La trasformazione di interi settori produttivi non può avvenire senza il coinvolgimento delle regioni: è qui che infatti si riscontrano le maggiori criticità. Il Green deal è stato pensato da Bruxelles per essere paracadutato su tutta l’Europa senza tener conto delle diversità dei singoli territori. La mia proposta chiede di rivedere questo approccio, a partire dal settore dell’auto: soltanto promuovendo la neutralità tecnologica possiamo far sì che la transizione verso un mondo più sostenibile sia equa per tutte le regioni dell’Europa. E su questo tema non solo si voterà il testo di cui sono relatore, ma si terrà anche un dibattito martedì mattina insieme alla Vice-Presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e ad altri amministratori regionali del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei che ho l’onore di presiedere, durante il quale sottolineeremo la necessità che la “transizione giusta” sia posta al centro della Politica di Coesione europea anche in presenza di Nicola De Michelis, vice direttore generale della Dg Regio.
Green deal e costi sociali: da che parte pende ora la bilancia?
Il Green deal così come è stato concepito ha già visto le sue ricadute negative. Senza una strategia che tenga conto anche della concorrenza di paesi come la Cina, è destinato a tramutarsi in un’ulteriore mannaia che ridurrà la competitività industriale europea. Allo stato attuale, la bilancia pende fortemente dal lato dei costi sociali, ma con il voto dello scorso giugno e con la nomina di Raffaele Fitto a vice presidente della Commissione europea con le deleghe per la Politica di Coesione, la famiglia dei Conservatori e Riformisti europei si pone come forza di cambiamento. L’ipotesi di rivedere già dall’inizio del 2025 il regolamento sulle auto elettriche è proprio il segnale di una volontà politica che sta cambiando e di una direzione diversa che l’Europa dovrà intraprendere. Siamo consapevoli delle sfide che abbiamo davanti, ma l’Ue non può andare avanti a colpi di regolamenti e centralizzando tutto a Bruxelles: vanno ascoltati gli amministratori locali adottando il principio di sussidiarietà.
Infine l’Abruzzo: quali rischi corriamo se l’Ue non cambia idea?
L’automotive è un fiore all’occhiello della nostra regione che non può essere dimenticato. I rischi che corriamo sono sotto gli occhi di tutti e riguardano non solo l’Abruzzo, ma anche altre Regioni europee. Perdita di competitività, costi altissimi per la transizione senza un adeguato supporto alla filiera produttiva, desertificazione industriale con un forte impatto sugli aspetti sociali ed economici. Siamo ancora in tempo per evitare tutto questo se la nuova Commissione europea adotterà i correttivi necessari. Siamo certi che l’Italia, con il Governo Meloni e il Commissario Fitto, giocherà un ruolo da protagonista nel raddrizzare la rotta e operare nel buon senso.