Marsilio: i 41 comuni rossi per proteggere la regione

Il governatore spiega perché la Marsica deve restare blindata fino al 18 aprile Scende il numero di letti occupati nelle terapie intensive: è un buon segnale
Da oggi scattano le zone rosse in 41 comuni abruzzesi. Un provvedimento inevitabile per non mettere a rischio il resto del territorio. Così, in sintesi, afferma il presidente della giunta Marco Marsilio rispondendo ai sindaci che hanno sollevato polemiche sui provvedimenti di contenimento adottati. Una presa di posizione che arriva nel giorno in cui il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva scende al 30% e il numero di morti fa registrare un dato tra i più bassi degli ultimi mesi: tre decessi, secondo la Regione.
ZONE ROSSE. Le restrizioni regionali riguardano principalmente la provincia dell'Aquila, con 38 comuni in zona rossa, 24 dei quali nella Marsica, e quella di Teramo con tre comuni (vedi la tabella in alto).
A Chieti e Pescara non ci sono zone rosse. Nel complesso l'indice Rt regionale è tornato a salire e a condizionare questo dato sono proprio i numeri dell'entroterra. «La Regione ha conosciuto settimane di discesa dell’indice Rt, arrivato a 0,81», ha affermato Marsilio, «nell’ultima settimana è tornato a salire a 0.89, a causa della sola provincia aquilana, abbondantemente sopra l’1 da almeno due settimane».
Marsilio non ha dubbi: il rischio era quello di «vanificare due mesi di sacrifici e sofferenze» perché «i dati della provincia aquilana sono preoccupanti e giustificano ampiamente le misure restrittive che entrano in vigore».
RISCHIO QUARTA ONDATA. Una quarta ondata per l'Abruzzo, secondo il Cts regionale, sarebbe devastante e difficilmente fronteggiabile. Soprattutto per questo la decisione di passare a una stretta in alcune aree. «Se non arrestiamo questa dinamica così come abbiamo fatto per Chieti e Pescara dove non ci sono oggi più comuni in zona rossa», ha spiegato il presidente della Regione, «rischiamo che tutto l’Abruzzo venga trascinato in arancione o addirittura in rosso. Visto che ci troviamo alla quarta settimana in cui la nostra Regione avrebbe registrato dati da zona gialla, abolita per decreto-legge, arrivare al giorno delle riaperture in condizioni da non poterlo fare sarebbe una beffa».
CASI. I nuovi positivi ieri sono stati 259 e tra questi una bambina di 1 anno della provincia dell'Aquila e un'anziana di 90 anni della provincia di Chieti. Nelle ultime 24 ore risultano guarite o dimesse 22 persone mentre gli attualmente positivi sono 234 in più, un dato dieci volte superiore a quello del giorno precedente.
Il numero di tamponi molecolari analizzati ieri ha raggiunto quota 4.586, portando il totale dei test analizzati dall'inizio della pandemia a 938.298. I tamponi antigenici testati sono stati invece 1.306. Un numero relativamente basso rispetto a quelli che arriveranno nelle prossime ore visto che molti comuni hanno predisposto questa settimana una serie di campagne di screening.
Il Comune con il maggior numero di casi giornalieri è L'Aquila (+19). Seguono Giulianova 15 e Vasto 11.
Il rapporto tra test molecolari eseguiti e positivi è stato ieri del 5.64%. Un dato pressoché stabile.
LE VITTIME. I decessi segnalati ieri sono stati tre e riguardano le province di Chieti, Teramo e L'Aquila. In particolare si tratta di un 90enne di Nereto, un 90enne di Gessopalena e una 89enne di Collepietro. Dall'inizio dell'anno i decessi in Abruzzo sono stati più di mille.
RICOVERI. La curva dei ricoveri continua a scendere anche se lentamente. Il numero dei posti letto in terapia intensiva sono da oltre tre mesi sempre sopra la soglia di allerta. Ma per la prima volta il dato si attesta al 30%. I posti occupati sul totale disponibile in Abruzzo nelle intensive ora sono 65 (-2). Ieri il tasso di occupazione è sceso dell'1% giornaliero. E ora è in linea con la soglia di allarme del 30%. Dall'inizio dell'anno sono finite in terapia intensiva in Abruzzo 445 persone, 27 nell'ultima settimana, mentre quella precedente erano state 33 e in quelle prima 31 e 58. Infine per quanto riguarda i posti in medicina Covid, il tasso di occupazione è fermo al 37%, sotto la soglia di allerta del 40%.

