Marsilio: «Mi ricandido a governatore»

La campagna elettorale per il 2024 parte in anticipo. La sfida al centrosinistra: «Abbiamo rimesso a posto i loro conti»
PESCARA. «Sono pronto a ricandidarmi presidente», dice Marco Marsilio alla platea che gremisce il PalaBecci di Pescara, «oggi presento quello che è stato fatto in quattro anni, tra un anno saranno gli abruzzesi a decidere se questo lavoro merita di andare avanti per chiudere un ciclo importante di programmazione e investimenti o se toccherà ad altri». Il governatore d’Abruzzo tira le somme dei suoi 1.400 giorni in Regione e riparte, con un netto anticipo sui tempi, per la campagna elettorale del 2024, spiazzando le opposizioni e dando un segnale di compattezza del centrodestra per le prossime amministrative.
In platea gli alleati ci sono tutti. In prima fila c’è Forza Italia che nel frattempo ha rafforzato le fila con nuovi ingressi di peso. E c’è la Lega, oltre che a Fratelli d’Italia al gran completo con i fedelissimi del presidente, da Guido Liris ed Etel Sigismondi a Massimo Verrecchia e GuerinoTesta.
«Presentiamo un bilancio positivo di una Regione che ha saputo passare e superare due anni di emergenza Covid, più quella energetica e dell'inflazione provocata dalla guerra in Ucraina», incalza Marsilio, incrociando per un attimo lo sguardo con l’arcivescovo di Pescara e Penne, Tommaso Valentinetti, e il commissario per la Zes, Mauro Miccio, l’uno accanto all’altro, e anche loro in prima fila. «Abbiamo rimesso i conti a posto con una nuova capacità di spesa dei fondi dopo aver trovato una Regione che era agli ultimi posti», la prima stoccata al centrosinistra del presidente venuto da Roma che, quattro anni fa, al suo primo comizio a Francavilla al Mare, parlava a una platea certamente più ridotta e mossa dalla curiosità di conoscere il politico vicino a Giorgia Meloni partito da Tocco da Casauria verso la capitale per una maratona che lo ho riportato alle origini.
Al PalaBecci, nel porto turistico Marina di Pescara, Marsilio non parla di percentuali lievitate in quattro anni. Non dice che Fratelli d’Italia, da azionista di minoranza della coalizione, ora è il dominus. Parla invece di sanità e dice: «Abbiamo presentato numeri che hanno visto nuove assunzioni negli ospedali. Dopo aver trovato il deserto quattro anni fa, oggi possiamo dire di aver colmato le posizioni da primario, oltre ad aver assunto infermieri e altro personale». E sottolinea i risultati raggiunti sui fondi attratti: «Portiamo a casa centinaia di milioni di finanziamenti in vari campi dall'edilizia, alla scuola, alla sanità, gli interventi sull'idrico con una regione che quattro anni fa non aveva l'acqua potabile nelle case soprattutto d'estate in alcune località della costa. Per non parlare dell'acquifero del Gran Sasso uno dei grandi temi lasciati inevasi per vent'anni». È un susseguirsi di guanti di sfida al centrosinistra il suo, che sconfina nelle infrastrutture ferroviarie e stradali, tema caro al suo predecessore Luciano D’Alfonso.
«Mi riferisco alla pedemontana Teramo-Ascoli, la Montereale-Amatrice e al progetto pronto dell'Avezzano-Sora. Stiamo togliendo l'Abruzzo dall'isolamento che lo caratterizzava». Sul raddoppio della ferrovia Roma-Pescara afferma: «Nessuna chimera: l'opera si fa. Dopo cento anni di disinteresse per le ferrovie abruzzesi oggi lo Stato c'è».
Infine, quando tocca il tema dell’Autonomia differenziata, lancia uno sguardo al sottosegretario della Lega, Luigi D’Eramo, che lo segue dalla prima fila, e sottolinea: «Se lo Stato in alcune questioni è inefficiente, deve permettere alle Regioni di gestirle sul territorio: un esempio per tutti in Abruzzo» conclude, «è il dragaggio dei porti». E D’Eramo annuisce soddisfatto. Molto soddisfatto. (l.c.)
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