Marsilio: nessuna crisi, pronto a ricandidarmi

Il governatore: «Il Pd non esulti, noi abbiamo fatto un passo avanti»
Si meraviglia, si dispiace, si difende e poi rilancia. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, non gradisce gli attacchi che gli piovono addosso dal Partito democratico, considera «un passo in avanti per il centrodestra» il risultato elettorale e non ritiene una sconfitta aver perso quattro città su cinque al ballottaggio. Anzi, consiglia ai Dem di non raccontare «la barzelletta di una vittoria inesistente» e si dice pronto a ricandidarsi alla guida della Regione alle prossime elezioni. Ecco, diciamo che il leader di Fratelli d’Italia in Abruzzo non le manda a dire.
Presidente, allora Vasto, Francavilla e Sulmona vanno al centrosinistra, Roseto ai civici e Lanciano al centrodestra. Come commenta l’esito del voto?
Guardi che parlano i numeri. Potrei applicare la dottrina Letta, secondo cui nelle cinque grandi città in cui si votava, se il Pd avesse conquistato tre città, avrebbe cantato vittoria. Ebbene, qui in Abruzzo, nelle cinque grandi città e ovunque abbiamo votato il risultato è che il centrodestra ne conquista una e vince in tanti comuni minori. Il Partito democratico aveva quattro sindaci, di cui due uscenti, ne ha persi due – a Lanciano e a Roseto – e ne ha conquistato uno a Sulmona: il differenziale è a meno 1. Quindi, il Pd ha perso una città, mentre il centrodestra ne ha guadagnata una. Io non faccio trionfalismi per questo, ma neanche penso che gli squilli di fanfara li possa fare il Partito democratico».
Questa è una valutazione numerica, dal punto di vista politico che valore attribuisce al risultato?
Il centrodestra era in condizioni di partenza di difficoltà evidenti e storiche. A Vasto non vinceva da 15 anni e a Roseto non ha mai vinto. Erano città complicate per noi. Non solo, i pronostici degli addetti ai lavori davano addirittura un 5-0 e molti pensavano inoltre che la partita si sarebbe chiusa al primo turno, Non è andata così neanche ai sindaci uscenti. Menna ha vinto, onore a lui, ma ha dovuto faticare».
Il centrodestra non ha commesso errori?
Il difetto del centrodestra è stato quello di non aver rimesso insieme i pezzi dell’altra mezza città, e anche più, che non ha giudicato positivi i cinque anni di Menna. Guardiamo poi a Francavilla, dove i pronostici davano nettamente vincente la candidatura di Russo al primo turno. Ebbene, non è avvenuto. Poi che il Pd si intesti anche le vittorie di Roseto dove il sindaco uscente del Pd arriva quarto e il terzo classificato è Ginoble, nato nel Pd prima di passare Italia Viva, è davvero incredibile. E pensare che il povero Nugnes, quando il Pd ha fatto una dichiarazione di voto a suo favore, ha dovuto richiamare i suoi elettori per spiegare che non aveva fatto alcun accordo, altriementi rischiava di perdere la partita con Di Marco».
Su Roseto avverto che è particolarmente rammaricato.
Dispiace che a Roseto quella che noi consideriamo l’alternativa tradizionale al potere consolidato della città non ce l’abbia fatta, ma è arrivato a un onorevolissimo 44%, risultato che nessuno pronosticava per il centrodestra a Roseto. Nugnes è prevalentemente un candidato civico, sostenuto da aree civiche culturalmente orientate al centro e al centrodestra e anzi si è presentato alternativo al Pd».
Ha avuto contatti con i sindaci eletti?
Oggi (ieri ndr)ho sentito i sindaci eletti e ho spiegato a tutti che il presidente della Regione e la giunta sono a disposizione per costruire in futuro i progetti insieme. Più di uno ha garantito che non vuole essere utilizzato per strumentalizzare le elezioni».
A cosa si riferisce in particolare?
Sono certamente contrari alla guerriglia che il segretario del Pd, Michele Fina, sta utilizzando. Potrebbero usare più fantasia. Ribadisco ciò che ho già detto. Consiglierei maggiore sobrietà nel commentare questi risultati.
Lei teme che i risultati elettorali possano minare la tenuta della sua giunta?
Quando sono stato eletto queste cinque città non le governavo e la maggioranza dei consiglieri e dei sindaci aveva già fatto la campagna elettorale contro di me. Oggi Lanciano ha un sindaco di centrodestra. Perché dovrei preoccuparmi? Non mi sembra che vi sia una clamorosa difficoltà del centrodestra. Noi abbiamo evitato spaccature e divisioni, mantenendoci sempre uniti, con candidati credibili e con risultati corrispondenti alle aspettative. Voglio essere chiaro: il risultato non ci sfama e non ci disseta, ma pensiamo che sia solo un passo in avanti rispetto ai tanti che dobbiamo fare. Il Pd, al contrario, per raccontare la sua barzelletta si accredita anche vittorie che non ha o suona fanfare esagerate su piazze dove la vittoria è arrivata grazie al comportamento cristallino del centrodestra che ha contribuito a liberare la città da un ceto politico autoreferenziale.
Chiarisce questo punto?
Mi riferisco, a Sulmona, al gruppo di Gerosolimo, un soggetto che il centrosinistra ha fatto crescere e alimentare per troppo tempo. Finalmente i cittadini di Sulmona hanno dato il loro giudizio definitivo.
A livello nazionale, non pensa che la rivalità per la leadership tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni non stia producendo i risultati attesi per il centrodestra?
«Non capisco perché si enfatizza la rivalità che è la cosa più normale del mondo, perché si debba leggere rivalità tra due leader che hanno quasi sempre le stesse posizioni, o comunque molto simili, trovano l’accordo su tutto. Hanno condiviso le scelte sui candidati e su tutto il resto. Tutti lavorano per essere primi, qualsiasi partito, non ultimo Calenda, che ha un piccolo paritto che ambisce a diventare grande, come è accaduto a Fratelli d’Italia. Francamente è una domanda che non ha senso».
Forse ha senso perché una, la Lega, è forza di governo, e l’altra, Fratelli d’Italia, di opposizione?
Non mi pare la presenza al governo particolarmente rilevante come problema in questo momento.
Lei si ricandiderà?
Sì, è normale, anzi è anche morale che chi ha condotto per cinque anni un mandato, al termine di questo mandato si faccia giudicare dagli elettori. Non ho bisogno di utilizzare la Regione per arrivare a Roma, sono stato in entrambi i rami del Parlamento e se avessi avuto questo irrefrenabile desiderio di restare a Roma, ora ci starei.
Ma c’è chi ipotizza per lei un ruolo di governo in un potenziale esecutivo di centrodestra.
«È eccessivamente generosa come valutazione. Il mio dovere è quello di fare il presidente della Regione, continuare a farlo e completare il ciclo del doppio mandato per vedere realizzati i progetti, i cantieri e le opere che stiamo mettendo in campo.
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