Marsilio salva ancora Quaglieri e rimette in fila la maggioranza

27 Agosto 2024

Ottiene il sì alla Legge di assestamento con i tre articoli “corsari” inseriti dal suo assessore

FRANCAVILLA AL MARE. Marco Marsilio esce indenne dal vertice di maggioranza che ha convocato ieri mattina nell’hotel Villa Maria a Francavilla al mare. Al presidente della giunta regionale di Fratelli d’Italia non è stato difficile mettere nella stessa barca capra, cavoli e lupo. Marsilio infatti ha mantenuto in piedi il centrodestra che lo sostiene nel suo secondo e ultimo mandato, pur facendo da scudo umano, evitandogli la sfiducia, al suo assessore al Bilancio, Mario Quaglieri, che non nasconde il legame con Fabio Rampelli, capo della corrente minoritaria di FdI e spina nel fianco di Giorgia Meloni.
In poche parole, il governatore, dopo aver rimesso in riga, venerdì scorso, i consiglieri del suo partito, ha ottenuto il sì, seppure indigesto, anche dalla Lega, e da Forza Italia che non ha battuto ciglio, ai tre articoli contestati che Quaglieri ha inserito nella Legge di assestamento da votare oggi in Consiglio regionale, dopo l’ultima incognita da superare in prima Commissione Bilancio.
Ma è una fumata apparente bianca perché sotto il coperchio bolle ancora l’acqua nella pentola del malcontento, dentro e fuori FdI. E niente può escludere che oggi, in Commissione Bilancio, una capra mangi il cavolo o un lupo divori la capra. Le sorprese sono dietro l’angolo.
Lo ha fatto capire la Lega, attraverso le parole del capogruppo il Consiglio regionale, Vincenzo D’Incecco che, in qualità di presidente della prima Commissione, dopo aver diffidato Quaglieri dall’inserire in futuro articoli fuorisacco e pro domo sua in leggi di Bilancio, ha avvertito che quanto è accaduto il 6 agosto scorso in Commissione potrebbe riaccadere anche oggi. Ovvero, D’Incecco, non si porrà scrupoli a sbarrare nuovamente la strada alla Legge di assestamento con i suoi tre articoli corsari per finanziare la piscina di Lecce nei Marsi, il camposanto di Secinaro e un museo di Avezzano. Epilogo certo se oggi non si dovesse aprire la strada ad altre risorse per rifinanziare alcune norme taggate Lega. Questa è la politica.
L’ULTIMO CHIUDA LA PORTA.
Passiamo al colore. Alle 9 di ieri, Marsilio era già sul posto.
È stato il primo ad arrivare all’hotel di Francavilla dove alle 10 sarebbe dovuta cominciare la riunione. Ma Quaglieri si è presentato alle 10.51. È stato l’ultimo ad arrivare. Dopo di lui la porta della stanza che ha accolto la maggioranza al gran completo (esclusi i segretari dei partiti) si è chiusa, lasciando fuori fotografi e telecamere.
Polo, camicette, volti abbronzati e scanzonati: più che un vertice risolutivo sembrava una scampagnata di fine agosto. Ma a porte chiuse il clima è tornato plumbeo, ne sa qualcosa il presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, quando si è visto rispondere a muso duro dal marsicano Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia e rivale in casa di Quaglieri che invece è rimasto praticamente muto nelle due ore di summit. Con una sola eccezione quando si è lasciato scappare una battutaccia sui cervi da abbattere in Abruzzo. Ma questa è davvero un’altra storia.
PARLA MARSILIO.
Come da copione, il primo a prendere la parola è stato il dominus che, cesellando i termini, ha smussato gli spigoli, invocando l’unità e la compattezza nel centrodestra, assicurando che incontri, come quello di ieri, si rifaranno spesso, a partire dal prossimo dell’11 settembre (che non è una bella data), garantendo altre risorse disponibili nella Legge di assestamento (lo zuccherino per disinnescare la Lega) e, infine, chiedendo a tutti i presenti il via libera alla norma-Quaglieri con i tre articoli intrusi.
E gli oltre venti riuniti nell’hotel, chi mugugnando, chi turandosi il naso e chi stringendo i pugni (leggi Verrecchia e una parte dei meloniani che avevano firmato gli emendamenti contro Quaglieri), ob torto collo hanno detto sì.
Pericolo scampato per Marsilio. Ma non finisce qui.
PASSIAMO ALLA SANITÀ.
Il capitolo due del vertice è stato dedicato al disegno di legge, voluto da Marsilio, che dovrebbe istituire una “Struttura di missione”, con super poteri di controllo sui conti sempre più in rosso delle quattro Asl.
Una sorta di organismo che commissaria i manager delle aziende sanitarie e autocommissaria l’assessore, Nicoletta Veri e il suo dipartimento alla Salute. Sarà infatti la giunta a dare il primo via libera alla struttura che rivoluziona il controllo sui disavanzi Asl e sulle liste d’attesa al “modico” costo di un milione di euro in tre anni. Una spesa che ha spinto, ieri pomeriggio, la Cgil Abruzzo ad alzare subito le barricate. «Non si comprende la necessità di una ulteriore struttura che faccia quello che già fanno altri e con l’unica vera innovazione di un aumento di spesa, mentre si riducono servizi al cittadino per risparmiare», tuonano il segretario generale del sindacato, Carmine Ranieri, e quello della Fp Cgil, Luca Fusari che hanno chiesto di incontrare Verì.
Ma anche Forza Italia si è mostrata molto perplessa e la Lega alquanto critica. «Perché non ha una logica», spiega il capogruppo D’Incecco, «prorogare i manager, premiandoli, per poi commissariarli».
In effetti la contraddizione c’è. Ma l’assessore Verì, quasi a voler mettere le mani avanti, ha sdrammatizzato con una battuta che ci viene così riferita: «D’altronde anche l’ex governo, in una situazione complessa come il Covid, ha nominato un commissario».
E SCENDE IL SIPARIO.
Prima che il vertice salva-capra, cavoli e lupo finisca c’è anche il tempo per parlare di nomine negli enti strumentali della Regione e quindi di spoil system, arenatosi nelle secche dei partiti, cioè dei segretari che finora hanno tenuto sette riunioni infruttuose. Ma in questo caso Marsilio è stato perentorio e, rivolgendosi ad alcuni emissari di quei segretari intrufolatisi nella stanza, ha lanciato un messaggio chiaro e facilmente riassumibile in due frasi: è un ultimatum. Fate presto se no decido io.