Marsilio: un errore del governo l’obbligo di mascherine all’aperto

Il presidente: «Solo le Regioni devono modulare le restrizioni in base all’andamento della pandemia Ma il prossimo Dpcm dovrebbe dare indicazioni più chiare sulle feste che si svolgono in famiglia»
L’AQUILA. Una stupidaggine l’obbligo di mascherina all’aperto lì dove non si formano assembramenti. Ma misure più chiare per contenere le attività sociali sì, sopratutto in ambienti familiari dove il virus circola. E, per quanto riguarda gli aiuti economici, sono in arrivo provvedimenti per il settore della montagna. È un Marco Marsilio a tutto tondo quello che parla al Centro il giorno successivo all’incontro teramano col premier Giuseppe Conte.
Presidente Marsilio, la preoccupa l’aumento dei contagi nelle scuole e tra i ragazzi?
«Di scuole ce ne sono mille in Abruzzo, è chiaro che ogni caso ci preoccupa, soprattutto quando sono bambini e giovanissimi, però cerchiamo di dare la corretta dimensione al fenomeno: sui sei casi in dieci giorni c’avrei messo la firma all’apertura della scuola, dopodiché tutti facciamo il tifo e speriamo in zero contagi, ma non solo nelle scuole, anche negli ospedali, nelle Rsa, nelle famiglie. Non possiamo trasformare pochi casi in un allarme grosso. L’attenzione deve restare alta e per tale ragione tutti i giorni si fanno migliaia di tamponi e si interviene con strutture che ormai da sei mesi almeno sono sotto costante stress. Nessuno arretra di un millimetro».
Nel prossimo Dcm si ipotizzano restrizioni, dall’obbligo delle mascherine all’aperto alle chiusure anticipate dei locali. È d’accordo?
«No, non sono d’accordo. Penso che sia corretto procedere come è stato fatto finora, permettendo alle Regioni di modulare gli interventi e il livello delle restrizioni a seconda del quadro epidemiologico. Se ci sono regioni o parti di territorio in cui c’è una maggiore preoccupazione va bene, ma l’idea che si combatta il Covid facendo mettere la mascherina a una persona che sta a passeggiare da sola in mezzo a un parco, o comunque in perfetta solitudine per strada, mi sembra una stupidaggine; cioè la mascherina all’aperto va messa, ed è già prescritta, per tutte le persone che non possono evitare assembramenti anche all’aperto. La mascherina è già d’obbligo al coperto, nei luoghi chiusi e all’aperto quando si creano assembramenti. Quindi misure diverse da quelle attuali sembrano una inutile confusione o drammatizzazione del fenomeno. Francamente, non mi sembra questo il modo di abbattere il virus. Spero che il Dpcm non vada verso questa scelta».
Ritiene sufficienti le misure economiche fin qui introdotte? E la Regione ne adotterà altre a sostegno delle più svariate categorie?
«La Regione Abruzzo ha già fatto molto, soprattutto perché la capacità del governo di arrivare in tempo utile a distribuire risorse a chi ne aveva bisogno non è stata pari alle aspettative, quindi ci siamo trovati costretti anche a raschiare il fondo del barile e a fare più di una manovra importante. Stiamo distribuendo forti contributi, ci sono le graduatorie aperte per il fondo perduto e per altri provvedimenti. Adesso stiamo anche preparando altri provvedimenti per settori che erano rimasti fuori, dall’aeroporto agli impianti di risalita, ovvero l’economia della montagna. Ci siamo concentrati sulla ripartenza della stagione estiva e mi sembra che siamo riusciti a farlo con un certo successo. E adesso lavoriamo sulla stagione invernale, anche se è chiaro che l’inverno sia più complicato e delicato, visto che si è più esposti al virus e si è più fragili».
L’inverno alle porte. Qual avviso agli abruzzesi?
«Li invito a rispettare con serietà le restrizioni e le precauzioni. Molti dei nostri focolai, dei nuovi contagi, sono avvenuti per la sottovalutazione del fenomeno soprattutto nell’ambito domestico e familiare, quindi abbiamo avuto tanti focolai nati da feste private, battesimi, comunioni, matrimoni e compleanni in cui decine e decine di famiglie si sono incrociate e frequentate».
E non sarebbe il caso di adottare provvedimenti per limitare questi incontri?
«Attendiamo il prossimo Dpcm, ma se c’è bisogno di ritoccare qualcosa il Dpcm dovrebbe dare indicazioni più chiare su questo. All’estero, per esempio, si sono posti dei limiti, tipo non più di sei persone, per fare in modo che anche gli incontri, le feste, la normale attività sociale venissero contenuti e si evitassero numeri importanti. Ma dobbiamo anche evitare di cadere nell’ipocrisia: sono stato contrario alla chiusura delle discoteche, così come ho permesso l’apertura degli stadi e degli impianti sportivi. Ne ho parlato anche con il premier Conte a Teramo, gli ho spiegato che il mio problema non è il Milan o l’Inter a San Siro che hanno diritti televisivi e sponsor importanti per poter in qualche maniera surrogare gli introiti. Gli ho fatto presente che per gli sport minori, dalla serie C in giù nel calcio, piuttosto che la pallavolo o la pallacanestro, l’unica entrata per sopravvivere è quella che porta il pubblico. E non credo che negli stadi ci possano essere gli untori».
Che cos’altro ha detto a Conte?
«Diverse cose, abbiamo parlato anche del Recovery Fund. Gli ho fatto presente che nelle linee guida portate in Parlamento non c’era ad esempio il tema dell’utilizzo di questi fondi europei per la ricostruzione post-sisma e che un emendamento presentato dal gruppo Fratelli d’Italia, anche su mia richiesta, era stato respinto. Conte ha voluto rassicurare, e l’ha fatto pubblicamente, che intende utilizzare il Recovery Fund per il sisma. E al di là del sisma ci siamo intesi sul fatto che dobbiamo presentare dei progetti mirati e cantierabili. Stiamo facendo un lavoro serio, di scrematura e di confronto, anche all’interno dei Dipartimenti».
Quali sono questi progetti? Ci indichi le sue priorità.
«Abbiamo pronti progetti cantierabili, molto importanti dal punto di vista infrastrutturale, ad esempio sulla portualità abruzzese che è rimasta sempre indietro, visto che ho trovato porti insabbiati o sostanzialmente fermi nel loro sviluppo. Oggi abbiamo tutte le carte in regola per partire subito con i lavori, a cominciare dai piani regolatori approvati. Mercoledì sarò a Roma per un incontro con il ministro De Micheli, Zingaretti e Rfi a parlare della ferrovia Roma-Pescara. Il progetto lo abbiamo individuato e condiviso tra tutti gli attori, quindi siamo pronti a partire, ma bisogna metterci i soldi: costa diversi miliardi, almeno altri cinque o sei rispetto a quelli stanziati, ed è sicuramente un settore rispetto al quale fare un investimento che lascia il segno per la futura connessione del nostro territorio».
I vaccini contro l’influenza sono sufficienti per l’Abruzzo?
«I vaccini ci sono, ma in tutta Italia c’è un problema generale perché si teme un incremento notevole della richiesta che l’industria farmaceutica non è in grado di coprire. Alcune regioni con popolazione maggiore hanno fatto dei piani di vaccinazione molto ampi, vedi il Lazio che però ha avuto la bocciatura dal Tar, e si sono approvvigionate di milioni di dosi in più creando un effetto accaparramento sul mercato che ha penalizzato gli altri. Confido nel fatto, dopo aver parlato con ministero e Aifa, che entri in campo una sorta di potere di redistribuzione dei vaccini. Per cui anche qui non agiterei allarmismi ingiustificati che potrebbero provocare una disordinata richiesta. Il piano di vaccinazione è partito regolarmente e le Asl stanno procedendo a convocare i soggetti a rischio, quelli deboli, rispettando un calendario organizzato».
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