Martina a Londra: ho perso il lavoro ma resto e combatto

Il racconto di una 24enne che vive nella capitale britannica: «La situazione è preoccupante, ma il mondo può farcela»
PESCARA. «Ce la faremo. Col buon senso e tanta solidarietà nei confronti di chi sta rischiando la vita per noi, possiamo farcela».
È il messaggio di speranza che arriva da una ragazza abruzzese che vive a Londra, che ha appena perso il lavoro, ma non vuole tornare in Italia. Ci crede ancora nel suo sogno british e non intende arrendersi alla paura del coronavirus che sta dilagando anche in Inghilterra, dove pochi giorni fa ha perso la vita un cuoco 19enne di Nereto.
Pochi giorni sono passati da una city tranquilla che resisteva con «scuole aperte, i bambini che giocavano in giardino, la vita brulicante lungo le strade». Ora c'è una city, inizialmente titubante e in ritardo sulle precauzioni da prendere per affrontare l’emergenza e ora aggredita dal flagello del 2020, che sta chiudendo uffici, locali, ristoranti.
A Canary Wharf, quartiere di Londra a un tiro di schioppo dal centro finanziario di Bank, vive Martina Salvati, 24 anni, originaria di Avezzano, che d'estate adora tornare in vacanza a Pescara.
Laureata in Scienze Statistiche a Bologna, Martina, per due mesi ha lavorato come receptionist in un ristorante di lusso, il City Social. Fino a qualche giorno fa. Poi è stata licenziata perché il locale ha chiuso e mandato a casa i dipendenti. La ragazza, innamorata del suo sogno, non vuole lasciare la città che l'ha accolta due mesi fa.
Le mancano tremendamente mamma Simona e nonna Antonietta e i due pappagalli, Noel e Balù, ma no «in Abruzzo non ci torno», dice al Centro, «la situazione è preoccupante e sicuramente non troverò lavoro». Rimbalzano inquietanti le immagini dell'Italia nella patria della regina Elisabetta, sempre più assediata dal virus e dove è rimasto contagiato anche il primo ministro, Boris Johnson.
Martina, com'è la situazione a Londra?
Dell'Italia si diceva fino a pochi giorni fa che era un Paese troppo contaminato dal virus. Che nessuno voleva rientrare in patria, per questo. Io stessa non voglio tornare, benché sia molto preoccupata per mamma e nonna che mi vorrebbero a casa. Ma considero Londra la mia seconda patria, ho tanto desiderato vivere qui, dove risiedono migliaia di italiani, molti rimpatriati, tra cui tanti abruzzesi. Ho tanti amici. Ora però anche qui è dura.
Che cosa sta accadendo?
Hanno chiuso gli uffici della city, ma tutti lavorano in smart working e i ristoranti mandano a casa i dipendenti. Il primo ministro Boris Johnson ha aumentato la quarantena per gli anziani e chiede di restare chiusi in casa. Ci sono stati tanti ritardi nel prendere coscienza della situazione, ma davvero qui fino a pochi giorni fa le strade brulicavano. Mi colpisce qui, l'assalto ai supermercati per acquistare la carta igienica. Nelle farmacie le mascherine si vendono sfuse: io non le ho prese, è poco igienico. Di contro, però, fino a poco tempo fa c'erano zone, come la mia, Canary Wharf, dove le scuole erano aperte e i bambini giocavano nei cortili allegramente, bus e auto transitavano tranquillamente. Tanta gente anche in metro. Io sono uscita a passeggiare senza timore, sempre indossando la mascherina e rispettando le dovute precauzioni, non si sa mai.
Ha paura?
Mi fa paura ciò che sta accadendo a Pescara, in Abruzzo e nel mondo. Siamo nel bel mezzo di una apocalisse e non sappiamo come e quando finirà, questo mi terrorizza. Molti si stanno affidando alla fede per trovare conforto, sono momenti difficili per tutti.
Lei ha perso il lavoro: che cosa farà adesso?
Sono in malattia forzata (ride) per 14 giorni che però mi vengono pagati, ma sono pochi 100 pound, circa 120 euro, a settimana a fronte di uno stipendio, che avevo, di 1700 pound al mese. Con queste cifre non riuscirò a pagare l'affitto e vivere. Fortuna che sto per avere un nuovo incarico in una azienda di servizi informatici che mi consentirà di lavorare da casa con un salario garantito. Non voglio tornare in Abruzzo perché, dopo questa bufera, per i giovani sicuramente sarà difficile trovare lavoro.
Secondo gli occhi e il cuore di una 24enne, come si affronta questa emergenza mondiale?
Con buon senso e tanta solidarietà nei confronti di chi è in trincea per salvare vite umane e chi sta soffrendo.
Quando tutto questo sarà finito, il suo desiderio?
Riabbracciare mamma e nonna.

