«Maschi e minorenni: ecco i “prostituti” di strada»

29 Aprile 2017

L’associazione On the road lancia l’allarme su un fenomeno in crescita Privilegiano la stazione centrale, ma il fenomeno va da Francavilla a Silvi

PESCARA. Sono maschi che vendono il loro corpo ad altri maschi per pagarsi la dose. Hanno tra i 20 e i 25 anni e sono prevalentemente stranieri, romeni, moldavi, bulgari, ma anche italiani. Sono una dozzina (ma è difficile tenere il conto perché si spostano in fretta da una città all'altra per non essere rintracciati e identificati dalle forze dell'ordine) e si appostano di sera, sulla strada, davanti alla stazione centrale, in attesa dei clienti.
Sono i giovani "prostituti" di Pescara. I ragazzi di vita della città veloce, crocevia di un traffico di malavita geograficamente strategico da nord a sud, complice la fascia costiera adriatica che attrae spaccio e marginalità da altre regioni italiane. Per questi motivi, Pescara diventa fulcro regionale della prostituzione maschile e anche di quella minorile. Adolescenti, ragazzi e ragazze, tra i 15 e i 17 anni (nel passato intercettati anche tredicenni dagli operatori sociali delle unità di strada, On the road e Caritas) spinti a prostituirsi per uscire da una condizione familiare di miseria ed emarginazione.
«Il fenomeno della prostituzione maschile è variegato e complesso», spiega Antonello Salvatore, responsabile del polo cittadino di On the road, associazione che dal 1990 interviene nel contrasto alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale e lavorativo e per dare sostegno alle persone che ne sono vittime, «C'è una popolazione di giovani omosessuali che usa il web per vendersi ad altri omosessuali, si tratta di una realtà più sommersa, complicata da quantificare. Poi ci sono i ragazzi di vita di pasoliniana memoria che aspettano i clienti sulla strada. Sono stranieri, romeni, moldavi, bulgari, anche italiani, con problematiche relative alla tossicodipendenza, che si prostituiscono per pagarsi la dose e per vivere».
Dove lavorano e quanti sono? «Soprattutto alla stazione centrale, di sera. Sono una dozzina, ma i numeri variano continuamente perché hanno una tale rapidità di spostamento, spinti anche dai loro sfruttatori che li costringono a cambiare piazze velocemente per non essere rintracciabili e identificabili, che diventa difficile monitorarli sia per le forze dell'ordine che pattugliano le diverse zone, sia per gli operatori delle unità di strada che tentano gli approcci e cercano di avvicinarli per poterli aiutare a uscire da quel mondo di solitudini».
Chi sono i loro sfruttatori? «Non pensiamo a organizzazioni criminose strutturate, ma a singole persone che organizzano i loro piccoli traffici». Il responsabile dell'associazione cittadina che conta 11 operatori sociali e 30 volontari tra medici e cittadini comuni (120 unità in Abruzzo), rivela la presenza di minori che si prostituiscono, età tra i 15 e i 17 anni.
«Ci sono anche bambine, nigeriane, romene, che vengono utilizzate allo scopo per dare aiuto ai genitori; si tratta di uno sfruttamento connesso a una condizione familiare di degrado culturale, di povertà che aumenta laddove mancano i diritti. In passato, abbiamo intercettato anche bambini tredicenni, vittime dello sfruttamento sessuale. E registriamo anche il fenomeno della prostituzione diurna nella zona della Tiburtina, dove operano ragazze alle prese con tossicodipendenza e malattie».
On the road, con le sue diramazioni locali, opera su un territorio vasto tra Marche, Abruzzo e Molise.
«Pescara», prosegue Salvatore, «è un crocevia dello spaccio, favorita dalla posizione geografica e della fascia costiera adriatica. E' un palcoscenico del disagio di tutta l'area metropolitana, una città catalizzatrice di spaccio e marginalità dove si sviluppa la massima concentrazione di fenomeni in aumento come la prostituzione maschile».
Ma d'altronde, analizza il responsabile provinciale di On the road, «la prostituzione prolifera laddove c'è una domanda fortissima e a Pescara c'è. E dove c'è una domanda così forte, c'è una altrettanto forte offerta. Chiediamoci perché, per esempio, tanti proprietari di case e alloggi affittano agli operatori della prostituzione. Ci sono decine di case sempre pronte per essere affittate nei quartieri dormitorio perché le prostitute pagano bene, in contanti, e restano poco tempo negli alloggi perché si trasferiscono spesso da una città all'altra. Una manna per gli affittuari che monetizzano in fretta».
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