Masha: «Mia madre da casa ha filmato bombe e orrore»

2 Marzo 2022

La figlia dell’autrice racconta da Pescara il video che ha fatto il giro del mondo

L’esplosione “a grandine” di un missile Grad. E le colonne di fumo e macerie che si alzano intorno al tetto rosso della torre della caserma dei vigili del fuoco. Le immagini hanno fatto il giro del mondo grazie ai social. Lì, proprio sotto alle esplosioni, c’è uno dei grandi parcheggi sotterranei in cui gli ucraini si rifugiano dalle bombe russe. Ma quella strada fino a pochi giorni fa pullulava di vita: lì vicino c’è una scuola, ci sono i negozi e c’è un supermercato. A 600 metri c’è una clinica pediatrica, a un chilometro un altro ospedale. Tutto intorno gli alti condomini della periferia nord residenziale della città di Charkiv. Non ci sono strutture militari. La stessa città, una delle più ferite dalla guerra, a un passo dalla Russia e da quel Donbass conteso, ha visto anche la distruzione della sua piazza principale. Si chiama proprio piazza della Libertà ed è la più grande d’Europa, oltre che cuore, centro culturale e sociale di una metropoli da un milione e mezzo di abitanti.
Ma due giorni fa, durante l’attacco alla caserma dei vigili del fuoco della periferia nord, c’era una donna affacciata da una delle centinaia di finestre di un condominio di 15 piani. La finestra è quella della cucina di Svetlana. Lei fa in tempo ad attivare la telecamera del suo telefono e riprende l’esplosione. Con lei in casa ci sono gli anziani genitori, che vivevano in una zona più sicura rispetto a quella in cui risiede la figlia, ma hanno dovuto lasciare la propria casa perché usata come linea di trincea della resistenza ucraina. E ci sono anche altri membri della famiglia di Svetlana, tra cui una bimba di sei anni. Non c’è però il figlio adolescente: è bloccato in un’altra città, dove stava partecipando a un torneo di calcio per piccoli talenti. In queste ore sta cercando di raggiungere la Polonia. Nessuno dei genitori dei 21 ragazzini, così come di tutti gli altri ucraini, si aspettava una guerra.
Siamo nell’epoca dei social e internet funziona ancora nell’Ucraina in fiamme. Svetlana diffonde il video che fa il giro del mondo, condiviso anche dal governo del suo paese. La aiuta l’altra figlia, che si trova a Pescara. Si chiama Masha Yerokhova, è in Abruzzo da 7 anni, ha 25 anni. È una personal trainer, ha da poco aperto un’attività, ma è anche molto seguita e conosciuta grazie ai social. Sa bene come funzionano le leggi della comunicazione. Anche grazie a lei, a migliaia di chilometri di distanza dalla guerra, tutti ora possono sapere che i russi in Ucraina attaccano anche zone residenziali e lo fanno con temibili missili Grad ad esplosione multipla.
LA GUERRA ALLA FINESTRA
«Sento mia madre ogni giorno, continuamente», spiega Masha, «mi dice che vivere nella mia Charkiv ora è come vivere in un incubo, o in un film dell’orrore. Nessuno si aspettava la guerra. In una situazione del genere non sai cosa fare. Vivi tra le bombe e la paura. Sono stati distrutti zoo, cliniche e persino scuole. Vedi i cadaveri e i feriti. Tra questi qualche volta anche soldati russi, che vengono curati: non è colpa loro questa guerra e sono persone come noi. E poi fin dalla prima elementare ci hanno sempre insegnato che ucraini, russi e bielorussi sono fratelli. Hanno la stessa età degli amici di venti anni che ho lasciato a Charkiv, che studiavano o lavoravano, poi all’improvviso hanno dovuto compiere scelte difficilissime. Come scappare. La guerra è una cosa orrenda».
Continua la giovane ucraina: «La mia famiglia si rifugia in uno scantinato durante gli attacchi aerei. Nessuno del resto ha un bunker vero e proprio in cui nascondersi in un paese civile. Chi non ha un posto per ripararsi può recarsi nella metropolitana. Lì c’è chi dorme persino nei treni. A loro mancano acqua e viveri. Ci sono i volontari che li assistono, ma reperire i beni di prima necessità è sempre più difficile».
LA GUERRA VISTA DA PESCARA
«Sono angosciata, non riesco a lavorare e guardo costantemente il telefono, per aggiornarmi e per avere notizie dalla mia famiglia», continua commuovendosi Masha, «sono estremamente preoccupata per i rischi che corrono loro e che corre la mia gente. Sono preoccupata per il futuro di un paese, come quello ucraino, che vuole l’Europa e che si sente europeo. E sono distrutta anche perché non posso fare niente di concreto per loro».
Aggiunge la giovane: «Quello che mi sta salvando è internet, il fatto che funzioni ancora in Ucraina è una fortuna nel dramma. Da una parte perché posso sentire mia madre. Dall’altra perché qualcosa in realtà posso farlo. Innanzitutto posso condividere le immagini che arrivano dall’Ucraina e che riprende lei stessa dalla finestra di casa. Posso documentare quello che sta succedendo, per sensibilizzare gli italiani e gli europei mostrando loro che vengono colpite anche zone residenziali. Ma il mio obiettivo è anche quello di smuovere le coscienze dei russi tramite i social. Sappiamo che loro non vogliono la guerra contro i fratelli ucraini».
Continua: «L’altra cosa che posso fare è attivarmi per far sì che arrivino gli aiuti per la popolazione che resiste in Ucraina. Servono acqua, cibo, pannolini, coperte e medicinali. Possono portarli gli autobus che continuano a fare la spola tra Ucraina e Italia come un tempo. Ma si stanno allestendo anche trasporti organizzati: c’è chi ha chiesto le autorizzazioni per recarsi in Ucraina. Poi ci sono le centinaia di migliaia di ucraini che stanno fuggendo e si trovano nei paesi europei confinanti. Anche loro hanno bisogno di tutto. Praticamente in ogni comune abruzzese si stanno aprendo centri di raccolta, come quello nella stanza 26 del municipio di Pescara. Anche io partirò, forse per il confine con la Polonia. Per portare aiuto e per riabbracciare mio fratello».