Massaggi a luci rosse: condanna per due cinesi

5 Febbraio 2020

Montesilvano. La sentenza sette anni dopo la maxi operazione dei carabinieri Assolta la titolare del centro benessere. Una moglie tradita fece scattare il blitz

MONTESILVANO. Finisce con due condanne e un’assoluzione una tranche di una maxi operazione condotta dai carabinieri di Montesilvano che nel 2013 smantellarono un vasto giro di prostituzione cinese.
Ieri i giudici del tribunale di Pescara hanno condannato la cinese Haicha Wu e il suo connazionale Youliang Zhao alla pena di 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione ciascuno, e assolto la titolare del centro benessere Lin Lin, che si trovavano a Montesilvano in via Verrotti e via Puglie, per non aver commesso il fatto.
Le accuse, come detto, riguardavano il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
L'operazione dei carabinieri, conclusa alla fine di giugno del 2013, denominata operazione “Relax”, era finalizzata a colpire un vasto giro di prostituzione celata, come quasi sempre accade in casi del genere, dietro la facciata di centri benessere che tutto fanno meno che le attività estetiche.
I militari della compagnia di Montesilvano operarono in forze, e contemporaneamente, sia a Montesilvano che a Città Sant'Angelo, su disposizione di due magistrati della procura di Pescara, Paolo Pompa e Giuseppe Bellelli.
Ci furono misure cautelari eseguite e la coppia condannata figurava fra gli indagati arrestati.
Il filone giudicato ieri era quello di cui si era occupato il sostituto procuratore Paolo Pompa. La denuncia che fece scattare le indagini partì da una moglie che, insospettita, voleva scoprire se il marito, effettivamente, frequentando questi centri benessere, la tradisse.
E così diede incarico al fratello di andare in uno di questi centri per verificare cosa si facesse, scoprendo che suo marito tutto avrebbe potuto fare fuorché risolvere quel suo problema di lombosciatalgia.
Come accertarono anche i carabinieri, lì dentro non si facevano solo massaggi, ma anche e soprattutto prestazioni sessuali: insomma, erano veri e propri locali a luci rosse.
Wu e Zhao erano, secondo l'accusa, i gestori di due esercizi denominati appunto “Centri benessere Lin Lin”. E sempre secondo il capo di imputazione, in quei centri, «il personale femminile, dietro il pagamento di corrispettivi in denaro, praticava ai clienti prestazioni sessuali», di tutti i generi.
Una delle accuse più pesanti è quella secondo cui i due imputati condannati avrebbero reclutato una connazionale per farla lavorare lì con loro.
Ma, vista la resistenza di quest’ultima, che probabilmente pensava di dover fare massaggi e non altro, i due l’avrebbero convinta a prostituirsi, «percuotendola con violenti pugni sferrati alla testa allo scopo di vincere ogni sua resistenza».
Una condotta che, stando all’accusa contestata dalla procura, sarebbe stata aggravata dall’impiego della violenza e che le attività di prostituzione sarebbero state espletate nei confronti di più persone.
La richiesta di rinvio a giudizio è del marzo del 2015 e la fine del primo grado di giudizio è giunta ieri, dopo quasi cinque anni.
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