Massimiliano, Vincenzo e Yelfry: tre storie di caduta e di riscatto

Il fuciliere detenuto in India, il pugile vissuto ai margini della legalità e lo chef ferito mentre lavorava «Dieci anni di privazione della libertà», «La vita dura più riprese», «Bisogna sempre rialzarsi»
GUARDIAGRELE. «Sì, sono andato al tappeto ma la vita è un incontro meraviglioso che dura più riprese», scrive Vincenzo Mangiacapre, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra del 2012, terzo ai mondiali e agli europei, nel suo libro “Senza guardia”.
«Questo racconto nasce dal desiderio di far conoscere la storia, quasi incredibile, che mi è toccato vivere, senza alcuna colpa, ma solo per aver fatto il mio dovere: dieci anni di privazione della libertà e di sofferenza sulla base di accuse infamanti, poi risultate infondate».
È l’incipit della prefazione di un libro che racconta la drammatica vicenda di Massimiliano Latorre, il marò rimasto sequestrato in India dal 2012 al 2022. E poi c’è Yelfry Rosado Guzman, lo chef ferito dietro il bancone di un locale di piazza Salotto a Pescara e per questo rimasto paralizzato, condannato a una sedia a rotelle, ma che non ha perso la voglia di vivere. Anzi, ha una nuova sfida da vincere: far diventare la boxe in carrozzina uno sport completo in cui sia possibile anche muoversi sul ring. Questo è il suo obiettivo, il suo motivo di esistere oggi.
Tre storie di riscatto nella vita, tre campioni dello sport e di vita sono saliti sul palco di “La Terrazza d’Abruzzo dello sport”, nella serata conclusiva di una manifestazione che ha visto premiare decine di atleti di eccellenze non solo abruzzesi. E non solo dello sport. La serata è iniziata con un filmato coinvolgente che ha riassunto la vicenda di Massimiliano Latorre, il luogotenente del Battaglione San Marco che con il suo collega Salvatore Girone, venne accusato ingiustamente dell’omicidio di due pescatori indiani, mentre loro erano in servizio su una petroliera in una zona rischiosa davanti alla costa indiana. Rischiosa per la presenza di pirati. È il 15 febbraio 2012 quando Massimiliano, Salvatore e altri quattro marò avvistano un barchino avvicinarsi in modo sospetto verso la Enrica Lexie. Seguendo il protocollo intimano l’alt e il protocollo prevede, e prevedeva, dei flash con un particolare attrezzo, il panerai, degli urli di sirene, dei colpi traccianti sparati nello specchio d’acqua che separa l’imbarcazione sospetta dalla petroliera.
Quello che accade un’ora dopo ha dell’incredibile. I due marò Latorre e Girone, con l’inganno vengono fatti scendere nel porto di Kerala e lì arrestati. Comincia per Massimiliano Latorre un calvario che dura dieci anni: sofferenze, dolore e la malattia, un ictus che gli segna il resto della vita. Ma lui ha uno scopo da raggiungere: far sapere a tutti che il 30 gennaio 2022, un giudice, non indiano, ha decretato la sua assoluzione, non ha mai ucciso i due pescatori. Ora che la storia è stata quasi dimenticata, dopo che per 10 anni ha tenuto banco, è importante che tutti lo sappiano, E per questo motivo Massimiliano sale sul palco anche a Guardiagrele, racconta quei momenti e tutto quanto è avvenuto dopo. L’Abruzzo, Guardiagrele, il sindaco Donatello Di Prinzio lo accolgono con gentilezza, calore e passione, e questo lo ripaga.
C’è poi la storia del pugile di Marcianise che si lascia alle spalle un pezzo di vita fatto ai margini della legalità. Un confine che Vincenzo Mangiacapre ha anche superato. Dagli arresti domiciliari, però, esce e si riscatta, sale sul ring e lo sport gli permette di cambiare vita, di insegnare anche agli altri detenuti la nobile arte della boxe, di salire sul podio persino in una competizione olimpica e oggi nel libro “Senza guardia” racconta la sua storia che il pubblico di Guardiagrele ha potuto rivivere quando Vincenzo, intervistato sul palco da Mila Cantagallo, l’ha raccontata.
E infine uno dei momenti più emozionanti di una serata ricca è impreziosita dalla premiazione di Yelfry, lo sfortunato chef rimasto vittima di una persona dichiarata seminferma di mente, condannata a una duplice pena, 12 anni di carcere più cinque di ospedale giudiziario, che non gli ha tolto però la speranza e la forza di vivere. Lui stesso, al momento della premiazione, davanti a una platea ammutolita, ha raccontato che nella vita bisogna sempre rialzarsi. E lui riesce a farlo pur restando paralizzato su una carrozzina.
Yelfry ha uno scopo, un sogno: rivoluzionare le regole della boxe in carrozzina e farla diventare una boxe in movimento sul ring. Attualmente questo sport prevede solo che i due pugili combattano da fermi. Ma lui ha detto: «Per me la carrozzina è diventata un paio di gambe, devo potermi muovere».
Dopo aver espresso un giudizio sulla condanna del suo feritore – «Sono contento che sia finita così, la giustizia ha fatto il suo corso» – ha accolto sorridente l’applauso della gremita platea in piazza San Francesco e poi la targa che gli ha consegnato il marò, accanto al quale c’era anche il campione di boxe. Tre storie di riscatto, tre campioni nella vita e nello sport.
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