Mastramico, minacce e terrore: «Non scherzare con il fuoco»

Dalle carte dell’inchiesta la testimonianza del custode dello stupefacente raggiunto in carcere con un pizzino: «Spero che non hai fatto nomi». E un cliente debitore racconta: «Claudio disse che mi avrebbe accoltellato»
PESCARA. È stato il grande lavoro dei carabinieri di Montesilvano a permettere alla magistratura pescarese di smantellare la roccaforte di Elice: la villa bunker dalla quale Claudio Mastramico e suo figlio Toni, gestivano lo smercio di grossi quantitativi di droga (cocaina, marijuana e hashish), «avvalendosi della collaborazione di plurimi e fidati pregiudicati locali: risulteranno essere al centro di una fiorente attività di spaccio estesa alle provincie di Pescara, Teramo e Chieti».
Nella misura cautelare chiesta dal pm Andrea Di Giovanni e firmata dal giudice Fabrizio Cingolani, sono stati raccolti tutti gli elementi d’accusa che in un certo senso blindano questa inchiesta: intercettazioni, riprese filmate, messaggistica whatsapp, sequestri di grosse quantità di sostanze stupefacenti e diversi e importanti arresti. Ma la ciliegina sulla torta è data dalle dichiarazioni di un custode della droga (obbligato dai Mastramico) e di un assuntore minacciato pesantemente per non avere pagato non il costo della cocaina (50 grammi), ma gli interessi di 1.000 euro applicati da Claudio Mastramico per il ritardo nei pagamenti. Il custode viene chiamato in causa dai Mastramico e da Morris Guarnieri, dopo che il loro deposito, perfettamente occultato dietro la loro villa in una zona impenetrabile per la fitta vegetazione, era stato scoperto dai carabinieri che erano riusciti a sistemare una loro telecamere nella parte posteriore della villa bunker che aveva sensori e telecamere dappertutto per evitare le visite delle forze dell'ordine.
Ed ecco che la droga finisce, suo malgrado, nella adiacente azienda agricola del vicino, obbligato a custodirla. Ma quando quest'ultimo finisce in carcere dopo che i militari ritrovano a casa sua chili di droga, bisogna che il custode non parli. E qui iniziano le minacce.
In carcere, tramite Valentino Sessa (che prendeva ordini anche telefonicamente con un cellulare nascosto in cella), i Mastramico fanno arrivare un “pizzino” al custode, con l'invito a cambiare avvocato e a nominare il loro, precisando anche cosa avrebbe dovuto riferire al giudice nell’interrogatorio: e cioè che la droga gli era stata data da un albanese sconosciuto.
E quando il custode esce dal carcere, prontamente viene avvicinato da Claudio: «Spero che tu non hai fatto i nomi perché sennò lo sai come va a finire...queste cose si pagano. Hai combinato un casino, hai messo i carabinieri dietro a tutti noi». E poi ancora: «Per un caso del genere ci vuole un buon avvocato non una mattarella di Pescara: tu non lo hai voluto e adesso lo sconti, la paghi».
E il custode riferisce agli inquirenti che loro temevano che avesse fatto i loro nomi e quello di Morris, ribadendo che la droga che gli sequestrarono a casa era comunque loro. Il teste era spaventato. «Perché loro», dice agli investigatori, «possono avere accesso a casa mia e quindi, se vogliono...possono fare come gli pare a casa mia». E parlando di Toni Mastramico il custode spiega: «È un tipo che se gli parte la brocca non si fa problemi a fare danni».
Stesso trattamento avevano riservato a uno dei loro “clienti”, dal quale pretendevano 1.000 euro in più per il ritardato pagamento della cocaina. In questo caso le minacce erano tramite la chat Telegram (che poi si cancellava automaticamente). Ma il cliente, ormai a contatto con i carabinieri, chiamava e rispondeva a Claudio Mastramico davanti a loro. Minacciavano di andare dal padre per costringerlo a pagare. «Non scherzare con il fuoco, tu non sai chi sono io», gli scriveva Claudio. «È un anno che ti aspetto, basta con le tue cazzate, vediamoci porco, che ti insacco».
«Aveva minacciato di accoltellarmi», riferiva la vittima ai carabinieri, «e io avevo paura. Claudio è un tipo imprevedibile e violento, quindi il motivo per cui non voglio affrontarlo è lo stesso per cui non intendo denunciarlo perché temo ripercussioni da parte sua o che lo stesso possa servirsi di terze persone per farmi del male: lui è solito frequentare persone malavitose straniere o zingari o buttafuori che lo stesso retribuisce per il recupero crediti tramite atti violenti e persecutori».
Domani il gip Cingolani interrogherà in carcere i due Mastramico e Guarnieri, mentre la prossima settimana gli altri che hanno l’obbligo di dimora (Stefano De Leonibus, Valentino Sessa, Simone Grimani e William Iachini) e la moglie di De Leonibus, Lorenza Di Matteo, che ha l'obbligo di presentazione alla pg.

