Matrone: «Ci manca solo che mi denuncino»

PESCARA. «Un atto che tradisce il nervosismo della Prefettura: ci manca anche che mi denuncino». Giampaolo Matrone reagisce con queste parole alla notizia della nota riservata con cui la Prefettura...
PESCARA. «Un atto che tradisce il nervosismo della Prefettura: ci manca anche che mi denuncino». Giampaolo Matrone reagisce con queste parole alla notizia della nota riservata con cui la Prefettura ha segnalato la sua visita a sorpresa dello scorso 19 ottobre nell’ufficio della funzionaria che non credette all’allarme telefonico il pomeriggio del 18 gennaio, subito dopo la valanga che aveva abbattuto l’hotel Rigopiano. In una nota affidata ai legali che lo assistono, Matrone spiega i motivi di quella «incursione», compiuta semplicemente per chiedere lumi alla famosa funzionaria che respinse in malo modo l’allarme telefonico di Quintino Marcella per l’hotel crollato, ma non solo. La lettera del prefetto, come è scritto nella nota della società che lo assiste, «più che un invito ai magistrati di aprire un procedimento per l’accaduto nei confronti di uno dei sopravvissuti».
«Ci rido sopra, per non piangere», esordisce Matrone. «Secondo il prefetto avrei destabilizzato l’ambiente e i funzionari, che sono stressati per quanto successo. E io? Sono rimasto sepolto per oltre sessanta ore sotto le macerie, ho perso mia moglie, sono rimasto invalido: non posso più usare la mano destra e cammino a fatica. E sono nove mesi che mi batto per le vittime, per avere giustizia, tra mille ostacoli, come questo. Io no, non sono stressato!».
Matrone parla di un atto inspiegabile da parte della prefettura nei suoi confronti : «Se hanno assunto quest'iniziativa, che francamente potevano risparmiarsi significa che hanno paura delle indagini. In effetti, i regolamenti individuano nel prefetto il cardine della struttura di comando e di coordinamento dei soccorsi nel caso di calamità naturale. A lui spetterebbe anche l’attuazione del Piano d'intervento della Protezione Civile, documento a quanto pare fantasma in Prefettura. Quindi, più che adoperarsi per sterili iniziative contro la mia persona, gli consiglierei di far luce su altri aspetti. Solo inutili allarmismi e interventi che lasciano l’amaro in bocca al pensare che, se si fosse agito con coscienza e carattere quel 17 gennaio 2017, anziché adesso, forse ci sarebbero stati 29 morti in meno, un invalido in meno e tantissime coscienze pulite. Invece, purtroppo..., ed è questo, forse, che mi spinge a non arrendermi, né ora né mai».
A tal proposito, Matrone ha accolto con una certa sorpresa anche la notizia, «che prima non era mai uscita», del procedimento disciplinare a carico della funzionaria in questione. «Il vice prefetto sostiene che non sarà indagata, ma allora perché è stata punita?», si chiede il sopravvissuto.
«E comunque», aggiunge riferendosi allo scorso 19 ottobre, «io quel giorno non ho fatto nulla di male, come peraltro è stato documentato. Come un normale cittadino, mi sono recato negli uffici della prefettura, in un giorno e in un orario di apertura al pubblico, e le ho solo chiesto spiegazioni per il suo comportamento. Se ogni cittadino che entra in un ufficio per lamentare il lavoro di un impiegato pubblico venisse denunciato, allora tutta l’Italia sarebbe rinviata a giudizio. Io ho la coscienza a posto. Mi denuncino pure».
E se dovesse succedere, hanno già chiesto di essere denunciati anche i rappresentanti del Comitato che il 18 ottobre l'hanno accompagnato nella sua visita in Prefettura, e che hanno subito espresso tutta la loro solidarietà nei confronti di Matrone.
«Il nostro assistito non ha commesso alcun reato, non ha aggredito nessuno e non è stato in alcun modo offensivo nei confronti della funzionaria della Prefettura», dichiara Ermes Trovò, presidente di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, comprese le catastrofi, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui Matrone si è rivolto per ottenere giustizia «Le ha solo chiesto spiegazioni sul modo in cui ha gestito la vicenda», continua Trovò, «spiegazioni che riteniamo siano dovute ad una persona che ha pagato un prezzo così alto nella tragedia. Vogliamo sperare che non mirino all'apertura di un fascicolo penale nei confronti di Giampaolo Matrone: dopo tutto quello che ha patito, sarebbe veramente il colmo». (c.s.)

