Mattarella: «Guardiamo al futuro con fiducia»

11 Febbraio 2020

Università di Teramo, la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno accademico

TERAMO. Un anno accademico sotto i migliori auspici, quello aperto ufficialmente ieri all’Università di Teramo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Per la prima volta l’ateneo teramano, istituito nel 1993, ospita un capo dello Stato. E l’ateneo ha accolto con una sontuosa cerimonia la più alta carica dello Stato, nell’aula magna “Croce”. Una cerimonia che al di là degli ermellini e degli inni è stata densa soprattutto di contenuti. L’università di Teramo ha voluto presentare al presidente, al ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi e alle centinaia di presenti, la sua essenza. E l’ha fatto certamente con le parole del rettore Dino Mastrocola, ma anche con alcune testimonianze che hanno raccontato l’anima del piccolo ma dinamico ateneo.
I RAPPORTI CON LA SOCIETÀ. E Mattarella, nel suo intervento conclusivo, parlando a braccio, ha colto l’essenza dei messaggi, tracciando un profilo dell’Università e del suo ruolo. Innanzitutto il presidente ha valorizzato il rapporto fra l’Università di Teramo e il territorio in cui si colloca, citando Manfredi che «ha posto l’accento sul rapporto indispensabile tra università e società in cui essa è inserita. Mi sembra che questo sia emerso con costante chiarezza durante gli interventi che abbiamo ascoltato», ha osservato Mattarella. Il presidente ha colto anche la sua vocazione “internazionale”: «il magnifico rettore, nella sua relazione, ci ha offerto un quadro completo e coinvolgente di questo ateneo e ha sottolineato l’attitudine alla collaborazione internazionale che si inserisce in quello che ha definito un carattere di questa Università come comunità aperta e inclusiva, che si svolge e può esprimere questo ruolo per la passione, cui ha fatto cenno il rettore, come elemento indispensabile per l’impegno che qui si spiega».
LA FABBRICA DI IDEALI. «La nostra Università è una bellissima comunità di persone, formata da studenti e docenti che lavorano in maniera sinergica»: così l’ha descritta Emanuela Testa, presidente del consiglio degli studenti. E ancora: «La nostra Università non è solo una fabbrica di saperi, ma una scuola di ideali e di valori». Importante perchè «la cultura è sinonimo di democrazia, se manca la prima, vacilla la seconda». «La dottoressa Testa», ha sottolineato il Capo dello Stato, «ha parlato di una comunità, di una scuola di ideali e di valori; ha anche fatto riferimento all’importanza della cultura come elemento essenziale della democrazia, sottolineando che questa vacillerebbe se la cultura venisse a mancare. Oltre a Testa è intervenuta anche Paola Serpietri, presidente del comitato unico di garanzia per le pari opportunità che ha parlato dei «percorsi di ricerca e didattica innovativa e interdisciplinare sulla cultura di genere».
ECONOMIA ED ETICA. Ma Mattarella si è soprattutto soffermato sulla prolusione del rettore emerito Luciano D’Amico su “Finalità e vincoli dell’economia d’azienda». L’ha definita «interessantissima, e personalmente coinvolgente». D’Amico sostanzialmente ha sostenuto la tesi che sono maturi i tempi in cui «l’azienda si può trasformare in uno strumento di libertà: non solo libertà economiche (percependo un reddito è possibile soddisfare i bisogni), non solo liberà dal lavoro manuale ripetitivo e dal lavoro intellettuale ripetitivo (grazie agli algoritmi capaci di apprendere) ma liberà di dar vita a un proprio progetto lavorativo, libertà di esplicitare la propria attitudine relazionale libertà di realizzare il pieno sviluppo della persona umana”».
«D’Amico partendo dall’alternativa tra Genovesi e Adam Smith, tra economia civile ed economia politica, sottolinea che, per una lunga, lunghissima stagione, l’economia politica ha via via perduto, sovente, il rapporto con l’etica. Stranamente, considerato che gli studi erano partiti, anche per Smith, dalla filosofia morale», ha sottolineato il presidente, «Ed è una condizione che abbiamo visto contrassegnata dal primato della redditività, diciamo dalla logica dell’azionista che generalmente, con qualche eccezione, pensa soltanto al profitto, cui si è aggiunta la logica del manager che pensa al successo professionale, anche in competizione con gli altri manager. Questo carattere è stato dominante per tanto tempo; è stato posto un po’ in crisi da qualche tempo, anche dalle riflessioni di alcune guide, di alcuni leader di grandi gruppi finanziari che si rendono conto di come questo abbia creato problemi all’equilibrio complessivo, anche economico. Ma quello che il professor D’Amico ha detto è particolarmente importante perché ci ha mostrato come sia il progresso, e la nuova condizione che si sta realizzando e si profila sempre di più, a imporre un recupero di profilo di umanità e di rapporto con l’etica per quanto riguarda l’economia. Perché la creatività richiesta dalle nuove condizioni in cui si esplicano le attività economiche comporta naturalmente questo recupero. E ascoltare che questo recupero è frutto dei tempi che si annunziano è confortante e consente di guardare al futuro con fiducia».
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