Mattarella, l’omaggio alla Brigata Maiella

14 Aprile 2018

Il capo dello Stato sarà a Taranta Peligna per il 75° della Liberazione

Taranta Peligna. «Il 25 Aprile è una festa che appartiene a tutti gli amanti della libertà. È su questa data che si fonda, anzitutto, la Repubblica. Il 25 aprile 1945 e i giorni immediatamente successivi segnarono il ritorno alla democrazia in Italia, la sconfitta del nazifascismo in tutta Europa, la possibilità che essa si sviluppasse in pace». Disse così, Sergio Mattarella, due anni fa in Valsesia, nel giorno della Liberazione che quest’anno il capo dello Stato festeggerà in Abruzzo, in un luogo simbolo di libertà e pace. La conferma è arrivata ieri mattina al governatore, Luciano D’Alfonso.
TUTTO AVVENNE QUI. Il 25 aprile, il presidente della Repubblica sarà a Taranta Peligna per celebrare il 75esimo anniversario della Liberazione dove tutto è finito e dove tutto ha avuto inizio. Il Sacrario di guerra della Brigata Majella, voluto fortemente dal comandante Ettore Troilo che però non fece in tempo a vederlo, e che venne inaugurato dal suo vice Domenico Troilo nella calda e assolata mattina del 16 maggio 1976 (giorno di S. Ubaldo, protettore di Taranta), trentuno anni dopo la fine della guerra e lo scioglimento della formazione partigiana sull’altipiano di Asiago.
Non vi sono i corpi dei patrioti morti in combattimento (sepolti nei cimiteri dei loro paesi), ma solo nomi e foto. È un luogo fortemente suggestivo, uno sperone roccioso della Majella affacciato sulla vallata dell’Aventino, con tanti paesi – ormai quasi disabitati – a corolla. Non lontano da qui, a Colle delle Ciavole, morì in combattimento Donato Ricchiuti di Lama dei Peligni, studente universitario a Firenze, che ha lasciato un breve diario di quelle giornate iniziato poco dopo aver salutato la fidanzata alla stazione di Santa Maria Novella per tornare nel suo paesello.
ALZANDO LO SGUARDO. A Nord-Ovest si intravede Palombaro, presso cui si stabilirono gli appartenenti alla “Banda di Palombaro” poco dopo l’8 settembre 1943: giovani ufficiali del regio esercito di stanza a Chieti, con diversi civili, che intendevano contrastare la presenza crescente dei tedeschi e proteggere la fuga dei militari inglesi attraverso la Majella da Sulmona: uno dei tanti "sentieri della libertà" che mise in salvo anche il sottotenente Carlo Azelio Ciampi proprio a Taranta.
ONORE A LIONEL. Ma gruppi di giovani resistenti andavano formandosi un po’ dovunque. Uno dei primi e più consistenti fu a Civitella Messer Raimondo, dove a fine novembre ’43 una trentina persone si organizzò per evitare la distruzione del paese da parte dei tedeschi. I civitellesi, animati da Luigi D’Orazio, antifascista e combattente della Grande Guerra, e da Francesco Di Lullo, maresciallo di marina, presero contatti a Casoli con militari neozelandesi che vi erano arrivati la sera del 3 dicembre. Seguirono scontri, vittoriosi, con i tedeschi ed il comando delle azioni fu del maggiore Lionel Wigram, ucciso un paio mesi dopo nella sfortunata battaglia di Pizzoferrato.
LUI ERA ETTORE. Il successo di questi scontri convinse gli inglesi ad armare gli insorti italiani, sempre più numerosi e provenienti da vari paesi dell’Aventino, capeggiati ormai da Ettore Troilo, e si ebbe la nascita del Corpo Volontari della Majella a Casoli, nel castello ducale, il giorno 10 gennaio 1944. È una data sottolineata con certezza da Guido D’Orazio, figlio di Luigi e autore di una recente ricostruzione storica di quel periodo, che confligge con quella canonica del 5 dicembre, arrivo di Ettore Troilo, Vittorio Travaglini e Antonio Manzi a Casoli, ma che è riconosciuta implicitamente anche da Nicola Troilo, recentemente scomparso, nella sua “Storia della Brigata Majella” del 1967. Sta di fatto che i patrioti civitellesi confluirono nella Brigata Majella il 16 febbraio, a Corpisanti di Lama dei Peligni, più o meno negli stessi giorni dei patrioti di Gessopalena capeggiati da Domenico Troilo, che assunse il ruolo di vice-comandante.
ERANO RAGAZZI. Sulla Brigata Majella c’è ormai un’ampia letteratura storiografica (da Costantino Felice a Marco Patricelli, Nicola Palombaro ed altri), che si amplia per i continui studi e ricerche creando un fenomeno di curiosità generale soprattutto nelle nuove generazioni, rovesciando così quel disinteresse, venato di ostracismo, che circondò i “patrioti” (non si vollero mai chiamare partigiani) negli anni ’50 e ’60. Eppure erano stati loro, più o meno ventenni, a riscattare l’acquiescenza dei genitori verso il regime fascista, ed erano stati loro (contadini, artigiani, studenti, nullafacenti) a voler difendere i propri paesi ed i propri beni dalla violenza repressiva e vendicativa dell’esercito nazista. Ventenni che Mattarella oggi onora.