Mattarella: «Ue ripiegata serve subito una riforma»

23 Marzo 2017

ROMA. Una strigliata ai vertici Ue di Bruxelles per la troppa burocrazia. Critiche alla scelta inglese della Brexit, che ha «amputato» l’Europa, ma anche la richiesta di riformare i Trattati, ormai...

ROMA. Una strigliata ai vertici Ue di Bruxelles per la troppa burocrazia. Critiche alla scelta inglese della Brexit, che ha «amputato» l’Europa, ma anche la richiesta di riformare i Trattati, ormai «inadeguati». Per Sergio Mattarella l’Europa unita non ha alternative. «No a impossibili ritorni a un passato che non c’è più e no a muri che scaricano su altri i problemi senza risolverli». Il capo dello Stato lo dice davanti al Parlamento in seduta comune e agli europarlamentari italiani riuniti per la celebrazione dei Trattati di Roma che culminerà sabato prossimo con la firma di un documento comune.

Il capo dello Stato traccia il profilo di un Continente sfibrato più che dalle sfide dalle difficoltà, dalla propria mancanza di visione, di intuizione, di coraggio. «Oggi l’Europa appare quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell’intraprendere la rotta. Come ieri, c’è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi» dice Mattarella, che è stato interrotto sei volte da lunghi applausi. L’aula della Camera è strapiena. Presenti anche circa 30 esponenti del Movimento Cinque Stelle che partecipano alle due standing ovation per Mattarella. Alla cerimonia non partecipano i parlamentari della Lega Nord (che hanno organizzato un sit-in in piazza Montecitorio), ma è presente il fondatore del partito, Umberto Bossi, che spiega perché ha voluto rimanere: «Preferisco sempre sentire le cose per poi ragionarci».

Tornando a criticare la decisione inglese, Mattarella spiega che «è stato saggio l’allargamento dell'Unione, mentre non possono prevalere né separatezza né amputazioni. Perché l’unità è sempre stata più forte dell’arroccamento». Nelle parole di Mattarella si scorge anche una risposta alla polemica avviata dal presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, che in un’intervista ha detto: «I Paesi del Sud Europa spendono tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedono aiuto». Aiuto? «La soluzione alla crisi sui debiti sovrani e a quella sul rallentamento dell’economia non può essere la compressione dei diritti sociali nei Paesi membri. Tanto meno» precisa il presidente della Repubblica «l’occasione di grossolane definizioni di Nord e Sud d’Europa. Questa è l’anima della nostra Europa, questa è la nostra identità. Se vogliamo un’Unione Europea più forte è da qui che dobbiamo ripartire».

Ma la reazione più dura è quella dell’ex premier Matteo Renzi: «Ha perso un’ottima occasione per tacere. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui, ma anche per la credibilità delle istituzioni» . Interviene con ironia anche Romano Prodi («Quelle parole? Ho percepito un senso di invidia...»), ma la condanna è unanime. Protestano gli eurodeputati spagnoli Ernest Urtasun (Verdi) e Gabriel Mato (Ppe), ma anche il capo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Gianni Pittella, e gli esponenti di Sinistra Italiana. Cosa succederà ora? «Mi dispiace se qualcuno si è offeso, ma non ho intenzione di dimettermi» taglia corto Dijsselbloem.

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