Mattarella: vorrei venire in Abruzzo

Incontro al Quirinale con i sindaci della Val Pescara e D’Alfonso per i 60 anni dalla tragedia di Marcinelle
MANOPPELLO. “Marcinelle: per non dimenticare”. E' stata e rimane questa l'espressione che accompagna il ricordo della catastrofe mineraria della cittadina Belga dell'8 agosto 1959, dove persero la vita 262 minatori fra cui 136 italiani dei quali 60 erano abruzzesi: 23 di Manoppello, 10 di Turrivalignani, 9 di Lettomanoppello, 6 di Farindola, 5 di Roccascalegna, 2 di Castel del Monte, 1 di Elice, 1 Rosciano, 1 di Alanno, 1 di Ovindoli e 1 di Castelvecchio Subequo.
E la promessa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Quirinale ieri al presidente della Regione Luciano D'Alfonso, di essere disponibile a patrocinare la creazione a Manoppello di un luogo della memoria per Marcinelle, rafforza quella locuzione che ha guidato sindaci, associazioni e parenti delle vittime a tenere vivo il ricordo per 60 anni.
Proprio questo importante anniversario è stata l'occasione per incontrare il presidente Mattarella che ha stimolato D'Alfonso a «lavorare insieme affinché possa accettare» ha detto, «il vostro invito ad essere in Abruzzo in autunno». Con D'Alfonso, in fascia tricolore hanno fatto visita a Mattarella ieri i sindaci di Manoppello Giorgio De Luca, di Farindola Ilario Lacchetta, di Lettomanoppello Giuseppe Esposito, di Roccascalegna Domenico Giangiordano, di Turrivalignani Luigi Canzano, il vicesindaco di Castel Del Monte Ivan Di Pompeo, e i presidenti della Saga Nicola Mattoscio e dell'associazione Minatori Vittime del Bois du Cazier Nino Domenico Di Pietrantonio. D'Alfonso ha propugnato «l'identità abruzzese» che «è stata costruita anche sulla tragedia di Marcinelle», ha detto il governatore a Mattarella, «evento simbolo che ha segnato la memoria collettiva del territorio d'Abruzzo». Il sindaco De Luca si è detto pronto ad accogliere l'idea progettuale del Luogo della Memoria, lanciata da D'Alfonso e accettata dal Presidente, «perché onora le vite di quanti», ha detto, «partiti per risollevare economie ai limiti dell'indigenza, non fecero ritorno».
«Dramma dell'emigrazione», ha ricordato Mattoscio, «che nel Novecento ha portato all'esodo 300mila abruzzesi e che non va dimenticato, ma posto a fondamento del patrimonio culturale della regione ricco delle gesta di una delle più celebri brigate partigiane che hanno contribuito a liberare l'Italia dal nazifascimo, la Brigata Maiella».
Mattarella ha appreso poi da Di Pietrantonio il dramma della sua famiglia rimasta senza sostentamento con la perdita del padre nella tragedia su cui Di Pietrantonio ha chiesto al presidente l'aiuto «a far luce sugli aspetti dell'incidente rimasti oscuri e sulle sepolture delle vittime». Mattarella ha concluso assicurando «come sia nelle more della Repubblica italiana la celebrazione della memoria della tragedia di Marcinelle».
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