Pescara

Matteo stroncato da un malore. Il ricordo del papà: «Sarà sempre il nostro Peter Pan»

7 Gennaio 2026

Matteo, morto a Londra, era il figlio di Graziano Leone (nella foto, i due insieme), comandante dei carabinieri di Pescara Colli. Disposta l’autopsia, poi il rientro della salma in Italia. Nella capitale britannica una fiaccolata per lui

PESCARA. Matteo che sorride, Matteo che si diverte con gli amici. Matteo che coltiva il suo sogno e lascia la famiglia e gli affetti più cari per volare a Londra, dove da solo, con il suo talento e la sua determinazione, riesce a realizzarsi in quel lavoro che lo rendeva felice. Matteo che ora tutti piangono. Una comunità intera senza parole, stretta attorno a una famiglia chiusa nel dolore, nella capitale britannica dove da pochi giorni il papà è arrivato per cercare di capire cosa sia accaduto quella notte. Matteo Leone, 31 anni, è morto in una stanza di un ostello a Londra lo scorso fine settimana, nella notte tra sabato e domenica. Una tragedia lontana da casa, ma capace di scuotere profondamente tutta Pescara. Sono centinaia i messaggi di affetto e vicinanza rivolti alla mamma, Cecilia Perrino, e al papà, Graziano, comandante dei carabinieri della stazione di Pescara Colli. È in lutto la grande famiglia dell’Arma, stretta attorno al maresciallo che stravedeva per il figlio. «Sarà sempre il nostro Peter Pan», ricorda il papà, rientrato ieri sera a Roma. Tra i tanti messaggi di cordoglio anche quelli del sindaco Carlo Masci, e dei vertici della Asl pescarese. Anche Londra ha salutato Matteo: ieri sera gli amici hanno organizzato una fiaccolata in suo ricordo a Shoreditch Park, grande area verde nel cuore del quartiere di Shoreditch. In tanti hanno partecipato a quel momento di dolore, ricordando il ragazzo dagli occhi chiari e dal ciuffo biondo. «Ovunque andassi, la gente ti amava. E questa è un’ulteriore prova», scrive commosso il fratello Luca. Matteo lascia due sorelle Alessia e Liana e due fratelli Luca e Leonardo. Una sorella e un fratello sono arruolati nell’Esercito.

LA TRAGEDIA Matteo era innamorato di Londra, anche se non aveva mai reciso il legame con la sua città natale. Nato in Puglia, aveva vissuto a lungo in Abruzzo e fino all’adolescenza aveva abitato a Castiglione Messer Raimondo, nel Teramano. Nel 2012 il primo viaggio a Londra: amore a prima vista. Inglese fluente, grande voglia di lavorare e di costruire il proprio futuro. Ed è proprio lì che Matteo si è spento improvvisamente. Tra pochi giorni avrebbe dovuto trasferirsi in un appartamento in affitto con due amici e, nell’attesa di completare il trasloco, si era sistemato temporaneamente in un ostello. Secondo una prima ipotesi, il 31enne sarebbe stato colpito da un malore nel sonno. Inutili i soccorsi, che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Dopo i primi accertamenti, la salma è stata trasferita in obitorio.

L’AUTOPSIA Sul caso si è immediatamente attivato il Consolato generale italiano, che sta fornendo supporto alla famiglia, arrivata a Londra domenica scorsa. Nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia, esame necessario per chiarire le cause del decesso. Al momento l’ipotesi resta quella di un malore notturno, ma non sono escluse altre possibilità. Dopo l’esame, la salma potrà essere rimpatriata per consentire lo svolgimento dei funerali.

I SOGNI A LONDRA Matteo era ormai di casa a Londra. Dopo un primo soggiorno durato otto anni, era rientrato in Italia, ma la permanenza era stata breve. Terminata la pandemia, aveva scelto di tornare nella capitale britannica. Camicia bianca, papillon e sempre dietro al bancone di qualche locale, a preparare cocktail con passione e professionalità. Matteo era un barman molto apprezzato e aveva lavorato in numerosi pub e locali londinesi, conquistando stima e amicizie. Di recente si era anche iscritto a un’università inglese, scegliendo l’indirizzo tecnico del suono.

LE PAROLE DEL PAPÀ Matteo era stato lasciato libero di volare verso la sua Londra, ma la famiglia lo raggiungeva spesso. Le foto a Tower Bridge, i selfie spensierati a Madame Tussaud, i giri sulla ruota panoramica, le cene insieme per recuperare il tempo e tornare, anche solo per un attimo, a quando Matteo era un bambino tra le braccia di mamma e papà. Ogni saluto, alla stazione o in aeroporto, lasciava un nodo alla gola. Come l’ultima volta, lo scorso ottobre, quando papà Graziano scattò un selfie prima di salutarlo sul vagone del treno a Pescara. «Matteo era un ragazzo solare, estroso, un po’ genio e sregolatezza, ma con sani principi», racconta il papà al Centro. «L’Italia gli stava stretta, così a 19 anni decise di iniziare la sua avventura londinese. In famiglia lo chiamavamo affettuosamente “l’eterno Peter Pan”. Uno come lui non poteva invecchiare. Per noi avrà 31 anni per sempre». Il dolore immenso di un padre che piange un figlio strappato troppo presto alla vita. «Se potessi fare un cambio alla pari, lo farei subito: me per lui». Un cuore spezzato da una tragedia che ha sconvolto un’intera città.

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