«Mattia, nostro simbolo di speranza»

In ospedale la targa dedicata al bimbo di 4 anni scomparso per una cardiopatia
PESCARA. Sguardo vispo e sorriso sincero. Mattia Micarone, scomparso a quattro anni il 27 dicembre scorso per una cardiopatia congenita, appare così nella foto scelta per la targa esposta da ieri all’ospedale e donata dall’associazione Cromosoma della Felicità, con sede a Chieti e operativa anche a Pescara e dintorni. Un’associazione nata dall’unione di alcuni genitori di bambini con sindrome di Down, che assiste circa sessanta famiglie.
L’intento è quello di promuovere la cultura dell’inclusione, con dei progetti che coinvolgono le scuole. «Non è facile affrontare determinate situazioni per i genitori che hanno figli, da 0 a 10 anni, con disabilità. Abbiamo voluto onorare Mattia e il messaggio di vita che ci ha donato», spiega la presidente Alessia Stipani, presente alla cerimonia di ieri mattina, in cui è stata esposta la targa dedicata al piccolo. Tra i presenti, anche Silvia Di Michele, responsabile dello sportello Malattie Rare dell’ospedale di Pescara, il direttore sanitario della Asl Rossano Di Luzio, Susanna Di Valerio, direttore del reparto di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale, Federico De Nicola, della Direzione amministrativa dei presidi ospedalieri, e Nicoletta Di Nisio, assessore alle Politiche per la disabilità del Comune.
Racconta Stipani: «Ho conosciuto Mattia nel reparto di Rianimazione del Torrette, ad Ancona. Lui era accanto a mio figlio e da quel giorno è nato un legame profondo, perché abbiamo condiviso ogni tappa che la vita ci ha posto davanti, situazioni belle e tragiche, ma sempre con il sorriso. Mattia è riuscito a farci aprire gli occhi, facendoci apprezzare la bellezza delle piccole cose», conclude.
Di qui l’importanza di una targa, posta accanto all’opera donata da Millo in piena pandemia: “Il cuore sopra tutto”. Per la madre Roberta Palmieri e il papà Simone, il loro angelo è un supereroe: «Mattia ci ha sempre un po’ ingannati. Ha lottato contro una patologia devastante, ma è sempre stato felice, facendoci credere di essere quasi invincibile», dice la madre. «Questa targa serve proprio a dare speranza a tutte quelle persone che pensano di non potercela fare». Accanto ai due genitori c’è anche Carlo, l’altro figlio di otto anni. «Con Mattia aveva il rapporto che hanno tutti i fratelli», racconta la mamma. «Grandi litigate, ma anche tanti abbracci. È stato molto paziente, anche perché ha dovuto affrontare una vita diversa. Quando Mattia è tornato a casa, dopo un lungo periodo in ospedale, da fratello maggiore lo ha aiutato a muoversi, gli ha fatto quasi da fisioterapista».

