Mauri: «Sicurezza sotto controllo Le periferie verranno aiutate»

6 Dicembre 2019

«Reati in calo del 30%, ma nei prossimi giorni invieremo a Pescara rinforzi di polizia e carabinieri» Vertice con le istituzioni in prefettura, poi l’incontro con la donna che ha subìto l’attentato incendiario

PESCARA. «La sicurezza a Pescara è sotto controllo. Questo è un quartiere complicato che ha dei punti di difficoltà particolari come il Ferro di cavallo, ma non è né irrecuperabile né è preda della criminalità»: così il vice ministro agli interni, Matteo Mauri, chiude la sua visita istituzionale nel capoluogo adriatico, tra gli applausi della popolazione di Villa del Fuoco riunita ieri pomeriggio nella sala parrocchiale del Beato Nunzio Sulpizio, durante l’incontro organizzato dal Partito democratico “Contro la paura, proteggiamo il futuro” con gli amministratori e i sindaci abruzzesi.
«C’è un vissuto di società civile che sa rispondere», sottolinea Mauri, «e, anche grazie agli interventi di riqualificazione urbana che andremo a realizzare nelle periferie nei prossimi tre anni, investendo oltre 100 milioni di euro sulla pianificazione e sul decoro urbano, daremo risposte ai cittadini».
La giornata pescarese del numero due del Viminale è iniziata nel pomeriggio con un vertice in prefettura per fare il punto sull’insicurezza, reale e percepita. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Pescara Carlo Masci, il prefetto Gerardina Basilicata, il questore Francesco Misiti, il comandante provinciale dei carabinieri Eduardo Gambardella, il comandante provinciale della guardia di finanza Vincenzo Grisorio, il comandante della direzione marittima Donato De Carolis e il comandante provinciale dei vigili del fuoco Daniele Centi.
Subito dopo Mauri si è spostato a Rancitelli e, al termine di un sopralluogo tra le case popolari del Ferro di cavallo, ostaggio di degrado e delinquenza, ha voluto incontrare Patrizia Orsini, la donna vittima di un attentato incendiario alla sua autovettura a causa delle sue ripetute denunce. Infine, dalle 17 in poi, ha incontrato politici e cittadini nella chiesa del Beato Nunzio.
«Il problema sicurezza», rimarca il vice ministro, «non deve essere necessariamente affrontato con la repressione. Nella legge di bilancio abbiamo messo diversi milioni per il potenziamento delle forze dell’ordine. Diverse decine di poliziotti arriveranno a Pescara già da dicembre e altri ancora saranno inviati ad aprile e a luglio. Cresceranno anche i carabinieri presenti sul territorio. Ma l’aumento delle forze dell’ordine non è sufficiente. La stessa Patrizia non mi ha chiesto tre pattuglie sotto casa, ma riconosce che bisogna lavorare sul tessuto sociale, sui servizi, sullo stare insieme».
Di fronte a una platea formata, tra gli altri, dal senatore Pd Luciano D’Alfonso, dai consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Blasioli e Dino Pepe, dal segretario regionale Michele Fina, dai sindaci di Spoltore, Luciano Di Lorito, e di Vasto, Francesco Menna, dal segretario cittadino Moreno Di Pietrantonio e da altri rappresentanti dem come Manola Di Pasquale, Francesco Pagnanelli e Antonio Tiberio, il vice ministro Mauri ha snocciolato anche alcuni dati sui reati commessi nel capoluogo adriatico: «Negli ultimi cinque anni i reati si sono ridotti del 30 per cento. Tra questi il 40 per cento riguarda i furti e il 50 per cento le rapine, cioè quei reati che incidono maggiormente sulla vita delle persone. Potrei dirvi che questo quadro dovrebbe indicare il migliore dei mondi possibili, ma una cosa sono i numeri e un’altra la realtà. Nella realtà la gente ha paura e noi non dobbiamo né condannarla né alimentarla, ma accettarla, capirne le ragioni e dire come combatterla».
«Nel mio incontro con le istituzioni», prosegue Mauri, «mi sono soffermato in particolare su un problema che sta tornando nelle nostre piazze e nelle case anche in forme nuove: la droga. Anche a Pescara stanno aumentando i consumatori tra giovani e giovanissimi. Addirittura delle scuole medie sniffano eroina o consumano sostanze sintetiche che bruciano il cervello. C’è un malessere diffuso, manca qualcosa nel profondo che non si combatte sui social, ma semplicemente stando insieme e investendo su una grande campagna culturale».
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