Maxi condanna per la Asl: 4,2 milioni al Paolo VI
Nel 2009 mai pagate le prestazioni di riabilitazione alla fondazione della diocesi Don Marco: un atto di giustizia. Mancini pronto a fare appello: sentenza sbagliata
PESCARA. Uno scontro giudiziario da oltre 4 milioni di euro che oppone la Asl e la diocesi di Pescara, proprietaria della fondazione Papa Paolo VI. Finora, è una partita a senso unico: due a zero per la diocesi. Nel senso che sono due le sentenze di condanna ai danni della Asl: la Asl è stata condannata a pagare 4,2 milioni di euro alla fondazione presieduta dall’arcivescovo Tommaso Valentinetti. Al centro del contenzioso ci sono le prestazioni di riabilitazione non pagate nel 2009. E questo non è l’unico fronte aperto: la Asl, che arranca anche ad assicurare i controlli ai pazienti, si ritrova oltre 12 milioni di euro bloccati da atti giudiziari (sentenze, decreti ingiuntivi e pignoramenti).
«Questa sentenza è un atto di giustizia», dice don Marco Pagniello, direttore della fondazione, «che ci riconosce quanto è stato fatto 7 anni fa: le prestazioni, ovviamente autorizzate dalla Asl, sono state erogate ma mai pagate. Noi, però, abbiamo svolto le attività per i pazienti e pagato i nostri operatori. Ora, in base alla decisione del tribunale, la Asl deve pagarci ma, a oggi, siamo ancora in attesa di ricevere la somma: sarà una boccata di ossigeno per i nostri conti».
Se alla fondazione aspettano il maxi bonifico, alla Asl si sono affrettati a mettere nero su bianco la volontà di impugnare la sentenza: «Le statuizioni sfavorevoli contenute nelle sentenze appaiono erronee e infondate», recita una relazione della dirigente del dipartimento Affari legali Francesca Rancitelli per il direttore generale Asl Armando Mancini. Il documento prosegue: «È precipuo interesse della Asl procedere alla proposizione dell’impugnazione delle sentenze al fine di tutelare pienamente le proprie ragioni».
Per ora, però, la Asl ha perso già in due gradi di giudizio: nel 2011, la fondazione della curia ha ottenuto un decreto ingiuntivo da 4.590.553,22 euro perché, nel 2009, la Asl non avrebbe saldato tutti i conti dell’annualità ma si sarebbe limitata a versare «acconti»: a fronte di prestazioni per 9.962.043,25 euro, il decreto ingiuntivo dice che mancherebbero proprio più di 4,5 milioni. L’allora direttore generale della Asl, Claudio D’Amario, non ha voluto pagare: ha chiamato l’avvocato Dante Angiolelli e ha dato disposizione di fare opposizione al decreto ingiuntivo. Secondo la ricostruzione di D’Amario, la Asl non avrebbe dovuto pagare quei soldi nonostante le prestazioni erogate dalla fondazione: «L’azienda», dice la delibera di D’Amario, «ha posto in liquidazione e pagato tutte le fatture per le prestazioni fino al raggiungimento del tetto di spesa stabilito con deliberazione regionale». Per la Asl, il contratto tra il Paolo VI e l’azienda sanitaria sarebbe scaduto nel 2007 e, per questo, la somma richiesta non avrebbe potuto essere liquidata anche se le prestazioni di riabilitazione sono state fatte lo stesso.
Ma, per il tribunale di Pescara, la ricostruzione della Asl non è corretta: nel 2015 è stata accolta la domanda di «indebito arricchimento» avanzata dalla fondazione e la Asl è stata condannata a pagare. La Asl ha appellato la prima sentenza e ha perso ancora: ora, è stata condannata a pagare 4,2 milioni «oltre a interessi legali, dalla domanda al saldo, e spese legali». Mancini ha riaffidato l’incarico della difesa ad Angiolelli a fronte di un nuovo preventivo da 30 mila euro.
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