Mazzocchetti, Lourdes e l’Unitalsi
Il tenore montesilvanese: «È stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita»
MONTESILVANO. Uno spettacolo all’insegna della buona musica, ma soprattutto della solidarietà. È quello in programma oggi alle 18 al Pala Dean Martin, che vedrà protagonista il tenore abruzzese Piero Mazzocchetti con il concerto “That's amore - Note di solidarietà”. L’evento, promosso dal Comune di Montesilvano e a ingresso gratuito, rappresenterà anche l’occasione per raccogliere fondi da destinare alla sezione abruzzese dell’Unitalsi di cui l’artista montesilvanese è testimonial. In particolare le donazioni del pubblico, che riceverà un cd di Mazzocchetti in cambio del gesto solidale, serviranno per finanziare l’apertura di “Casa Celeste”, una casa per le famiglie dei bimbi malati.
Mazzocchetti, come si è avvicinato al mondo Unitalsi?
Quasi per caso, due anni fa. Per il mio 40° compleanno feci una festa e vennero a darmi gli auguri dei rappresentanti dell’Unitalsi, insieme ad alcuni malati. Mi invitarono a partecipare alle loro attività e poi al pellegrinaggio a Lourdes a settembre del 2018.
Come mai accettò?
Sono molto religioso e ho sempre cercato di sposare cause benefiche mettendo a disposizione la mia musica. Non ero mai stato a Lourdes e ho deciso di fare quell’esperienza per dare il mio contributo.
E che esperienza è stata?
Fantastica, mi ha insegnato tanto. Toccare con mano la sofferenza, ma vedere la gioia di malati che cantano o partecipano anche solo con gli occhi, da un lato mi ha fatto capire quanto io sia fortunato, sia nella vita personale che professionale, dall’altro mi ha fatto quasi sentire in colpa, perché spesso non apprezziamo i doni che abbiamo. È stata un’esperienza molto formativa che ha cambiato il mio modo di affrontare la vita.
Per questo ha deciso di fare il bis?
Sì. Nel 2019 sono tornato a Lourdes in veste di testimonial dell’Unitalsi, anche con l’amico Flavio Insinna. Ed è stata nuovamente un’emozione che consiglio a tutti di provare.
Qual è il ricordo che porterà sempre nel cuore?
C’era un ragazzo paralizzato che mentre intonavo “I migliori anni della nostra vita” provava a cantare. Alla fine mi ha detto “grazie per avermi donato questo momento di felicità. La voce è un dono di Dio”. Detto da una persona che a stento riusciva a parlare mi ha profondamente commosso.
Oggi convincerà i suoi concittadini a sostenere l’Unitalsi?
Spero che le persone vincano il pregiudizio nei confronti delle associazioni, che spesso è forte, così come quello nei confronti degli artisti che fanno beneficenza. Io lo faccio con il cuore, perché sono felice di fare qualcosa per la mia regione. È anche per questo che sul palco con me ci saranno i giovani talenti della mia scuola, perché voglio offrirgli un’occasione per esibirsi.
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