Medici in pensione, in 500 pronti a tornare
Tenaglia e Palumbo scrivono a Marsilio: «Noi ci siamo. Servono più posti letto per la terapia intensiva»
Sono 500, tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari e hanno lasciato da tempo il lavoro. Potrebbero restare a casa, e non esporsi a pericoli, e invece hanno deciso di tornare in corsia e mettersi a disposizione per combattere la guerra contro il Coronavirus, che anche in Abruzzo ha fatto già 22 morti. In cambio non vogliono soldi, né riconoscimenti di altro tipo; chiedono solo di essere dotati «dei necessari dispositivi di protezione». A capo dei “riservisti”sono il professor Raffaele Tenaglia, ex primario di Urologia all’ospedale di Pescara, e il dottor Walter Palumbo. «Abbiamo deciso di chiamarci i riservisti», spiegano in una lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, «perché nel passato, in periodo di guerra, e questa lotta contro il coronavirus è una guerra, il Paese per aumentare la sua forza combattiva richiamava in servizio coloro i quali avevano lasciato il servizio militare attivo». Tenaglia e Palumbo fanno sapere che il gruppo, «formato per lo più da pensionati abituati a vivere in ospedale, in sala operatoria e in rianimazione, ha deciso di organizzare una task force per dare una mano a coloro che in questo momento di emergenza sanitaria sono in prima linea negli ospedali della nostra Regione». I “riservisti” hanno le idee chiare: «Abbiamo voglia di far trovare pronto questo gruppo di supporto». Come? «Selezionando chi può fare cosa, con la guida determinante di rianimatori, e soprattutto aprendo nuovi spazi, come un reparto di almeno 50 posti di intensiva, sub-intensiva e di medicina generale». In tutto servirebbero 150 posti letto.
«Le chiediamo», aggiungono rivolgendosi a Marsilio, «di utilizzare queste competenze e di far presto a trovare le soluzioni logistiche per l’aumento di posti letto, specialmente quelli per la terapia intensiva, per non doverci trovare impreparati a un aumento spropositato di richieste di ricovero come purtroppo sta avvenendo nelle Regioni del nord Italia. Selezionando e assistendo i nuovi operatori. Ci permettiamo di suggerire che ci sono strutture sanitarie, per lo più ospedali riconvertiti per altre esigenze assistenziali», che potrebbero essere pronti per questa esigenza in pochi giorni. Fra questi gli ospedali di Atessa, Casoli, Gissi, Guardiagrele, Pescina e Tagliacozzo, «che unitamente agli ospedali di Atri, Penne e Popoli potrebbero essere destinati al ricovero di pazienti non affetti da coronavirus lasciando agli ospedali di Avezzano, Chieti, Giulianova,Lanciano, L’Aquila, Pescara, Penne, Sant’Omero, Sulmona, Teramo e Vasto la cura dei pazienti Covid 19». (c.s.)

