Medicina, sì al trasferimento senza test

24 Settembre 2019

Studentessa di scienze infermieristiche ricorre e vince contro l’Ateneo D’Annunzio: per il Tar può aggirare il numero chiuso

PESCARA. È una sentenza pilota, che permette di aggirare i test di ingresso alla facoltà di medicina. E che spiana la strada ai trasferimenti da altre università affini come percorso didattico: è il caso di Scienze infermieristiche, Farmacia, Veterinaria, Fisioterapia, Biologia e Biotecnologie. Il Tar di Pescara, ha accolto nel merito il ricorso di una studentessa, F.C.M., difesa dagli avvocati Nicoletta Felli e Rosa Mauro, iscritta al corso di Professioni sanitarie, infermieristiche e ostetriche che, al termine del primo anno di studi, aveva chiesto il trasferimento alla facoltà di Medicina dell'università “D'Annunzio” di Chieti-Pescara, con ammissione al secondo anno. Richiesta bocciata dalla Commissione curriculum dell'ateneo che aveva ritenuto la studentessa «sostanzialmente non valutabile in quanto non ha partecipato e, quindi, superato il test di ingresso in Medicina». La sentenza del Tar ha stabilito, al contrario, che l'università D'Annunzio non può bocciare le richieste di trasferimento degli studenti soltanto perché non hanno sostenuto o superato il test di ammissione a Medicina, ma ha l'obbligo di valutare le competenze acquisite. Nel caso specifico, la studentessa verrà iscritta al secondo anno come fuori corso o ripetente. Un precedente che farà scuola nella corsa all'accesso alla facoltà di Medicina, che in Abruzzo vede ogni anno migliaia di aspiranti medici partecipare ai test d’ingresso.
D'ora in avanti si potrà chiedere il trasferimento da altri atenei affini, pur non avendo sostenuto la prova iniziale per Medicina. Il Tar aveva già accolto, mesi fa, la domanda cautelare di sospensione del provvedimento impugnato rilevando che «ad un primo esame appaiono fondate alcune censure formulate dalla ricorrente avverso il provvedimento di riesame adottato dall’amministrazione resistente». Ora, nella sentenza definitiva, i giudici, presidente Emma Ianigro ed estensore Massimiliano Balloriani, rilevano, in relazione al mancato superamento del test d'ingresso, «che l’accertamento della predisposizione allo studio delle materie oggetto del corso di Medicina e chirurgia ha ragione di essere condotto sul programma della scuola secondaria superiore solo se non vi sono altri elementi di valutazione più diretti come, appunto, l’esito degli esami universitari, presso università italiane o straniere, che conferiscono crediti formativi per il medesimo corso di laurea nel caso di trasferimento da altro ateneo». Quindi, dice il Tar, per gli studenti degli anni successivi al primo non è più necessario valutare il risultato dei test «ma l’impegno complessivo di apprendimento dimostrato con l’acquisizione dei crediti corrispondenti alle attività formative compiute». Per ciò che attiene alla valutazione del numero minimo di crediti formativi per accedere al secondo anno di Medicina, «lo studente», scrivono i giudici del Tar, «che non è riuscito a ottenere tutti i crediti formativi degli anni precedenti, può essere iscritto come “fuori corso”, se ha ottenuto tutte le frequenze obbligatorie, ma deve ancora superare gli esami per completare il percorso formativo, o come “ripetente” se deve ancora completare le frequenze obbligatorie». Ma non può essere, in nessun caso, discriminato chi accede dall’esterno rispetto a chi ha superato il test d’ingresso. Nel caso specifico «non si può negare lo stesso diritto alla ricorrente, se la medesima, pur provenendo da un altro percorso di laurea, avrebbe titolo per il riconoscimento di un numero pari o maggiore di crediti formativi nella stessa Università a cui chiede l’iscrizione». In sintesi, secondo i giudici, l'Università avrebbe commesso l'errore di negare il trasferimento solo perché «la studentessa non aveva sostenuto il test di ingresso». Ora, la ragazza, come richiesto, verrà iscritta al 2° anno di Medicina e l'università dovrà pagare 2mila euro di spese legali. Ma può ricorrere al Consiglio di Stato.