Meloni omaggia L’Aquila: «Una città da cui imparare»

6 Aprile 2023

La premier alla messa per le vittime: «Doverosa la mia partecipazione»

L’AQUILA. Il cielo plumbeo di una coda d'inverno fuori stagione contrasta con i fiori della memoria: i crochi dello zafferano, dall’intenso colore viola, appuntati su blazer e paltò di politici e istituzioni. Simbolo di speranza e della vita che rinasce, dopo la distruzione. Dell’unicità di un popolo, quello aquilano, e della sua resistenza. La stessa resilienza sottolineata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivata all’Aquila alle 18 in punto per partecipare alla funzione religiosa nella chiesa delle Anime Sante, in ricordo delle vittime del 6 aprile 2009. «Trovo la città molto orgogliosa, resiliente. Offre l’esempio prima di lamentarsi, poi c’è anche da lamentarsi e, spesso, della politica. Questa è una città da cui c’è molto da imparare», ha detto la premier, «da parte del Governo, il massimo impegno per completare la ricostruzione». Dieci minuti prima, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva scoperto, nel Parco della Memoria, la stele “Oltre 6.3”.
L’OMAGGIO DI MELONI
La premier Meloni ha incrociato La Russa, che ha lasciato in anticipo la funzione «per impegni improrogabili a Roma», sul sagrato delle Anime Sante, luogo simbolo del sisma del 1703 e del 2009. Una stretta di mano e un veloce scambio di battute. Ad accoglierla e scortarla nella chiesa del Suffragio, il governatore Marco Marsilio, il sindaco Pierluigi Biondi, il presidente della Provincia Angelo Caruso e il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco. «Era doveroso essere qui oggi, un omaggio alle vittime e ai 100mila sfollati di allora, che hanno dovuto affrontare momenti molto complessi», le parole della presidente del Consiglio, che prima di fare il suo ingresso in chiesa ha raccolto il lungo applauso della folla assiepata oltre le transenne.
Ha aggiunto Meloni: «Mi sento molto legata a questa città, anche perché sono una parlamentare di questo collegio. È un territorio che è stato pesantemente colpito, che ha avuto la capacità e la forza di rialzarsi e di fare del suo meglio per risorgere. Oggi, continuiamo a fare quel lavoro: dei segnali sono stati dati e sono molto importanti. Qualche giorno fa il Cipess ha sbloccato 50 milioni per la ricostruzione delle scuole, noi abbiamo messo nella legge di Bilancio 70 milioni, di risulta. Lo abbiamo fatto come scelta strategica. C’è bisogno di fare di più sulla ricostruzione pubblica», ha detto ancora la presidente, «esiste un tema che riguarda la semplificazione nella ricostruzione pubblica, che avrà le stesse procedure snellite del Pnrr».
IL MONITO DI PETROCCHI
Gremita la chiesa delle Anime Sante, dove un silenzio composto e commosso ha accompagnato l’intera funzione officiata dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila. In prima fila, sulla navata sinistra, la presidente Meloni, con accanto Marsilio e Biondi. «Gli aquilani sono aquilani», ha detto Petrocchi nell’omelia, «cioè gente tenace e motivata che, grazie alla radicata fede cristiana e a solidi valori umani, ha maturato una robusta resilienza, che li ha equipaggiati per affrontare e vincere gli attacchi minacciosi del terremoto, senza mai indietreggiare. Sulle incursioni distruttive delle calamità hanno prevalso l’attaccamento al territorio, la fedeltà alle tradizioni e la volontà di ripartire, con la irremovibile convinzione di potercela fare».
Petrocchi ha poi affrontato il tema della ricostruzione: «Va rilevato che, nonostante la buona volontà di soggetti pubblici e di organismi locali, si sono sommati disguidi e ritardi, causati da alcuni strabismi normativi e scompensi burocratici. Gli approcci omissivi o inadeguati vanno, con onestà, riconosciuti per essere riparati e segnalati, per evitare che altri incorrano negli stessi incidenti di percorso».
Durante la preghiera eucaristica sono stati letti i nomi delle 309 vittime. Il sindaco Biondi, poi, ha ha rivolto un messaggio in ricordo della tragedia. Al termine della funzione, animata dal coro “L’Aquila in canto”, la presidente Meloni ha visitato la Cappella della memoria che custodisce l'elenco delle vittime.
LA STELE E LE CONTESTAZIONI
Il lungo pomeriggio del ricordo si è aperto con la commemorazione nel Parco della Memoria dove zampilla la fontana dedicata ai 309 uomini, donne, e bambini morti quattordici anni fa. La Russa ha deposto una rosa bianca sul viale che fiancheggia la fontana dove sono incisi i nomi di chi, da quella terribile notte, non c’è più. «La presenza vale più delle parole», ha detto il presidente del Senato. Poi, accompagnato dal sindaco, ha scoperto la stele “Oltre 6.3”, lasciando cadere il vessillo neroverde che la avvolgeva.
Ma non sono mancate le polemiche a fare da corollario alla sfilata di politici. Una contestatrice ha gridato contro La Russa: «Non sei degno dei nostri morti». La donna, subito bloccata dal personale della Digos, è stata portata via. Nel raggiungere la chiesa delle Anime Sante i coniugi Renza Bucci e Angelo Berardini, che nel sisma hanno perso la figlia, il genero, il nipotino e la seconda nipote che stava per nascere, hanno parlato di «vicenda troppo politicizzata, con passerelle solo nel giorno dell’anniversario. Ci sono morti di serie A e morti di serie B: sono il 10 per cento i familiari delle vittime risarciti».
LA SFILATA DELLE ISTITUZIONI
La presenza del Governo, nella giornata di ieri, si è fatta sentire con forza. In città sono infatti arrivati tre ministri e due delle massime cariche dello Stato, Meloni e La Russa, appunto. E poi la ministra della Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha voluto presenziare alla cerimonia al Parco della Memoria, insieme ai sottosegretari, Luigi D’Eramo e Fausta Bergamotto, abruzzesi, Emanuele Prisco e Lucia Albano, che hanno preso parte anche alla messa alle Anime Sante. Presenti, inoltre, il commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma 2016, Guido Castelli, e il responsabile della Struttura di missione, Mario Fiorentino.
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