Meloni: scendo in campo, ma scrivete solo Giorgia

29 Aprile 2024

La premier: «Agli italiani dico: se credete ancora in me, votatemi alle Europee» Applausi e cori da stadio: «Sono un soldato e, quando devo, non esito a schierarmi»

PESCARA. «È arrivato il momento di alzare la posta». Giorgia Meloni sceglie la spiaggia di Pescara per annunciare la sua candidatura alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno: «Ho deciso di scendere in campo per guidare le liste di Fratelli d’Italia in tutte le circoscrizioni elettorali, se sopravvivo», dice mentre nella tensostruttura scoppia la festa con le bandiere che sventolano, i cori da stadio “Giorgia, Giorgia” e i delegati arrivati da ogni parte d’Italia che si dannano per applaudire sempre più forte. Soltanto il nome: «Chiedo agli italiani di scrivere il mio nome, il mio nome di battesimo», afferma la premier mentre alle sue spalle scorre la vita di una città di mare con la gente che passeggia, «se volete dirmi che ancora credete in me, scrivete sulla scheda Giorgia, perché io sono e sarò sempre una di voi». Parte l’Inno d’Italia e si chiude la tre giorni di FdI per lanciare il sogno europeo, il Giorgia beach party dice qualcuno parafrasando il concertone di Jovanotti sul mare.
Il presidente del Consiglio dei ministri arriva nel villaggio da 2.750 metri quadrati – 5 tensostrutture sulla spiaggia libera della Nave di Cascella con il blu dell’Europa che domina la scena –, assiste agli interventi dei suoi vice, i ministri Tajani sul palco e Salvini in videoconferenza mentre passeggia con la figlia, e poi si prende ogni luce, anche quelle dei due fari puntati: completo azzurro che richiama il mare piatto alle sue spalle, Meloni parla per 73 minuti. Si ferma soltanto per bere due sorsi d’acqua dalla bottiglietta, per il resto è un comizio senza sosta: «Mi sono sempre considerata un soldato e i soldati, quando devono, non esitano a schierarsi in prima linea». Con questo spirito, la premier apre il referendum su stessa: «Siamo di fronte a una battaglia decisiva, a un vero e proprio bivio che non consente di tirarci indietro, tutti devono essere pronti a fare la loro parte e io come sempre intendo fare la mia». E ancora: «Faccio quello che faccio solo ed esclusivamente per gli italiani. Non c’è altra ragione sostenibile per fare questa vita, ve lo garantisco. Mi interessa solo il giudizio dei cittadini, che rispetto e rispetterò sempre».
La discesa in campo di Meloni nel 2024 ricorda il set di Silvio Berlusconi del 1994: il villaggio nel centro di Pescara è un grande spot elettorale. Le bandiere e le magliette c’erano anche prima, adesso ci sono anche i selfie e le dirette sui social network per tenere sempre teso il filo con gli elettori: «Siamo di fronte a una battaglia decisiva, a un vero e proprio bivio che non consente di tirarci indietro, tutti devono essere pronti a fare la loro parte e io come sempre intendo fare la mia».
Meloni parla anche degli esposti sull’occupazione della spiaggia e sulla vista mare negata, presentati da Rifondazione comunista e dalla lista civica Radici in Comune con Alleanza Verdi-Sinistra italiana: «Esiste ancora il partito comunista», dice la premier alla stessa platea che poco prima aveva tributato un’ovazione per Enrico Berlinguer, «hanno presentato un esposto, anzi due, tanto che è stata avviata una verifica ma noi facciamo le cose per bene, siamo persone serie e non abbiamo paura delle idee degli altri».
Pescara e l’Abruzzo portano bene alla premier, anche sotto la pioggia: pioveva il 5 marzo scorso quando Meloni ha partecipato al comizio in vista delle regionali per dare la spinta al presidente uscente Marco Marsilio. Stavolta, invece, c’è il sole: intorno alla Nave di Cascella, i maxi schermi rilanciano il comizio e si assiepa la folla: «Non toglierò un solo minuto all’attività del governo per fare campagna elettorale sul mio nome», promette Meloni che si appella ai suoi, «siccome non sono la segretaria del Pd sono sicura che il partito mi darà una mano in questa campagna elettorale». E la squadra applaude, dalla prima fila dei ministri e dei parlamentari fino ai delegati giunti anche da Trento e Catania. «Ho visto la stessa passione di quando eravamo un piccolo partito», dice la leader. E Meloni ricorda le tappe della scalata: la «grande delusione» per il quorum mancato alle europee del 2014; poi il 6,5% del 2019 e, in seguito, la vittoria delle politiche nel 2022. «Ci abbiamo messo sei anni per arrivare a quel 6,5% e altri tre anni per raggiungere il 26,5% e diventare il primo partito in Italia. Quello che abbiamo costruito non è frutto del caso e non è stata fortuna: è stata ostinazione». E, dice la premier, «un anno e mezzo dopo le elezioni politiche, l’Italia è tornata anche in Europa». Lo slogan della festa è “L’Italia cambia l’Europa”. «Lo stiamo già facendo», osserva Meloni, «vogliamo una maggioranza di centrodestra al Parlamento europeo. Possiamo portare in Europa il modello italiano. L’8 e 9 giugno è un’occasione storica: qui passa anche il destino della nostra nazione».
Meloni lancia da Pescara la sfida «difficile ma non impossibile» di «mandare il centrosinistra all’opposizione anche in Europa» grazie a «una maggioranza che metta insieme le forze del centrodestra». Meloni parla nella stessa Pescara che andrà al voto anche per le comunali tra poco più di un mese. Ma questa città, che da tre giorni rimbalza nei telegiornali, è anche una macchia per FdI: alle regionali del 10 marzo scorso, qui ha vinto il Pd, primo partito con il 28,43%, mentre FdI, con il fiato sul collo di Forza Italia, ha preso il 15,55% oltre al 9,18% della lista Marsilio presidente. E allora la convention da almeno 500mila euro serve anche a ristabilire chi è il davvero primo partito: «Il risultato che abbiamo ottenuto come FdI non è un dato acquisito, dobbiamo continuare a meritarcelo».
Il discorso – dall’appoggio all’Ucraina alla bocciatura del Superbonus fino a citare tre papi, Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e papa Francesco, e anche il «follow the money» di Falcone e Borsellino per scoprire le organizzazioni dei viaggi della speranza dei migranti – fila via liscio anche se, all’improvviso, tra i colonnelli di FdI passa un brivido: «Sto facendo del mio meglio ma sto come se fossi sull’ottovolante, sto qui e cerco di stare ferma ma se vedete che sbando non vi preoccupate ce la faccio», dice il presidente facendo riferimento al problema con gli otoliti, «sapete questa cosa che mi viene nelle orecchie, che mi fa venire le vertigini». È soltanto un momento: la premier chiude gli occhi, riparte e si avvia verso il 73° minuto. «È arrivato il momento di alzare la posta, facciamolo insieme». Giorgia Meloni scende dal palco e, fuori, la folla si mette in attesa di “Giorgia”: Meloni sale in auto, abbassa il finestrino, saluta e si prende gli applausi. Da oggi parte lo smontaggio dei padiglioni: le autorizzazioni scadono il 5 maggio.