Memoria e dignità delle genti d’Abruzzo in duecento scatti

A Pescara la mostra fotografica di Scheuermeier e Rohlfs gli studiosi che tra il 1923 e il 1930 analizzarono la regione
di Giorgio D’Orazio
PESCARA
Se le quattro mostre fotografiche intitolate “Il tempo qui” appena concluse tra Scanno, Palmoli, Castelli e Civitaquana hanno solo preannunciato il convegno internazionale “L’Abruzzo dei contadini nelle inchieste etnolinguistiche di Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs”, organizzato a Pescara dall’Università degli Studi dell’Aquila per il 20 settembre, alle ore 10 all’Auditorium Petruzzi, la grande mostra “Il tempo qui non vale niente” ne costituisce in qualche modo il prosieguo. L’inaugurazione è prevista per le ore 19, dopo il convegno, e l’esposizione sarà visitabile fino al 31 dicembre negli spazi del Museo delle Genti d’Abruzzo (con orario 9-13.30 dal lunedì al sabato, 15-18.30 martedì e giovedì e 16.30-20 il sabato e la domenica; ingresso € 6).
La mostra, curata da Mariano Cipollini, con la collaborazione di Alessandra Moscianese e Francesco Perozzi, raccoglie una vasta scelta di scatti degli studiosi svizzeri Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs i quali, tra il 1923 e il 1930, visitarono gli Abruzzi e i territori confinanti per raccogliere materiali etno-linguistici nell’ambito del progetto di ricerca per la realizzazione dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale. Un considerevole corpus di oltre 200 fotografie, reso disponibile dall’Archivio Ais dell’Università di Berna, di certo interesse storico-culturale, scatti che conducono il visitatore alla riscoperta delle radici e della tradizione contadino-pastorale delle terre d’Abruzzo, promuovendone così la memoria e la valorizzazione.
Le fotografie di Scheuermeier e Rohlfs ripropongono scenari di vita quotidiana essenziale, dignitosa, riservata, come specchio della memoria e dell’identità culturale di un popolo e, come nota il curatore, ci permettono di far riaffiorare quella memoria collettiva del come eravamo e ci aiutano a comprendere che il non dimenticare è la chiave indispensabile per riconoscerci, con le nostre peculiarità, in quei valori universali non iscrivibili esclusivamente all’interno di una regione, ma rintracciabili nella volontà che accomuna gli uomini nell’affermare un’universale dignità. Si tratta di immagini, spiega ancora Cipollini, custodi delle più intime atmosfere nostrane, di archetipi dell’emotività iconografica abruzzese, un patrimonio irrinunciabile della nostra memoria collettiva, alimentata non solo dalle opere dei più noti artisti abruzzesi legati alla pittura di metà Ottocento, ma soprattutto costruita nel ricordo di ciascuno di noi attraverso quei tanti pittori, definiti impropriamente regionali, come Alfonso Muzii, Cesare Averardi, Basilio Cascella e Pasquale Celommi, solo per citarne alcuni. L’allestimento di questa mostra, in un connubio tra fotografia e storia, sarà anche corredato dai pezzi della collezione permanente del Museo, comprendente oggetti d’uso nel mondo agro-pastorale ed altri materiali inediti. Un’ulteriore caratterizzazione espositiva che contribuirà a ricostruire il quadro d’insieme delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione abruzzese del tempo nelle zone rurali indagate dai due studiosi svizzeri.
Al convegno, così come all’inaugurazione della mostra, prenderanno parte Max Pfister, professore emerito all’Università di Saarbrücken e direttore del Lessico Etimologico Italiano, Bruno Moretti, responsabile del Fondo Scheuermeier, Franco Lurà, direttore del Centro di Dialettologia e di Etnografia di Bellinzona, Giovanni Kezich, direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, Matteo Rivoira dell’Istituto dell’Atlante Linguistico Italiano, Tullio Telmon dell’Università di Torino, Aline Kunz dell’Università di Berna, Francesco Faeta dell’Università di Messina, Glauco Sanga della Ca’ Foscari di Venezia e le antropologhe Carla Gentili, Adriana Gandolfi ed Elisabetta Silvestrini. Ma sono previsti anche gli interventi di Robert Scheuermeier e Eckart Rohlfs, figli dei due fotografi ricercatori, e quelli di Francesco Avolio e Anna Rita Severini, curatori del volume “Gli Abruzzi dei contadini 1923-1930” (Textus), libro che corona questa operazione culturale caldeggiata da Ermanno de Pompeis, direttore della Fondazione Genti d’Abruzzo.
. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

