Meningite, Parruti: «Due ceppi diversi, non c’è da preoccuparsi». E la Asl chiama 100 persone

7 Aprile 2026

Il direttore dell’unità di Malattie infettive: «Avviate tutte le cure preventive». E spiega: «Il batterio si trasmette attraverso un contatto stretto e prolungato»

PESCARA. Due casi di meningite nel giro di due giorni ma, ribadisce la Asl, non collegati tra loro. L’ultimo ha colpito una donna di 51 anni, Giovanna Romano, deceduta sabato scorso, nel giro di sei ore. Il primo riguarda invece un ragazzo di 15 anni, di Chieti, ricoverato in Terapia intensiva pediatrica all’ospedale di Pescara da venerdì. «Due ceppi diversi», spiega il direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive del “Santo Spirito”, Giustino Parruti, facendo il punto sulla situazione.

Professore, c’è da preoccuparsi?

«Beh, innanzitutto va precisato che si tratta di due casi diversi. Il ragazzo di Chieti non ha contratto il meningococco B, come nel caso della 51enne, per la quale non c’è stato nulla da fare. Per il 15enne, tra l’altro vaccinato, si sta seguendo la procedura ordinaria con il decorso regolare dell’infiammazione acuta. In entrambi i casi, è scattata subito la profilassi, così da poter prevenire il contagio. Nonostante i giorni di festa, la Asl di Pescara si è subito attivata e ha chiamato tutte le persone (circa cento), che hanno avuto contatti con la donna negli ultimi giorni. Un’attività di monitoraggio e cura preventiva, che prevede la terapia antibiotica. Posso dunque dedurre che non c’è da preoccuparsi».

La donna che sintomi aveva quando si è recata al pronto soccorso?

«Venerdì ha cominciato ad avere un po’ di febbre ed è arrivata in ospedale, dopo aver notato delle macchie sul corpo. Nonostante siano stati praticati tutti i presidi sanitari del caso, però, non ce l’ha fatta. È morta nel giro di sei ore. Dopo il passaggio al pronto soccorso, è stata portata in Rianimazione. Ci siamo subito attivati con la cura adeguata: antibiotici endovena, cortisone, somministrazione di farmaci per la prevenzione e il trattamento della ipertensione arteriosa. Purtroppo è stata colpita da una forma molto grave, la purpura fulminans».

Un caso isolato, quindi?

«Sì. Ha avuto una complicanza estremamente grave, associata alla sepsi meningococcica, meningite fulminante, caratterizzata da un processo di necrosi rapido e irreversibile. Il batterio è riuscito a progredire in maniera molto rapida».

E quali sono i sintomi? Sono facilmente riconoscibili?

«La cosa drammatica è che non ci sono avvisaglie specifiche nella prima fase. Inizialmente i sintomi sono simili a quelli di una normale influenza: irritazione alla gola, mal di testa, febbre più o meno alta, mal di stomaco e nausea. Poi, però, possono comparire delle macchie sul corpo, generalmente dagli arti inferiori. In tal caso la donna si è accorta subito delle macchie, proprio perché il meningococco di tipo B riesce a progredire rapidamente».

E come avviene il contagio?

«Attraverso il cavo orale. È necessario un contatto stretto e prolungato, affinché il batterio si trasmetta, poiché non sopravvive a lungo nell'ambiente. Tosse, starnuti o baci trasferiscono l’infezione presente in gola o nel naso».

Qual è la migliore forma di prevenzione?

«Il vaccino. È importante una strategia di vaccino diffusa per ridurre tutte le forme di rischio. Non è obbligatorio, ma fortemente raccomandato, soprattutto per i bambini. In particolare, gli studi sul vaccino contro il meningococco B hanno confermato un’elevata efficacia. Gli adulti, se ci sono condizioni particolari, dovrebbero farlo».

La profilassi è dunque stata attivata in tempo?

«Esattamente. Come dicevo prima, la Asl ha rintracciato tutte le persone che hanno avuto contatti ravvicinati con la donna. La terapia prevede l’assunzione di antibiotici per prevenire altri casi».

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