Meningite, Soldato: «I vaccini restano la strategia più efficace»

9 Aprile 2026

Dopo i due casi di infezione, la direttrice rassicura: «L’incidenza è bassa e i ceppi sono diversi». E lancia l’appello agli adolescenti: «La protezione è fondamentale, va arginato il fenomeno evasione»

PESCARA. Non esiste un allarme. I casi di meningite sono due (il ragazzo di 15 anni di Chieti ancora in osservazione e l’altro, fulminante, che ha causato la morte della 51enne Giovanna Romano) e non correlati tra loro, trattandosi di due ceppi diversi. Non ce ne sono altri, al momento. Lo conferma Graziella Soldato, direttore dell’Uoc di Igiene, Epidemiologia e sanità pubblica della Asl di Pescara, che lancia un appello a «non fare allarmismo».

Dottoressa Soldato, cos’è la meningite e come si contrae?

«È una infezione acuta delle meningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. È causata dal batterio Neisseria Meningitidis. Resta una malattia a bassa incidenza, ma la sua pericolosità risiede nella rapidità con cui può progredire e nella gravità delle sue complicanze, che includono danni cerebrali permanenti, perdita dell’udito e anche morte. Il meningococco viene trasmesso con contatti ravvicinati, prolungati o ripetuti con la persona malata attraverso goccioline respiratorie come saliva, secrezioni nasali. Fortunatamente il batterio non ha grande resistenza nell'ambiente esterno, muore alcune ore dopo fuori dall'organismo umano a causa dell'essiccamento, della luce solare, del freddo e dei comuni disinfettanti».

Quanti casi si registrano?

«Trattandosi di una malattia a trasmissione aerea, nel biennio 2020-2021 (quando il Covid ha preso il sopravvento, ndc) si è osservata una significativa diminuzione dei casi di meningite e di altre malattie invasive batteriche, effetto delle misure protettive adottate per il Sars Cov2: mascherine, distanziamento, lavaggio mani, che si sono rivelate efficaci anche contro la trasmissione dei batteri responsabili della meningite. Negli anni successivi hanno mostrato un progressivo incremento fino a ritornare all'incidenza pre Covid. Il numero di casi non è esaustivo della particolare epidemiologica della malattia da meningococco, attualmente solo i due e non correlabili epidemiologicamente, in quanto causati da meningococco di diverso sierogruppo».

Quanti tipi di meningococco esistono?

«Diversi sierogruppi, ma quelli che causano la meningite e altre malattie gravi più frequentemente sono A, B, C, W135 e Y. In Italia e in Europa, i sierogruppi B e C sono la causa più frequente di malattia invasiva e hanno una distribuzione in base alle fasce di età. Ad esempio, dai dati di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità, il sierogruppo B è risultato prevalente in tutte le fasce di età e quasi esclusivo fino ai 10 anni, mentre i sierogruppi W e Y si ritrovano in adolescenza fino a tarda età, il C è in diminuzione grazie alla vaccinazione».

Come ci possiamo difendere?

«La vaccinazione è la strategia più efficace perché protegge sia i vaccinati, sia la comunità. Un vaccino coniugato quadrivalente con i tipi A, C, W135 e Y e un monovalente contro il sierogruppo B ci consentono una reale riduzione del rischio di infezione.

Come e quando vaccinarsi?

«Ci si può rivolgere ai centri vaccinali di riferimento, la gratuità è prevista per le fasce di età indicate nel calendario vaccinale per alcune categorie di soggetti affetti da patologia. Purtroppo in Italia assistiamo al fenomeno dell'”evasione vaccinale” soprattutto fra gli adolescenti per la vaccinazione contro le meningiti, che si traduce in copertura ben al di sotto della soglia raccomandata».

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