Meno tavolini in piazza Muzii, ora il Tar decide sui permessi

12 Gennaio 2023

Domani si discute il ricorso di trenta gestori dei locali contro il taglio del Comune alle autorizzazioni Nel mirino il sistema di calcolo dei posti, gli esercenti: «L’amministrazione stravolge la normativa»

PESCARA. Si pronuncerà domani mattina il Tar sulla determina dirigenziale con cui il Comune di Pescara ha ridotto il numero dei tavoli all’aperto per i locali della zona di piazza Muzii. Nei primi giorni di dicembre, una trentina di esercenti del distretto del food and beverage più grande d’Abruzzo, avevano presentato un ricorso sul provvedimento firmato dal dirigente Aldo Cicconetti, inerente la rettifica delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico nella zona centrale di Pescara. L’atto che era stato emesso il 2 novembre scorso andava a ridurre tavoli e sedie da posizionare all’aperto, proporzionando il numero dei posti all’esterno con quelli presenti all’interno, a prescindere dallo spazio a disposizione fuori ciascun locale. Questo principio utilizzato dal dirigente non era minimamente piaciuto né ai gestori né tantomeno alle associazioni di categoria che da subito avevano chiesto il ritiro dell’atto. Non ottenendo però quanto invocato, gli esercenti avevano deciso di impugnare il provvedimento puntando a farlo sospendere entro Natale. Festività ormai alle spalle, il Tribunale amministrativo ha fissato l'udienza cautelare per domani mattina alle 10.
Secondo l’avvocato degli esercenti, Andrea Lucchi, la determina e tutti gli atti conseguenti e connessi sarebbero «illegittimi in quanto viziati da eccesso di potere, violazione del principio del legittimo affidamento, ragionevolezza, correttezza e buona fede». Il primo punto obiettato riguarda l’applicabilità della determina a tutti i locali a causa di una interpretazione erronea «secondo un mero dato letterale», del regolamento di Igiene comunale dell’articolo 134 che stabilisce che «per gli esercizi di ristorazione i posti tavola delle pertinenze esterne s’intendono sostitutivi del numero di posti previsti all’interno degli esercizi» e che «di conseguenza il numero dei posti tavola delle pertinenze esterne non può superare l’analogo numero di posti previsti all’interno dell’esercizio».
«La determina stravolge totalmente il significato dell’articolo che in realtà vuole evitare che i posti a sedere nelle pertinenze esterne, sommandosi ai posti interni del locale, vadano ad influire negativamente sui requisiti dimensionali richiesti ai proprietari degli esercizi di ristorazione, ponendo ulteriori oneri a loro carico», spiegava il ricorso. Secondo gli esercenti inoltre il provvedimento è generico, in quanto non opera alcuna distinzione tra i locali che offrono solo la vendita di bevande alcoliche, i locali in cui è possibile anche la consumazione di alimenti di ristorazione veloce quali aperitivi e i ristoranti. Distinzione invece presente nello stesso regolamento di igiene che prevede «esercizi di sola somministrazione», di «somministrazione con limitata tipologia produttiva» ed «esercizi di somministrazione con preparazione», con requisiti e attività diverse. Per i ricorrenti, la nuova disposizione doveva essere applicata solo ai ristoranti e non anche ai cocktail bar o a chi fa solo aperitivi. Altro punto evidenziato è il limite di un metro quadrato per ciascun posto a tavola che la determina cita quale riferimento per le occupazioni da rinnovare, sempre inferiore alla superficie interna, per diminuire il numero dei posti a tavola. «La disposizione», aveva chiarito il legale nel ricorso, «è stata erroneamente interpretata dal Comune, in quanto volta al solo calcolo dei requisiti dimensionali richiesti ai ristoranti e non a porre un limite generale dei posti a sedere esterni ai locali».