Mense, lavoratrici sul piede di guerra

Cgil e Uil denunciano le inadempienze contrattuali della società Serenissima. Incontro con il Comune
PESCARA. Sono preoccupati i lavoratori e le lavoratrici impegnati nell’appalto per le mense scolastiche cittadine e i rappresentanti sindacali di Filcams Cgil e Uiltucs Uil. La protesta avviata dal comitato di genitori “Noi a Mensa”, che consiste nella preparazione del pasto a casa negli ultimi due venerdì, fa emergere altre questioni, che riguardano il personale del servizio di refezione scolastica. E sono i sindacati a renderle note dopo aver chiesto e ottenuto un incontro con i rappresentanti del Comune, in programma domani.
La situazione dell'appalto con la Serenissima Ristorazione «non è per niente positiva per le lavoratrici e i lavoratori», si legge in una nota dei sindacati che ricordano i tipi di contratti in essere: tutti part time da sole 7 ore e mezza a settimana (cioè un’ora mezza di lavoro al giorno) fino a un massimo di 30 ore settimanali, che poi è l’orario previsto solo per le cuoche. Il personale «sta subendo, nei fatti, una riduzione del proprio stipendio in considerazione di una "interpretazione contrattuale" che vede sospesi i contratti ogni qual volta le scuole restano chiuse per festività, ponti, elezioni, o qualsiasi altro motivo».
La conseguenza, dicono sempre Cgil e Uil, è «una riduzione del salario percepito, già di per sé previsto solo per 6/7 mesi di attività scolastica. A questo si aggiungono i continui errori riportati ogni mese sulle buste paga nonché condizioni di lavoro stressanti, complicate ulteriormente da continui spostamenti da una scuola all'altra e da variazioni di orari di lavoro continui», lamentano i rappresentanti dei lavoratori.
È stata avviata una «discussione con l'azienda ma non è stato finora possibile trovare una soluzione per il ripristino delle condizioni economiche e contrattuali previste in precedenza con la vecchia concessionaria, l'Ati Cir Bioristoro che, al contrario di Serenissima Ristorazione spa, garantiva la piena retribuzione almeno per tutto l'anno scolastico ottobre/giugno, pagando festivi e tutto quanto dovuto». L’ultimo incontro con l'azienda si è svolto giovedì «ma anche questa ennesima riunione si è conclusa con un nulla di fatto». Cgil e Uil hanno «denunciato le inadempienze contrattuali» registrate nei mesi e «una serie di episodi che evidenziano la mancata promozione di un clima sereno e di collaborazione, necessario a svolgere un servizio delicato come quello della mensa scolastica».
Se oggi questo servizio «riesce ad essere garantito è solo grazie alla professionalità e disponibilità degli addetti che da oltre 15 anni cucinano e servono nelle mense delle scuole di Pescara», sottolineano i rappresentanti sindacali.
Cgil e Uil puntano l’indice accusatore contro l'azienda perché «ha dimostrato fin'ora che non vuole avere un rapporto trasparente e onesto con i suoi dipendenti, fa scelte unilaterali e non condivise e ha dichiarato apertamente di non voler proseguire il confronto, avviato con le precedenti aziende» impegnate nel servizio. L’intenzione dei sindacati era di «sanare la situazione contrattuale debole di moltissimi lavoratori e lavoratrici dell’appalto» ma fino ad ora non è stato trovato un punto di incontro. Domani potrebbe andare in porto la mediazione del Comune: durante la riunione i sindacati vogliono «approfondire questi temi e chiedere un impegno a trovare soluzioni per risolvere il problema dei dipendenti».
I sindacati, poi, temono le conseguenze della protesta di alcuni genitori, che seguendo la strategia del pasto da casa chiedono al Comune di portare avanti celermente le previsioni del nuovo Regolamento e sollecitano un servizio migliore. «Siamo molto preoccupati di quanto potrebbe accadere in termini di occupazione anche alla luce dell'indicazione di alcune dirigenti scolastiche che hanno invitato e permesso alle famiglie di andare a riprendere i bambini all'ora di pranzo».
I sindacati non entrano nel merito delle questioni aperte tra il Comune di Pescara e il comitato dei genitori, pur ritenendo che «probabilmente siano legittime».
Ma si trovano «necessariamente a evidenziare che la protesta messa in campo può avere come unica conseguenza immediata una riduzione dell’attività lavorativa, a seguito del calo dei pasti. E potrebbe significare meno lavoro per le lavoratrici e i lavoratori».

