Mense, maxi risarcimento al Comune
Due dipendenti coinvolti nell’appalto per gli anni 2010/2013 condannati dalla Corte dei Conti a versare 685mila euro
PESCARA. Il Comune di Pescara dovrà essere risarcito di 685mila euro per il danno subito nell'ambito dell'appalto sul “Servizio di supporto nelle mense scolastiche” per gli anni 2010/2013. Un appalto, questo, aggiudicato il 6 ottobre 2010 dal Comune alla società Cir food, già assegnataria di una procedura precedente. A risarcire Palazzo di città Paolo Di Crescenzo, che all'epoca dei fatti rivestiva il ruolo di Rup e responsabile pro-tempore del servizio ristorazione e trasporto del Comune, all'epoca dei fatti, e Germano Marone, all'epoca dirigente dello stesso servizio (ora in pensione). A condannare i due è stata la Corte dei conti regionale (presidente Tommaso Miele) che ha ritenuto «pienamente fondata» la domanda di condanna formulata dalla Procura regionale, promotrice del giudizio sulla base delle notizie di stampa pubblicate dal Centro sulle indagini relative a l'appalto. Sulla stessa vicenda, infatti, ha indagato la Guardia di finanza, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Pescara, e la Corte dei Conti ha tenuto conto proprio del materiale raccolto dalle Fiamme Gialle, che ha portato al rinvio a giudizio di diverse persone. Per i giudici contabili, poi, sussistono «tutti i presupposti della responsabilità amministrativa».
Secondo l'ipotesi accusatoria, la Cir non avrebbe ottemperato «a quanto previsto dal bando di gara, dal capitolato di appalto e dal progetto tecnico» presentato dalla stessa e avrebbe ottenuto «un risparmio di costi in fase di esecuzione dell'appalto, a parità di canone mensile pagatole dal Comune di Pescara, approfittando del mancato controllo, in fase di esecuzione del contratto, da parte del Rup Di Crescenzo» che nel 2011 ha ottenuto l'assunzione a tempo indeterminato del figlio nella società Cir food. L’azienda si sarebbe aggiudicata la gara «proponendo alcune migliorie al servizio, in aggiunta a quanto richiesto dal bando, impegnandosi a incrementare le unità lavorative e il monte ore giornaliero, ripristinare e mettere a norma la cucina della scuola "11 febbraio 1944" di Colle Pineta, e offrire alcune attrezzature nei centri di cottura e refettori». Dalle indagini è emerso che alcune ore lavorative non sono «mai state rese» e che le promesse migliorie sono state «sostituite da una prestazione alternativa», cioè una fornitura di attrezzature, essendoci stati degli «impedimenti» per la realizzazione della cucina. Per la Corte dei conti, Di Crescenzo avrebbe «scientemente acconsentito a tutte le richieste dell'impresa senza svolgere la seppure minima obiezione e senza verificare in maniera efficace il rispetto dei vincoli contrattuali assunti». Considerato, poi, che avrebbe beneficiato di «un sistema di assunzioni clientelari», sarebbe stato «impensabile che la Cir potesse subire contestazioni in merito allo svolgimento del servizio».
Marone, invece, avrebbe «assentito alla immotivata sostituzione della cucina e alla fornitura di beni di valore inferiore a quello atteso», tollerando che l'importo venisse «macroscopicamente gonfiato rispetto al valore reale».
Il danno consiste nel risparmio «indebitamente fruito dall'impresa appaltatrice a fronte di prestazioni promesse e non rese al Comune in termini di unità di personale addetto, di monte ore, di attrezzature fornite, di caratteristiche del servizio, il che si traduce in un costo inutilmente sopportato dal Comune o in un servizio privo della qualità pattuita e remunerata».
Di Crescenzo (assistito da Donato Di Campli) è stato condannato a titolo di dolo e in via principale al risarcimento di 630mila euro, più gli interessi legali. Marone (assistito da Emanuela Malatesta e Donato Di Campli), risponde dello stesso danno a titolo di colpa grave ed è stato invece condannato in via sussidiaria al risarcimento di 55mila euro.
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