Mense scolastiche, scoppia la protesta per le tariffe più care

8 Agosto 2023

I sindacati Cgil e Uil contro la decisione della giunta Masci «In molti rinunceranno al servizio, a rischio i posti di lavoro»

PESCARA. Scoppia la protesta per la decisione dell’amministrazione comunale di aumentare le tariffe delle mense scolastiche a partire dal primo gennaio del prossimo anno. Dopo l’allarme lanciato dal centrosinistra nei giorni scorsi, ora è la volta dei sindacati che temono ripercussioni anche sui posti di lavoro della ditta incaricata, a causa dei prezzi praticamente raddoppiati rispetto a quelli applicati finora. La tariffa intera, infatti, passerà da 3,71 euro più Iva a 6,24 euro più Iva; quella ridotta al 50 per cento per i redditi più bassi da 1,85 euro più Iva a 3,12 euro più Iva.
Da qui, l’allarme lanciato ieri dai segretari di Filcams Cgil Pescara Attilio Petrella e di Uiltucs Abruzzo Bruno Di Federico. «Le categorie sindacali di settore Filcams Cgil Pescara e Uiltucs Abruzzo», hanno scritto in una nota, «esprimono massima preoccupazione sulle possibili ripercussioni occupazionali ai danni delle addette e degli addetti al servizio di ristorazione e refezione delle mense scolastiche di Pescara. Un’indicazione nell’avviso pubblico del Comune di Pescara rivolto ai genitori per iscrivere i propri figli al servizio mensa delle scuole dell’infanzia, primarie e medie a tempo pieno per l’anno scolastico 2023/2024, infatti sancisce un aumento delle tariffe, a partire da gennaio 2024, che raddoppierà il costo ai danni delle famiglie».
«Un fatto molto grave», sostengono i sindacati, «che, probabilmente, indurrà molti cittadini a rinunciare al servizio mensa per i propri figli. Sono 120 circa le lavoratrici e i lavoratori impiegati, tutti part-time involontari che, per ovvi motivi legati alla possibile riduzione dei pasti, potrebbero subire un taglio considerevole delle ore di lavoro e di conseguenza dei loro redditi, molti dei quali già al di sotto della soglia di povertà».
I sindacati, dunque, bocciano senza mezzi termini l’operazione dell’amministrazione comunale. «Tutto questo è inaccettabile», si legge ancora nella nota, «alle autorità competenti chiediamo interventi decisi per evitare possibili tagli alle ore del personale impiegato. In attesa di sviluppi, rimanendo vigili sulla questione, comunichiamo sin da subito che nel caso in cui non vengano fornite garanzie occupazionali e reddituali alle addette e agli addetti del servizio mensa, siamo pronti a mobilitarci al fine di sostenere e dare voce a chi cerca di sopravvivere lavorando nell’ambito di questo appalto».
Nei giorni scorsi, su questa questione era intervenuto anche il vice sindaco e assessore all’istruzione Gianni Santilli per respingere al mittente le critiche sollevate dal centrosinistra. «Il servizio di refezione scolastica», aveva fatto presente, «non solo si attiene al miglior rapporto qualità/prezzo, ma per la prima volta anche a standard incrementati rispetto al contratto in corso, perché prevedono anche la qualificazione di mensa biologica». Poi aveva aggiunto: «Le fasce più deboli continueranno ad usufruire gratuitamente del servizio di refezione, parimenti alle famiglie con un bambino disabile. Le fasce medie avranno un ritocco nell’ordine di un euro, ovvero meno di un caffè. Per i più abbienti la rimodulazione sarà leggermente superiore. Altro che raddoppio».
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