Mercatino, bando per 100 posti Fissate le regole per la legalità

Il Comune spegne le polemiche e annuncia l’avviso per avviare il commercio “etnico e dell’integrazione” Entro il 30 novembre le domande per ottenere l’assegnazione degli stalli nel tunnel della stazione
PESCARA. Il mercatino “etnico e dell’integrazione” prende forma con la pubblicazione del bando pubblico per l’assegnazione di cento postazioni per la vendita di prodotti artigianali nel sottopasso della stazione ferroviaria centrale, in corrispondenza di via Ferrari e via Arapietra, e la contemporanea ripresa dei lavori da parte della ditta vincitrice dell’appalto.
È stato pubblicato ieri mattina l’avviso per l’assegnazione degli stalli del “mercato sperimentale etnico per l’integrazione”. Questa è la dicitura che compare sull’albo pretorio del Comune. La doppia specifica è voluta, in risposta alle polemiche dei giorni scorsi sollevate dal centrodestra, dai commercianti e persino da una parte della stessa maggioranza di centrosinistra. L’avviso porta la scadenza del 30 novembre (alle 13), ossia due settimane prima del termine previsto per la fine del cantiere. Il bando, firmato dal dirigente Gaetano Silverii, mette nero su bianco una serie di criteri per la concessione degli stalli in via sperimentale per 2 anni, eventualmente prorogabile a 12 in caso di esito positivo, ad altrettanti ambulanti in possesso dell’iscrizione al registro imprese della Camera di commercio “per l’esercizio delle attività di vendita di prodotti artigianali su suolo pubblico”.
In cambio gli ambulanti si impegnano al pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico che, come nelle altre aree mercatali della città, ammonta a 8,44 euro al metro quadro più Iva al 22 per cento. I banchi, invece, saranno di due dimensioni: 75 posteggi più grandi (3 mq x 2 mq) e 25 più piccoli (2 x 2 mq) che resteranno aperti tutti i giorni dalle 8 alle 20 in inverno e dalle 8 alle 21 in estate. Nessun riferimento, tra le righe del bando, alla nazionalità degli ambulanti che andranno a presentare la domanda di concessione.
Gli unici requisiti, infatti, attengono ai Paesi di provenienza dei prodotti in vendita sugli scaffali e alla categoria merceologica “non alimentare” e “artigianale”. Parliamo, quindi, di articoli “unici, originali e di alta qualità” tra casalinghi, giocattoli, abbigliamento, borse, tessuti, oggettistica, mobili, arredamenti con design etnico di pregio, decoro artigianale e artigianato creativo, provenienti per il 60% da Paesi membri della cooperazione internazionale e territoriale oppure in possesso del marchio “Equo e solidale” o “Fairtrade” e per il 40% da altri Paesi. L’obiettivo, “nello spirito della cooperazione territoriale europea”, come si legge sul bando, è di istituire il mercatino etnico in via sperimentale «per il rafforzamento dell’efficacia della politica di coesione, per la promozione dello scambio di esperienze, mostrando particolare attenzione alle politiche d’integrazione e accoglienza contenute nei relativi programmi».
Sarà assegnato, infatti, un punteggio maggiore agli ambulanti che aderiscono a programmi o progetti di sviluppo promossi dalla cooperazione internazionale o territoriale, che presentano più prodotti in vendita con il marchio “Equo e solidale” o “Fairtrade” o che si distinguano per l'innovazione nell’organizzazione e nella promozione dei prodotti. E mentre il fronte del no al mercatino annuncia una riunione questa sera alle 20,30 all'interno della libreria Rusconi della stazione centrale, esultano invece i consiglieri comunali Daniela Santroni e Ivano Martelli di Sinistra italiana: «Nessuna insicurezza e nessuna illegalità», si legge in una nota firmata anche da Letizia D’Alberto, «ma regole chiare e certe per tutti».

